Abbiamo tempo - Teatro Out Off (Milano)

Scritto da  Mercoledì, 06 Gennaio 2016 

Il teatro è pieno di giovani e meno giovani, tutti uniti in attesa di questa performance a data unica per Milano, lunedì 14 dicembre, dal titolo intrigante, "Abbiamo tempo". L’ideatore, attore, cantante, musicista e drammaturgo Giulio Casale propone uno show di prosa cantata all’Out Off, teatro piccolo ma bello e molto amato, in zona decentrata nord-ovest. E quando si fa buio e lui entra in scena, accogliendo i primi entusiastici applausi, inizia con un monologo che spiega perché ha scelto l’Out Off, a Milano. “Out Off”, sillaba con la sua voce profonda e avvolgente, “Fuori… Spento… Out… Off” e sembra che per la prima volta la traduzione letterale abbia assunto un significato nuovo, imprevedibile, inquietante e assoluto. “Fuori o spenti. Noi. Noi chi?”. Non sarà tutto un delirio, anzi: Giulio Casale è un amante delle parole chiare, significanti, comprensibili anche se talvolta giocosamente ci scherza.Ombre silenti… no, silenti no! Noi siamo come PPP - non si può dire Pasolini - noi ci sentiamo creature immortali…”.

 

Giulio Casale presenta
ABBIAMO TEMPO
prosa cantata

Casale è un uomo che ha fatto tante cose e continua a voler cambiare, provare, sperimentare, sfidare e affrontare. Ha un fisico asciutto, lunghi capelli molto biondi e, dopo aver fatto parte di una squadra di basket, la Benetton di Treviso, dove è nato nel 1971, da ragazzo ha studiato filosofia teoretica all’università di Venezia. Non prosegue però lungo questo percorso perché fonda un gruppo con tre amici appena impara a suonare la chitarra, talento che coniugherà con quello già consolidato nello scrivere testi poetici; il gruppo, gli Estra, raggiunge rapidamente la notorietà. Giulio Casale quindi pubblica dischi, collabora con Vinicio Capossela, Massimo Bubola, scrive per Sergio Cammariere, partecipa a festival e manifestazioni varie, finché essere un poeta rock, come era noto, non gli basta più. Scrive e pubblica poesie che hanno successo, esegue letture davanti a spettatori e inizia col teatro-spettacolo, o teatro-canzone, scrive altri libri. La passione per chi ha vissuto prima di lui tali intricati labirinti, come Giorgio Gaber, Tenco o Fabrizio De André, fa sì che passi molto tempo ad analizzare e studiare le opere di altri cantautori e poeti celebri fino a immedesimarsi e interpretare spettacoli che gli fanno vincere premi importanti.

Si presenta in scena con personaggi suggestivi ma anche criticabili, come Mario Capanna per uno spettacolo sul ’68 che usa come occasione per celebrare Jacques Brel, Fabrizio De André, Luigi Tenco e Boris Vian ma si mostra pure col giornalista Andrea Scanzi col quale anni dopo scrive a quattro mani lo spettacolo ‘Le cattive strade’ in cui personalizza il repertorio di Faber e racconta un Fabrizio meno noto, più umano. Nel 2014 torna a girare col vecchio gruppo degli Estra, proprio a 10 anni dall’ultimo concerto e lo scorso agosto chiude il tour nella sua città natale, Treviso. “Noi prendiamo parole che danzano, che volano… noi facciamo teatro di parola, di ricerca… noi facciamo teatro civile” racconta ancora. Gli piace ricordare persone del secolo scorso come certi padri, severi, perbene, moralisti ma distanti dai figli, così diversi e forse più affidabili dei padri d’oggi, tanto Peter Pan, vestiti come adolescenti, convinti di essere come ragazzi, amici dei figli. Lui li ascolta quando aspetta suo figlio fuori da scuola, piccoli momenti di realtà. “Noi siamo memoria, non dobbiamo AVERE memoria ma ESSERLA. Non dobbiamo avere speranza ma essere speranza. E finalmente il teatro è inondato da una musica che riempie lo spazio intero e Giulio canta una vecchia canzone del secolo scorso creata dalla struggente musica di Fiorenzo Carpi e dai testi del grande poeta Franco Fortini, ‘Quella cosa in Lombardia’, che fu cantata forse per prima da Gabriella Ferri e poi portata alla notorietà da Enzo Jannacci.

Ha così inizio lo spettacolo che ci farà sentire nuove canzoni scritte dallo stesso Casale, come “La grande illusione… la grande mistificazione, l’inferno è questo qui, la grande illusione”. Casale utilizza parole proprie o altrui con la medesima disinvoltura, in fondo è tutta sua la drammaturgia, è lui l’autore e l’interprete, l’unico protagonista, può fare come vuole, anche sedersi su una panchina di legno, unico addobbo del palcoscenico, e dire “Io ero seduto dalla parte del torto, perché ogni altro posto era occupato”. Cita Bergonzoni, un verso di Faber, siamo nuovamente inondati dalla musica e lui canta, talvolta accompagnandosi alla chitarra con effetti elettrizzanti direi sul pubblico femminile e su chiunque ami i musicisti intimisti e dal piglio ribelle. Ma non fatica a entrare nel personaggio, lo è di suo e si diverte così. È bravo, molto. “Apritemi donne… a cosa è ridotto il maschio osceno d’oggi” canta con slancio e sguardo intenso. “Vorrei leggervi Ginsberg” afferma nuovamente seduto e sceglie di usare un brano originale, legge in inglese e dice che chiunque può capire, anche senza sapere altre lingue. Basta sentire.

Letters to America’ in affetti è un poema famoso, poi canta una bellissima versione ironica di ‘Viva l’Italia’ e ci ricorda Hemingway, che si è sparato una fucilata in bocca nel 1961, 11 anni dopo che Cesare Pavese fece una cosa simile nel 1950; il pensiero vola quindi a Luigi Tenco, scomparso nel 1967, e questa è l’occasione per cantare un brano di Fabrizio De André scritto apposta per lui, ‘Preghiera in gennaio’, “…che stasera io dedico a tutti” intendendo che la vita deve essere più forte delle sconfitte. Sono davvero belle le sue parole: “Se solo prestassimo ascolto ai poeti sarebbe già in fiore questo deserto” e ricorda Baudelaire, ricorda che abbiamo tempo. “Abbiamo tempo, per gioire e per creare, per dirla, una parola… abbiamo tempo ma è il tempo che ci consuma. La vita sarebbe un’intera idea di coraggio, serve divertirsi con l’amore!” e infine ringrazia tutti, chi lo ha aiutato nel lavoro e nello spettacolo al Teatro Out Off, nonché ovviamente il pubblico che lo segue con calore; chiude infine con una canzone d’amore assoluto che si chiama ‘La mia realtà’. Tantissimi applausi e oltre due ore trascorse in assoluta, profonda leggerezza.

 

Teatro Out Off - via Mac Mahon 16, 20155 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/34532140, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: lunedì 14 dicembre ore 21
Biglietti: 15 euro

Articolo di: Daniela Cohen
Grazie a: Ufficio stampa Ippolita Aprile
Sul web: www.teatrooutoff.it

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