A Sciuquè - Teatro al Gasometro (Roma)

Scritto da  Lunedì, 26 Settembre 2016 

Chiude la rassegna teatrale estiva, vivace e indipendente, svoltasi alle pendici del Gasometro, l’ultimo lavoro scritto e diretto da Ivano Picciallo, da lui stesso interpretato con Adelaide Di Bitonto, Giuseppe Innocente, Igor Petrotto e Francesco Zaccaro. In “A Sciuquè” il gioco diviene leitmotiv di un viaggio emotivo vibrante, che prende le mosse dalla leggerezza dell’infanzia con i suoi passatempi chiassosi e scanzonati, attraversa con nostalgica malinconia gli anni dell’adolescenza e della scoperta dei primi amori, approda infine ad un maturità aspra e sofferta, offuscata dal fantasma di un gioco tramutatosi nell’oscura dipendenza dagli abbaglianti colori delle slot machine.

 

Compagnia Malmand e Compagnia I Nuovi Scalzi presentano
A SCIUQUÈ (a giocare)
con Adelaide Di Bitonto, Giuseppe Innocente, Igor Petrotto, Ivano Picciallo, Francesco Zaccaro
regia Ivano Picciallo
aiuto regia Ludovica Bei
scene e costumi Lorena Curti
disegno luci Fabio Durastante

 

Una Puglia sanguigna e viscerale, terra d’origine dell’artefice di questo lavoro drammaturgico, dipinge lo sfondo della narrazione intima ed avvolgente di “A Sciuquè”. Colori, profumi, sapori, voci di un dialetto che sa di radici, si intrecciano a restituire vivide istantanee di una mediterraneità che non accenna a svanire, corredo cromosomico a cui dovremmo aggrapparci pervicacemente per evitare pericolosi deragliamenti.

Conosciamo dapprima i nostri cinque protagonisti da bambini, quando ogni pomeriggio immancabilmente si ritrovano al parchetto sotto casa per interminabili e fantasiosi giochi, con tutta l’irriverenza complice e l’allegra spensieratezza di una sorta di rito collettivo che li traghetterà verso l’età adulta; l’ingenua scoperta della sessualità, la voglia spontanea di stare assieme tra i panni colorati stesi al vento e le mamme che li richiamano all’ordine con sonore urla innalzate dai balconi.

Ecco però improvvisamente cominciare a sbocciare l’adolescenza, con tutti gli annessi turbamenti amorosi e il fragore della realtà che sempre più sovrasta gli strepitii degli entusiasmi fanciulleschi. Tra una festa e una serata in discoteca, lo sguardo incontra quello di una ragazza che da amica di sempre si trasforma in centro di gravità di pensieri, desideri, sogni. Il protagonista Nicola riuscirà effettivamente a sposarla la sua Lucia, con tanto di festosa cerimonia secondo quanto prescritto dalla tradizione: il ritmo trascinante della tarantella ed il corteo infinito di parenti entusiasti con le immancabili (e si spera feconde!) bustarelle-regalo costituiranno il viatico per una nuova vita assieme, un percorso di condivisione ricco di lavoro, salute, denaro e serenità familiare.

Non sempre però il destino risponde alle aspettative. La complicità tra marito e moglie si dissolverà al vento, dopo essersi sgretolata sotto un macigno di bugie, e l’amore sarà sepolto da disillusione, sconforto e solitudine. Nicola è caduto vittima dell’orrido demone del gioco, irretito dal miraggio colorato dei frutti luccicanti di una slot machine; conseguenza inevitabile di questa spirale diretta verso l’abisso, finisce per di più tra le maglie di efferati strozzini, pronti a barattare il loro compenso con minacce e violenza.

La prorompente gioia di vivere e l’entusiasmo genuino dei primi momenti scolorano rapidamente, nella drammaturgia impulsiva e toccante di Ivano Picciallo, in un’oscurità ottundente e grave. Una virata tracciata con un’accelerazione forse eccessiva, verso una tematica di stringente attualità che viene affrontata con intelligenza, rifuggendo affondi cronachistici e puntando piuttosto l’obiettivo sulle sensazioni sperimentate dai protagonisti.

Allo spettatore rimarrà soprattutto nel cuore la delicatezza infantile dei pomeriggi di gioco e di scoperta della vita, ritratti con l’intensità di chi ancora ne assapora il ricordo nitidamente sulla pelle; un affresco gustosamente dipinto dalla regia dello stesso Picciallo, impreziosita dalla semplicità delle scene e dei costumi di Lorena Curti e dall’accurato disegno luci di Fabio Durastante. Ben calibrate le interpretazioni del quintetto in scena, con la vitalità vigorosa ed emozionante di Igor Petrotto e la sensibilità di Adelaide Di Bitonto che in particolare si ritagliano uno squarcio di luce, sotto il sole mediterraneo di questa originale pièce.

 

Teatro al Gasometro - Via del Porto Fluviale (altezza Ponte dell’Industria)/ Lungotevere Vittorio Gassman (ingresso Ponte della Scienza)
Per informazioni: telefono 335/8791132
Orario spettacolo: sabato 17 settembre ore 21
Biglietto: posto unico euro 10

Articolo di: Andrea Cova
Grazie a: Marialuisa Giordano e Monica Menna, Ufficio Stampa leStaffette
Sul web: www.gasometro.it

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