A porte chiuse - Teatro Stanze Segrete (Roma)

Scritto da  Chiara Bencivenga / Enrico Bernard Lunedì, 19 Dicembre 2016 

In scena fino al 22 dicembre, al Teatro Stanze Segrete di Roma, il capolavoro di Jean-Paul Sartre, “A porte chiuse”, nella visione del regista e interprete Ennio Coltorti: un asfissiante girone di dannati, un lacerante ed eterno confronto tra anime destinate ad essere l’una il carnefice dell’altra.

 

Chai Teatro presenta
A PORTE CHIUSE
di Jean - Paul Sartre
con Ennio Coltorti, Anna Clemente Silvera, Adriana Ortolani
e con Gianfranco Salemi
adattamento e regia Ennio Coltorti
costumi Rita Forzano
scene Ennio Coltorti
luci Iuraj Saleri
foto Tommaso Le Pera
aiuto regia Matteo Fasanella
realizzazione scenografica Lorenzo Zapelloni

 

L’inferno sono gli altri. È questo il concetto chiave espresso da Sartre in questa pièce del 1944, che rinchiude in una stanza senza finestre un uomo e due donne: tre diverse provenienze e classi sociali, nulla in comune se non la morte violenta, il tormento dei loro fantasmi interiori e l’eternità per affrontarli.

Il piccolo spazio scenico diventa ancora più stretto grazie alla struttura che lo incornicia creando una forte sensazione di claustrofobia. Anche la regia sottolinea continuamente questo aspetto, facendo muovere, a volte forzatamente, gli attori nello spazio, alla ricerca di una via d’uscita che non c’è: il velatino bianco che divide la scena dalla platea è l’elemento sostanziale che rafforza il carattere asfissiante dell’opera.

L’ambientazione rispetta quella del testo originale, l’atmosfera elegante di un’epoca passata, un salotto completamente bianco, con una porta che serve a introdurre dei personaggi che non potranno - o non vorranno - più uscirne. Una luce lattea, accecante, una sedia per ogni anima dannata, un tagliacarte che difficilmente potrebbe uccidere chi è morto già.

Nessuno specchio che renda concreta la propria presenza o dia evasione dal supplizio: il confronto avviene solo con gli altri, con quei compagni predisposti da un invisibile e inspiegabile potere superiore. Ognuno è destinato a essere il carnefice dell’altro, quello specchio che pone continuamente davanti ai propri rimorsi, in una continua fuga senza espiazione.

Lo stile della recitazione è in linea con l’atmosfera sofisticata; naturale e morbida l’interpretazione di Ennio Coltorti nel crescendo emozionale del personaggio. Le due donne fanno inevitabilmente da contorno, non per esigenze di regia o di testo, che, al contrario, mette tutti e tre i personaggi esattamente sullo stesso piano, in un’evoluzione completa che lascia pian piano scoprire il loro drammatico e aberrante vissuto.

Ciò che fa la differenza, solo a tratti più evidente, è la padronanza della scena, la precisa aderenza a un personaggio perfettamente calzante. Le figure femminili sono fisicamente adatte ai ruoli, dalla bellezza delicata di Adriana Ortolani al fascino spigoloso di Anna Clemente Silvera, ma non sempre sembrano ricalcare il percorso emotivo del proprio personaggio. Sembra, anzi, di intuire uno spaesamento all’interno dello spazio scenico: spesso Coltorti costruisce dei fermoimmagine quasi impercettibili, delle posizioni statiche che assumono i tre personaggi in una sorta di composizione pittorica. L’interessante intuizione, però, si risolve, a volte, in una sospensione forzata e distraente.

Estremamente convincente, seppur breve, il piccolo ruolo affidato a Gianfranco Salemi, il traghettatore di anime, l’inquietante figura che guiderà i personaggi all’interno della stanza, introducendoli nella loro nuova condizione, in un inaspettato al di là.

Chiara Bencivenga

 

Il capolavoro teatrale di Sartre è del 1944 e rappresenta uno stadio intermedio dell'evoluzione del pensiero del filosofo. Paragonando l'assunto di A porte chiuse - ovvero che l'inferno è rappresentato dagli altri come recita testualmente una delle battute finali - con la successiva posizione espressa nel 1946 (mi riferisco alla conferenza L'esistenzialismo è un umanesimo) e nel 1947 nella famosa Lettera sull'Umanismo conosciuta come risposta all'esistenzialismo di Heidegger, non si può non scorgere fin dai titoli una prospettiva nuova e diversa dall'impostazione teorica dell'opera drammatica. In cui sono ancora vive e presenti le angosce e il pessimismo di un mondo avvolto dalle fiamme della guerra, mentre nel successivo passaggio si evidenzia l'operazione d'innesto di alcuni principi del marxismo in chiave umanistica nella filosofia dell'esistenza che Heidegger, in contrapposizione al marxismo, fondava sul tema dell'isolamento e dell'Essere-per-la-Morte. L'Essere per la morte di Heidegger viene insomma, cerco di dirlo in due parole, ricondotto da Sartre negli interventi del '46-'47 su una base comune agli uomini: è una condizione che tocca al genere umano e che come "genere" umano, non some singolo o come individuo isolato dalla comunità, va vissuta e risolta.

Credo allora che la lettura "filosofica" che Coltorti propone sia pertinente ma condizionata ad una collocazione di qualche anno in avanti del pensiero sartriano che, al tempo di A porte chiuse, a mio avviso non esprimeva ancora la possibilità di un "ritrovarsi" insieme degli esseri umani, cioé come scrive Coltorti: "Sartre è un umanista: per lui lo scopo di ogni punizione non può che essere la liberazione dall’errore. Con Huis clos sembra indicarci la necessità dello stare insieme, cioè crescere insieme, condividere, sostenersi, aiutarsi, uscire insomma dall’inferno della solitudine."

Le porte dell'inferno di Sartre invece sono effettivamente e definitivamente chiuse, anzi sbarrate, almeno in questo stadio del suo pensiero: e lo resteranno "per sempre" come recita una delle ultime battute del testo. Forse più che guardare ad opere future riconducibili a questo grande testo, andrebbe lanciato uno sguardo al passato, per esempio alla novella pirandelliana All'uscita oppure ai Sei personaggi in cerca d'autore in cui Pirandello anticipa molti temi dell'esistenzialismo sartriano riprendendoli peraltro a sua volta dal "discendere al cupo" di petrarchesca memoria (mi riferisco al dialogo di Petrarca Il Secretum - chi è interessato consulti un mio saggio al link https://www.academia.edu/14779844/Heidegger_e_Petrarca_un_confronto_testuale)

L'introduzione lascia ad ogni buon conto intendere che stiamo parlando di uno spettacolo che suscita grande interesse e partecipazione intellettuale. Si tratta di un testo consacrato e studiato che pure continua a trasmettere impulsi ben oltre la sua classicità letteraria, rimanendo "attuale", scottante e conturbante nella sua problematicità: gli "altri" i nostri simili con cui siamo costretti a convivere e a condividere persino l'Averno rappresentano il nostro inferno e relativa punizione oppure il mezzo per sfuggire alle fiamme dell'eterna dannazione?

Il discorso è aperto come le porte di Sartre restano chiuse nello spazio delle Stanze Segrete in cui Coltorti realizza un significativo capolavoro di scenotecnica dando l'illusione del grande palcoscenico: questione di prospettive e di corrispondenza della piecé alla location: tutto si svolge in una stanza piccola, chiusa, claustrofobica ovviamente, in cui sono affastellate tre anime costrette ad un pena terribile: convivere per sempre arrovellandosi sul significato delle rispettive esistenze.

Un velatino posto a quarta parete crea un effetto di straniamento, proiettando la visione di un aldilà come se appunto il pubblico stesse sbirciando dal buco della serratura dell'eternità: i perfetti movimenti dei quattro personaggi, le tre anime in pena interpretate con precisione ed efficacia da Ennio Coltorti, Anna Clemente Silvera, Adriana Ortolani, davanti agli sbarrati del metafisico Caronte di Gianfranco Salemi, creano le condizioni minime ma ottimali del grande teatro, al di là dello spazio scenico a disposizione.

Enrico Bernard

 

Teatro Stanze Segrete - via della Penitenza 3, Roma (zona Trastevere)
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/6872690 - 388/9246033, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Botteghino: dalle 18.30 alle 21.00 (prenotazione consigliata)
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 19
Biglietti: intero 17 euro, ridotto 12 euro, studenti 10 euro (tessera associativa semestrale 3 euro)

Articolo di: Chiara Bencivenga e Enrico Bernard
Grazie a: Ufficio stampa Alma Daddario & Nicoletta Chiorri
Sul web: www.stanzesegrete.it

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