After Miss Julie - Teatro Franco Parenti (Milano)

Scritto da  Lunedì, 24 Dicembre 2018 

Dopo il successo della serie RAI “La Porta Rossa”, Gabriella Pession e Lino Guanciale sono i protagonisti della nuova produzione del Teatro Franco Parenti, prima messinscena in Italia di “After Miss Julie” di Patrick Marber, sceneggiatore già candidato all’Oscar 2005 per “Closer”.

 

AFTER MISS JULIE
di Patrick Marber
con Gabriella Pession, Lino Guanciale e Roberta Lidia De Stefano
regia Giampiero Solari
traduzione Marco Maria Casazza
scene Giorgio Morandi, Elisa Rolando e Marta Solari studenti del Triennio in Scenografia di NABA Nuova Accademia di Belle Arti con il coordinamento di Angelo Linzalata
costumi Nicoletta Ceccolini
luci Camilla Piccioni
musiche arrangiate ed eseguite da Woody Gipsy Band e Giuseppe Bonifacio
regista collaboratore Vittorio Borsari
direttore di scena Daniele Mengarelli
macchinista Diego Di Maio
elettricista Oscar Frosio
fonico Giovanni Grasso
sarta Francesca Simoni
amministratrice di compagnia Arianna Bertolo
scene costruite presso il laboratorio del Teatro Franco Parenti e FM Scenografia
costumi realizzati presso la sartoria del Teatro Franco Parenti diretta da Simona Dondoni

 

Lo spettacolo di Marber è una rielaborazione della tragedia in atto unico “La Signorina Giulia*” di Johann August Strindberg*, che, dopo essere stata trasmessa dalla BBC nel 1995, ha debuttato con Kelly Relly nel ruolo della protagonista alla Donmar Warehouse* nel 2003 e allo Young Vic* con Natalie Dormer nel 2012. “After Miss Julie” è ambientato in Inghilterra nell’estate del 1945, dopo la vittoria del partito laburista alle elezioni; è un periodo che ha portato grandi cambiamenti sociali, fondamentali per capire una tragedia che si fonda sui contrasti e le contrapposizioni tra le classi sociali e i sessi.

Nell’allestimento di Giampiero Solari, il primo italiano dell’opera, la storia è ambientata nella notte del 29 aprile 1945, dopo la liberazione dall’occupazione nazifascista, in una casa padronale fuori Milano. Il padrone, che è andato a festeggiare in città, ha dato il permesso al personale di servizio di intrattenersi in casa con canti e balli, cui si unisce Miss Julie, la figlia del padrone, che non ha seguito il padre, ma ha deciso di rimanere assieme alla servitù. Julie è una donna giovane e bella e si comporta in modo inappropriato con tutti, soprattutto con Gianni, l’autista e responsabile dei domestici della casa, che è il promesso sposo della cuoca Cristina. La signorina Julie non sembra curarsene e seduce Gianni, che, stravolto e vinto dalla persecuzione della giovane donna, le confessa di essere da sempre innamorato di lei. È però ovvio che i due non possono stare insieme, perché i loro legami sociali glielo impediscono, e al problema sembrano esserci due soluzioni possibili: fuggire in un luogo dove le convenzioni sociali non siano così opprimenti, oppure dimenticare l’accaduto. Quando Gianni e Julie vengono scoperti da Cristina, però, crolla tutto: la mattina del 30 aprile si apre così su un crudo e violento finale.

La scelta di modificare l’ambientazione della storia in modo che rifletta un periodo di cambiamento per la tradizione italiana è vincente, perché permette di non perdere la forza del contesto della trama, pur non snaturandolo, e le conferisce un fascino retro che è apprezzabile e d’effetto.

L’atmosfera della casa padronale è pienamente resa dalla fumosa cucina sotterranea che è stata ricreata nei laboratori del Teatro Franco Parenti per “After Miss Julie”. I tre attori in scena si muovono in uno spazio dai toni neutri, in cui la luce cambia al passare del tempo e a seconda della pesantezza della situazione. La musica suonata dietro le quinte contribuisce a rendere la profondità di un ambiente di cui percepiamo solo l’interno, contestualizzandolo ancora di più nell’ atmosfera della casa di campagna in festa. Le luci e i colori dei costumi catalizzano l’attenzione dello spettatore sulle scene e sulle sensazioni dei protagonisti, contribuendo anche a raccontarci qualcosa di più su di loro senza la necessità di proferire parola. Julie, con i suoi vestiti leggeri e attillati, è chiaramente la figlia del ceto dominante, che non ha bisogno di abbigliamento resistente al lavoro e può permettersi di scegliere colori sgargianti, perché può cambiare abito quando vuole. A lei si contrappongono Gianni e Cristina, che, invece, vestono in tonalità neutre e in tessuti spessi, robusti e un po’ ruvidi, propri della classe lavoratrice.

È un peccato che in questa scena così ben costruita e pregevole per il suo realismo la performance degli attori non spicchi. Le battute sembrano essere recitate scollegate l’una dall’altra e c’è poco movimento in scena, gli scoppi emotivi arrivano dal nulla e sembrano ancora una volta estranei a tutto il contesto. Manca soprattutto la tensione che anima ogni personaggio e che dovrebbe essere trasmessa al pubblico, che invece si deve accontentare di scambiare di tanto in tanto uno sguardo con Guanciale, che si volta verso il pubblico nei momenti che richiedono una risata partecipe.

Forse il problema di questo “After Miss Julie” è che almeno due degli attori in scena non hanno il loro personaggio nelle corde e non riescono a farlo proprio.

Note:
“La signorina Giulia”: tragedia in atto unico scritta da Strindberg nel 1888 e rappresentata l’anno successivo. Ambientata in una cittadina svedese di fine Ottocento, durante la festa di San Giovanni, racconta della seduzione della contessina Giulia nei confronti del giovane cameriere Jean. Il gioco finisce male, perché il giovane, che non vuole scontentare il conte, suo padrone, finisce per spingere Giulia al suicidio.
Johann August Strindberg: Stoccolma, 1849 - 1912. Drammaturgo, scrittore e poeta svedese. Con Ibsen rappresenta la tradizione letteraria scandinava.
Donmar Warehouse: Uno dei teatri londinesi più in auge, conta solo 251 posti. È stato aperto nel quartiere di Covent Garden nel 1977 negli spazi precedentemente dedicati a magazzino (appunto warehouse) per frutta e birra. Propone spettacoli nuovi e della tradizione letteraria inglese, rielaborati in chiave moderna.
Young Vic: Aperto nel 1946 come distaccamento del “vecchio” Victoria Theatre, è vicino alla South Bank, a Londra. Laurence Olivier è stato suo direttore artistico e ha avviato la sua mission: sviluppare spettacoli per il pubblico giovane, per avvicinarlo al teatro.

 

Teatro Franco Parenti (Sala Grande) - Via Pier Lombardo 14, 20135 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/59995206, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: martedì ore 20, mercoledì ore 19.45, giovedì ore 21, venerdì ore 20, sabato ore 20.30, domenica ore 16.15
Biglietti: prime file biglietto unico 38€ (+ prev.); secondo, terzo e quarto settore intero 30€ (+ prev.), ridotto Over65/under26 18€ (+ prev.), convenzioni* 21€ (+ prev.); quarto settore intero 20€ (+ prev.), ridotto Over65/under26 15€ (+ prev.), convenzioni* 18€ (+ prev.); le convenzioni sono valide per il II, III e IV settore e per tutti i giorni, esclusi venerdì e sabato

Articolo di: Valentina Basso
Grazie a: Francesco Malcangio e Mattia Nodari, Ufficio stampa Teatro Franco Parenti
Sul web: www.teatrofrancoparenti.it

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