Aeternitas - Teatro dei Conciatori (Roma)

Scritto da  Lunedì, 03 Aprile 2017 

Nel salutare gli studenti, durante la sua ultima lezione all'Università prima di andare in pensione, il professore Giovanni Marchisio si concede al ricordo della sua vita che lo porta nella sua città natale, Casale Monferrato in Piemonte, terra di buon vino e di fabbriche, sede della Eternit e luogo di tragedia dell’amianto, il serial killer silenzioso dal quale, purtroppo, non c’è via di scampo quando scatena uno dei tumori più devastanti, il mesotelioma della pleura. In un racconto insolitamente intimo, Giovanni Marchisio evoca tutti i fantasmi di questa drammatica vicenda che ancora oggi non ha fine. Scorrono, parallelamente al dramma di Casale, trent’anni di storia del nostro paese. La piccola cittadina diventa, suo malgrado, l’epicentro di una tragedia alla quale non vi è possibilità di rimedio e che va purtroppo ripetendosi anche oggi in modo simile, in altri luoghi in Italia e nel mondo.

 


AETERNITAS storia di amianto, un killer silenzioso
scritto e diretto da Pino Borselli
con Sebastiano Tringali e Roberta Mattei

 

Il Teatro-documento e il Teatro-narrazione sono stati ingiustamente confinati in un settore se non "minore" certamente in debito nei confronti delle opere considerate drammatiche. Al contrario di questa "vulgata" ritengo che il Teatro - vuoi "documento", "narrazione" o quant'altro - sempre teatro resti; e che a voler distinguere questi generi da altre forme sceniche considerate superiori si sbagli di grosso. Il Teatro insomma è di per se stesso luogo di una catarsi, di una presa di coscienza, di una riflessione attraverso la partecipazione emotiva ad un particolare evento, non importa se "vero" o "verosimile", se accaduto o che potrebbe accadere. Come recita una legge scientifica: tutto quello che può accadere, di sicuro accadrà. E forse, potrei aggiungere, è purtroppo già accaduto - come suggerisce la pièce di Borselli - con tutte le sue "drammatiche" conseguenze.

Il lavoro di Pino Borselli “Aeternitas, Storia di amianto, un killer silenzioso” si presenta dunque sotto l'ombrello del genere del Teatro-documento, ma tracima nella drammatica pura trascendendo dall'intento puramente informativo, didattico, di denuncia o documentario che dir si voglia; quella polvere che si sparge ovunque sulla scena ci coinvolge, ci avviluppa, ci responsabilizza mentre sta per ucciderci. L'amianto è ovunque, è entrato coi suoi corpuscoli nelle acque, nell'aria, nelle case, non solo intorno alla fabbrica di Eternit in cui si manifestano le prime e numerose morti per tumore alla pleura: l'inquinamento da amianto è ormai una condizione stabile, l'amianto è una presenza, anzi uno spettro che condiziona il presente e il futuro. Un vortice di polvere che avvelena l'aria che respiriamo. E' successo, continua a succedere e di sicuro continuerà a succedere: credo sia questo trait d'union tra passato-presente-futuro il nucleo che trasforma un elemento documentario in una "storia" narrata: dalla testimonianza insomma si passa alla narrazione drammaturgica.

Il professor Giovanni Marchisio, intrepretato da uno straordinario Sebastiano Tringali, si congeda prima di andare in pensione dai suoi studenti raccontando la sua vita: figlio di un operaio della fabbrica di Eternit di Casale Monferrato, si è potuto laureare grazie ai sacrifici del padre che presto si ammala per le polveri respirate nello stabilimento. Seguono altre vittime, molte anche non legate immediatamente alla fabbrica: la città è bianca di polvere d'amianto che si sparge fin sulle colline e poi oltre. Il racconto serve a denunciare il dramma di Casale e a rendere giustizia alle sue vittime. Vittime non solo tra la classe operaia visto che la morte di amianto è una sorta di livella interclassista: si sparge dovunque, colpisce dovunque come il peggior inquinamento.

L'amianto eterno, da qui il titolo che gioca sul tema eternit-aeternitas, si avvale della presenza coreografica di Roberta Mattei che personifica il male prodotto dall'uomo: per questo le sue sembianze antropomorfe si manifestano in una sorta di "danza macabra" e in un dialogo con la morte di stampo esistenziale sul genere di un Settimo sigillo bergmaniano. E' proprio su questo punto di incontro che il documento (rappresentato anche da una serie di filmati ben inseriti nel contesto drammatico) si trasforma in epos tragico in cui la realtà dell'inquinamento cede il passo al mito dell'uomo in lotta contro il Male, contro il Mostro del secolo.

La figura che Tringali dona con bravura al personaggio del professor Marchisio è a tratti allucinata, ricorda il sogno di Don Chisciotte ossessionato dai mulini a vento: solo che i mulini a vento del professor Giovanni Marchisio non sono chimere, ma le pale dei ventilatori della fabbrica dei veleni che sputano le loro mefitiche nubi nell'aria intorno allo stabilimento.

Nei contributi video compaiono anche Angiola Baggi e Dafne Cassetta, la prima nel ruolo della madre del piccolo Giovanni: piccoli ma importanti inserti che - come schegge di memoria storica e personale - contribuiscono ad umanizzare e a rendere realistico e credibile il gioco riuscito di una regia (dello stesso autore) che cala le sue carte in chiave più astratta ed onirica proprio in funzione di una trasposizione del "fatto" e della cronaca su un piano drammaturgico.

 

Teatro dei Conciatori - via dei Conciatori 5, 00154 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/45448982, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 18, lunedì riposo
Biglietti: intero €18.00 | ridotto €13.00 (+ tessera obbligatoria di 2 €)

Articolo di: Enrico Bernard
Grazie a: Maya Amenduni, Ufficio stampa Teatro dei Conciatori
Sul web: www.teatrodeiconciatori.it

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