Dal 25 agosto al 5 settembre. Dopo il successo della scorsa stagione, torna sul palco del Globe Theatre “La bisbetica domata”, una commedia sull’illusione e sulla manipolazione mentale, sul confine tra vita e teatro, per la regia di Marco Carniti e la traduzione di Masolino D’Amico.
Produzione Politeama srl presenta LA BISBETICA DOMATA Di William Shakespeare Regia di Marco Carniti Traduzione di Masolino D’Amico Scenografia Marco Carniti, Nicolas Hunerwadel Scenografo Realizzatore Francesco Scandale Costumi Maria Filippi Luci Paolo Ferrari in collaborazione con Umile Vainieri Musiche David Barittoni e Giacomo De Caterinis Assistente alla regia Adamo Lorenzetti Assistente ai costumi Marco Calandra 
Interpreti (in ordine alfabetico) Grumio - Gianni Cannavacciuolo Biondello, Filippo (servitore casa Petruccio) - Tommaso Cardarelli Tranio - Patrizio Cigliano Caterina - Sandra Collodel Lucenzio - Enzo Curcurù Sarto, prete - Massimo Di Michele Petruccio - Maurizio Donadoni Sly, Vincenzo (vecchio gentiluomo di Pisa) - Nicola D'Eramo Bianca - Melania Giglio Battista - Libero Sansavino Ortesio, Curzio (servitore casa Petruccio) - Gigi Palla Vedova - Loredana Piedimonte Nataniele (servitore casa Petruccio) - Raffaele Proietti Gremio - Massimiliano Sbarsi Innovativa e quanto mai contemporanea l’interpretazione data da Marco Carniti della commedia shakespeariana “La bisbetica domata”, in scena dal 25 agosto al 5 settembre al Globe Theatre di Villa Borghese.
Sin dall’incipit che fa da cornice alla storia, vengono portati sul palco i temi dominanti della rappresentazione: tra la platea si fa spazio un barbone, Sly, ubriaco e malconcio, che ascolta alla radio il discorso di Gheddafi sulle donne e che, investito dal ricco signore proprietario del palco, verrà raggirato e convinto di essere un uomo benestante per il quale sta per essere messa in scena una rappresentazione teatrale. Ma i rimandi all’attualità e le trovate originali ci faranno compagnia per tutta la serata, prima tra tutte la scenografia insolita e d’effetto, che, costituita essenzialmente da corde per allenamento, evoca l’ambiente di una palestra, in cui con veri attrezzi da ginnastica gli attori “combattono” la loro vita, interpretando diversi ruoli e riflettendo la continua metamorfosi della psiche umana. Grande merito dunque al regista che cura ogni aspetto della rappresentazione, costruendo metafore e rimandi ironici e divertenti ma mai banali, lavorando sui dettagli, dagli oggetti di scena ai vestiti (la tuta mimetica militare non è che un rimando alla trasformazione e mimesi dei personaggi), dalle luci alla scelta musicale.  Ma ottima anche la performance degli attori, che riempiono il palco con la loro interpretazione, spesso plurima, mettendo in scena le varie sfaccettature dei personaggi shakespeariani in continua evoluzione. Tra tutti risalta l’interpretazione del protagonista maschile, Petruccio, alias Maurizio Donadoni, che, con la propria voce stentorea, domina la scena, calandosi nei panni del personaggio con una naturalità disarmante e catturando, così, le simpatie degli spettatori. Una riflessione sull’amore e sul gioco di ruolo che si instaura tra gli amanti, sul labile confine che c’è tra la libertà e l’abnegazione, tra il domato ed il domatore. Articolo di: Serena Lena Fotografie di: Mauro Fagiani (www.maurofagiani.it) Grazie a: Giusi Alessio, Ufficio Stampa Zètema Progetto Cultura Sul web: www.globetheatreroma.com |