A cosa servono i poeti - Teatro Valle Occupato (Roma)

Scritto da  Alice Palombarani Lunedì, 29 Ottobre 2012 
Giuseppe Bertolucci

Il 26 ottobre al Teatro Valle Occupato si è tenuta una serata intitolata A cosa servono i poeti in memoria di Giuseppe Bertolucci. Grazie al contributo di numerosi personaggi del mondo teatrale, tra cui Fabrizio Gifuni, Sonia Bergamasco, Ennio Fantastichini e Marina Confalone, e all’intervento anche musicale di Nicola Piovani, sono stati ricostruiti il pensiero e l’attività del regista e sceneggiatore. Sono stati ricordati in particolare alcuni suoi film, come Berlinguer ti voglio bene, I cammelli e Pasolini prossimo nostro.

 

A COSA SERVONO I POETI
Il Teatro Valle Occupato per Giuseppe Bertolucci

“Raccionepeccui”, di Giuseppe Bertolucci e Marina Confalone, con Marina Confalone
Interventi e letture di Fabrizio Gifuni, Lidia Ravera, Sonia Bergamasco, Luisa Grosso, Ennio Fantastichini e Nicola Piovani
“Incursioni musicali” a cura di Luca Pincini

La serata è aperta da Marina Confalone con il monologo Raccionepeccui, commuovendo violentemente la sala e fornendo l’incipit perfetto all’excursus nell’universo artistico del maestro recentemente scomparso. La figura di un’insegnante spaesata e tentennante prende  posto al centro del palco ed inizia a raccontare la propria vita, dalle violenze infantili subite in una scuola di suore, al grande amore con un omosessuale e pedofilo e alla loro intesa perversa, gli omicidi, i ricatti, la gravidanza e la volontaria reclusione in un manicomio. Il personaggio a cui la Confalone dà vita compie una metamorfosi, o meglio gli spettatori sono indotti a guardarla con occhi diversi parola dopo parola: durante i primi minuti di monologo ciò che colpisce lo spettatore è soprattutto lo stato psicologico della donna, l’emarginazione e la miseria, cosa dice e come lo dice, i gesti, il tic che la porta a raschiarsi continuamente la gola, il vestito sporco e la lurida giacca di pelle; il modo di parlare un dialetto che non esiste ma che potrebbe essere meridionale, gli strafalcioni linguistici che inducono al riso. Comunque la povera maestra è un essere, per quanto degradato, umano. Tuttavia ben presto il comico si spegne ed emerge il tragico, la donna inizia a narrare le atrocità compiute assieme al marito, cosicché all’umano subentra il bestiale.
Raccionepeccui fu portato da Marina Confalone nelle piazze meridionali in un tour non convenzionale e, date le tematiche, non la sorprese lo scatenarsi di piccole sommosse; Bertolucci avrebbe voluto subito sviluppare il soggetto in un film, ma fu ostacolato dalla censura che tagliò a più riprese anche il monologo. Raccionepeccui esemplifica l’amore di Bertolucci verso la forma del monologo, e ancor di più la sua propensione alla meditazione teorica che trova luce nella domanda: il monologo è teatro in forma embrionale oppure il suo ultimo anelito?
La commemorazione del Bertolucci regista prosegue con la proiezione di un video in cui Roberto Benigni racconta del loro incontro nel 1975 e del monologo Cioni Mario di Gaspare fu Giulia. I due idearono il programma televisivo Onda Libera (titolo originale: Televacca), in cui compariva anche il personaggio di Cioni Mario che avrebbe debuttato al cinema nel film diretto e sceneggiato da Bertolucci Berlinguer ti voglio bene.
Sul palco si susseguono le performance di Fabrizio Gifuni e di Nicola Piovani che commuove la sala con un pezzo, adattato per pianoforte, che sarebbe stato usato come colonna sonora in un film del regista, e spiega il ruolo dei vari strumenti musicali nel cinema e i differenti feedback di clarinetto e piano nelle colonne sonore.
È dunque la volta di Sonia Bergamasco, e di un aneddoto circa il suo primo incontro con il regista: abitando nello stesso quartiere, i due si incontrarono per la prima volta per caso in una farmacia, tuttavia senza riconoscersi, e nel tornare a casa commentarono l’uno “Sarebbe perfetta per lo spettacolo che ho in mente, ma sicuramente non fa l’attrice” e l’altra “Prima un tizio mi fissava con insistenza”. Fortunatamente l’occasione di conoscersi si ripresentò e dal loro successivo colloquio nacque il film L’amore probabilmente (2001) e, più recentemente, Anna Karenina: prove aperte di infelicità (2012), monologo in cui l’attrice impersona la protagonista del romanzo di Tolstoj che, in cerca del suo autore, si insedia nella mente dello scrittore.
Infine è la volta di Ennio Fantastichini che introduce uno dei temi che più ossessionava Bertolucci nei suoi ultimi anni, la riproducibilità, intesa come capacità di riprodurre infinite volte la realtà, nella medesima maniera, paradigma del consumismo; sviluppando anche il tema del teatro e dell’arte in generale come rappresentazione della vita, interrogandosi sul cinema come specchio della realtà, sulla manipolazione corrotta del materiale artistico e sul rapporto tra responsabilità del regista e creazione seriale dei desideri attraverso i film, sull’immedesimazione emotiva dello spettatore.
Ricordandoci che vi fu un tempo in cui della realtà si amava la rappresentazione, e un tempo in cui, lo sappiamo bene tutti, della rappresentazione si ama la realtà.

 

Teatro Valle – via del Teatro Valle 21, 00186 Roma
Orario spettacoli: venerdì 26 ottobre 2012, ore 20.30

 

Articolo di: Alice Palombarani
Grazie a: Ufficio stampa Teatro Valle Occupato
Sul web:
www.teatrovalleoccupato.it

 

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