Ad Occhi Chiusi - MAXXI, Museo nazionale delle arti del XXI secolo (Roma)

Scritto da  Venerdì, 25 Marzo 2016 

Si sono addirittura prolungate, a grande richiesta, le repliche di "Ad Occhi Chiusi", un particolare esperimento itinerante ispirato all’omonimo romanzo di Gianrico Carofiglio e portato a Roma, già dall’anno scorso, da Carlo Fineschi. Con la collaborazione del MAXXI, si fa di temi scomodi come la violenza e lo stalking un’esperienza spettatoriale diversa dal solito che immerge il pubblico nella storia senza metafore e filtri.

 

Produzione Associazione Culturale L’Albatro presenta
AD OCCHI CHIUSI
ideato e diretto da Carlo Fineschi
con Adelmo Togliani, Chiara Ricci, Sara Allegrucci, Matteo Bolognese, Edoardo Ciufoletti, Valeria Mafera, Matteo Milani, Camillo Ventola, Rosalba Battaglia, Chiara Della Rossa, Carlo Petruccetti, Alice Iacono e Salvatore Costa

 

Solo 36 spettatori, divisi in tre gruppi, perché tre sono i personaggi principali di questa storia: Martina Fumai, il compagno Gianluca Scianatico e l’avvocato Guido Guerrieri. Una ragazza comune, con un burrascoso passato psicologico, il compagno accusato di violenze su di lei e l’avvocato che decide di costituirsi parte civile della Fumai, pur se questo significa inimicarsi il potente magistrato Scianatico, padre dell’accusato. Ogni gruppo viene assegnato a un solo personaggio, con relativo cartellino di riferimento che ci fa diventare “il pubblico di…”. Martina, nel nostro caso, sarà i nostri occhi, il solo punto di vista che conosceremo a 360 gradi. Viene spontaneo parlare di prospettive totali, in questo caso, perché quella che ci viene offerta non è una visione frontale, onnisciente e democratica, ma una presa di posizione precisa, a prescindere dal nostro arbitrio, che limita il nostro sguardo ad un solo mondo, ad una sola prospettiva, totale sì, ma unica.

Un appuntamento a ristorante, con indirizzo e orario ben precisi, è già anomalo anche per gli addetti al mestiere, ancor di più lo diventa se la nostra guida silenziosa ci accompagna a casa della protagonista dove, spostandoci da un divano ad una sedia, diventiamo pian piano parte dell’arredamento, presenze invisibili e impotenti della vita di qualcun altro. A differenza delle esperienze di teatro immersivo (ad esempio "Augenblick, l’istante del possibile", recentemente andato in scena al Teatro Studio Uno), qui non siamo libere anime vaganti in cerca della nostra verità; vediamo, sentiamo, ma non possiamo scegliere cosa, né chi. È proprio la costrizione emotiva, e anche fisica nel caso di ambienti ristretti, però, che ci porta ad empatizzare drammaticamente con il nostro personaggio, del quale percepiamo quasi la temperatura corporea e il pensiero non detto.

Un amore violento, ossimoro di se stesso, non viene messo in scena, ma accade davanti ai nostri occhi. Esistono, sono vivi la paura, l’angoscia, il dolore fisico e quello psicologico di Martina che diventano anche i nostri. I continui spostamenti sono danno e salvezza per l’emozione che viene spezzata al culmine del suo crescendo. Ma dentro le auto che ci portano a rilasciare una denuncia per violenze stiamo ancora zitti, siamo ancora dentro questo dramma senza palco. Gli autisti sono agenti, comparse nella vita di Martina, ponti che ci trasportano da un punto all’altro della sua storia.

Ogni tanto, quasi per caso, incontriamo gli altri personaggi, e gli altri spettatori, mimetizzati anch’essi nel dramma. È una macchina infernale e perfettamente oliata questa drammaturgia che, più che un copione, sembra una catena di montaggio in cui gli scambi di luogo e di tempo sono calcolati al millesimo. Solo l’aula di tribunale ci farà ritrovare tutti e 36 insieme, per tre volte, ad assistere, ognuno dalla sua “parte”, a una scena che le cronache dei nostri giornali raccontano ogni giorno. Martina Fumai dichiara di aver subito delle violenze, ma ha sofferto di un crollo nervoso, quindi quanto può essere credibile la sua testimonianza? Gianluca Scianatico è un medico, un professionista di riguardo, figlio di un magistrato, come può aver fatto certe cose? Il coraggio dell’avvocato Guerrieri verrà ripagato o dovrà prostrarsi ai più potenti?

A poco vale raccontare come “va a finire”, perché ciò che veramente conta di questa messa in scena, oltre alla sua vocazione cronachistica e di sensibilizzazione nei confronti di un tema socialmente visto “ad occhi chiusi”, è l’originalità di un’idea che porta l’attualità al di fuori del teatro e della pagina di giornale. L’assoluta verità di tutto quello che accade è un’esperienza impagabile, anche e soprattutto per gli spettatori non habitué del teatro, un viaggio fisico e mentale che va ben oltre il documentario e il cinema in 3d.

Un plauso d’onore va all’ingegno di Carlo Fineschi e, fra gli altri, all’interpretazione vera e fortissima di Adelmo Togliani e Chiara Ricci. Andate a vivere quest’ esperienza, ne uscirete più vivi di prima, anche se minati nella consapevolezza che il vostro punto di vista sia sempre quello “giusto”.

 

MAXXI, Museo nazionale delle arti del XXI secolo - via Guido Reni 4 A, Roma
Il numero degli spettatori non potrà essere superiore a 36 a replica (12 per ogni gruppo).
Prenotazione obbligatoria tramite sms al 392 847 02 75 o scrivendo a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. .
Solo a prenotazione effettuata si verrà conoscenza del luogo di inizio dello spettacolo e di quale punto di vista dei protagonisti si seguirà.
Per lo spostamento da un luogo all’altro, gli spettatori si muoveranno in macchina con gli attori

Articolo di: Lou Andrea Dell'Utri Vizzini
Sul web: www.fondazionemaxxi.it

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