Il secondo capitolo del percorso cinematografico intenso, visionario e poetico intrapreso dall’inarrestabile e geniale regista romano Domiziano Cristopharo viene presentato in anteprima nazionale nell’ambito della rassegna L’Isola del Cinema, tradizionale appuntamento che ormai da sedici anni propone al pubblico capitolino le pellicole più interessanti di quel sottobosco indipendente e coraggioso che rappresenta la risorsa più preziosa della settima arte italiana. “The Museum Of Wonders” ci conduce in una dimensione onirica popolata da freaks, seducenti ballerine ed inquietanti creature, in un mondo in cui moralismo e pregiudizi svaniscono lasciando libero alle più umane e viscerali pulsioni e desideri. Regia impeccabile, fotografia di grande suggestione, sceneggiatura capace di coniugare avvincente ritmo narrativo e fascino surreale ed un cast ricchissimo rappresentano le carte vincenti di un film originale, elegante ed ipnotico.
"Accorrete, gentili signori e signore… vi avevamo promesso mostruosità mai viste: ed allora eccovi accontentati! Potete spaventarvi, impietosirvi, maledirli… ma dovete ringraziare Dio se non siete fra loro sul palco… ma solo inutili spettatori". Questa l’accoglienza che riceviamo allorchè ci accingiamo, piuttosto intimoriti ma irresistibilmente intrigati, a varcare la soglia del museo delle meraviglie, luogo fantastico ed oscuro popolato da mostri (si badi bene, nell’accezione latina originaria di “prodigio, cosa straordinaria” e non in quella deteriore di ascendenza medievale e oggi maggiormente diffusa) sul cui palco si esibiscono creature misteriose e sorprendenti e dove è possibile ammirare, nelle teche di cristallo custodite in un sotterraneo claustrofobico ed inquietante, corpi deformi con cui la natura è stata impietosa e che ora sono anche esposti al pubblico ludibrio, ad una curiosità morbosa priva di rispetto ed umana comprensione. In un’atmosfera retrò e barocca, ci inoltriamo nei meandri di questo labirintico universo parallelo imbattendoci in stravaganti personaggi come il nano Marcel, proprietario del locale, la veggente Olimpia sua futura sposa, la prorompente e sfrontata ballerina Salomè capace di far perdere la testa a ogni uomo che le graviti attorno e di sfruttare questa dote per perseguire avidamente il proprio tornaconto, l’uomo forzuto Sansone, la donna senza gambe Venere ed il mangiatore di spade Damocle. In un torbido intreccio di subitanee passioni, tradimenti, sesso e avvelenamenti ci lasciamo travolgere dalle dinamiche psicologiche di questi personaggi indifesi, esclusi dalla società per la loro diversità che li rende forzatamente incapaci di integrarsi nella “normalità costituita” ma al contempo ricchi di dignità e soprattutto liberi dalla schiavitù del moralismo, dei giudizi affrettati e taglienti. Il loro è un mondo a sé, al quale i cosiddetti “normali” di tanto in tanto fanno visita con spocchiosa supponenza e la convinzione di possedere in tasca le chiavi della normalità, senza comprendere che in realtà questi bizzarri esseri umani sono animati esattamente dalle loro stesse pulsioni, aspirazioni e debolezze. Non vi sono stereotipi, marcate distinzioni fondate su un aspetto fisico che rientri in un concetto di presunta normalità o che se ne allontani a causa di menomazioni o eccentriche particolarità, siamo individui che condividono le stesse aspirazioni, gioie e preoccupazioni; l’unica differenza che diviene sempre più evidente e sconcertante è che, mentre i benpensanti borghesi che frequentano questo circo della stranezza e della meraviglia sono vincolati dalle rigide catene del moralismo e del morboso voyeurismo, le creature da loro osservate, nonostante la deformità e l’alone di mistero e oscurità che le circonda, finiscono per essere infinitamente più libere e capaci di vivere con pienezza le passioni, i sentimenti e gli imprevisti dell’esistenza. La pellicola dipinge questo luogo della fantasia con delicatezza ed originalità, conferendo vita e consistenza all’atmosfera magica ed onirica che lo avvolge. Merito questo della direzione registica sicura e genialmente visionaria di Domiziano Cristopharo, lontana anni luce dalle convenzioni e dal desiderio di creare un prodotto commerciale; il fine perseguito con tenacia e costante impegno dall’artista romano è quello di stupire lo spettatore ed indurlo alla riflessione, cercando di sradicare moralismi e ottuse forme mentali imposte dalla società. A tal proposito la sua filosofia è “Se il pubblico non è pronto al nuovo, la soluzione non sarà di adattare il nuovo al vecchio sistema, semmai cercare di adattare le vecchie mentalità a qualcosa di nuovo. Teoria arguta e risoluta che si concretizza in ogni singolo fotogramma di “The Museum Of Wonders”, dando vita ad una concezione del cinema innovativa, sorprendente e mai scontata. Il tutto impreziosito dalla sublime fotografia curata magistralmente da Giuseppe Pignone con un gusto cromatico di estrema eleganza, capace di immergerci nell’atmosfera retrò, rarefatta e soffusa del club notturno, per poi condurci nella fiabesca cornice di un giardino incantato nel sogno che ritrae la fuga della donna priva di gambe con il mangiatore di spade (sequenza di vibrante emozione, ambientata nello scenario magico e prezioso del palazzo ermeutico della Scarzuola) ed infine, nelle scene più violente e sensuali, ritornare alle tinte fosche, sanguinolente e carnali alle quali Cristopharo ci aveva abituato con le sue opere precedenti, in particolare con la sua prima avventura cinematografica “House of Flesh Mannequins”.
Assolutamente meritevoli di menzione anche i costumi minuziosamente confezionati, il trucco e gli effetti speciali dal sapore espressionistico, il montaggio tecnicamente ineccepibile e permeato da influenze attinte dalla cinematografia del passato ma al contempo indubbiamente ricco di spunti innovativi; da sottolineare anche le affascinanti musiche originali, che annoverano autori di grandissimo talento come il pianista Luca Longobardi e la cantautrice Diana Tejera. Ciò che rende però davvero inestimabile e memorabile la pellicola è il cast di primissimo livello che Domiziano Cristopharo è riuscito a coinvolgere nel progetto; se solo si tiene conto del fatto che il budget a disposizione per la realizzazione del film ammontava a meno di trentamila euro, si comprenderà che attori del calibro di Maria Rosaria Omaggio, Maria Grazia Cucinotta, Giampiero Ingrassia, Francesco Venditti, Elda Avigini ed Yvonne Sciò abbiano deciso di condividere questo percorso esclusivamente per la stima nutrita nei confronti di Domiziano e per l’evidente valore artistico dell’opera che prendeva vita dinanzi ai loro occhi. Del tutto convincenti le interpretazioni dei quattro protagonisti: Fabiano Loi (il nano Marcel proprietario del bizzarro locale notturno, vulnerabile ed indifesa vittima di una travolgente passione amorosa), Valentina Mio (al suo esordio cinematografico, nei panni della conturbante e senza scrupoli danzatrice Salomè), Francesco Venditti (il lussurioso, tatuatissimo ed avido uomo forzuto Sansone) e soprattutto l’ottima Adele Tirante (emozionante nel tratteggiare l’impetuoso personaggio della zingara Olimpia, donna tradita ma pertinacemente fedele al suo sentimento di amore per l’ingenuo Marcel). Ad arricchire la narrazione gli innumerevoli camei con cui attori di eccezionale talento hanno contribuito al film: tra i più riusciti segnaliamo l’eccellente interpretazione di un irriconoscibile Giampiero Ingrassia (che regala allo spettatore alcuni dei più interessanti e profondi spunti di riflessione, facendosi portatore con le parole della sua Lady of Ceremonies delle tematiche di fondo della poetica del film), la straordinaria Maria Rosaria Omaggio nei panni di una inquietante e minacciosa Madonna e una sorprendente Elda Avigini che, abbandonata i toni rassicuranti e familiari del suo personaggio televisivo ne “I Cesaroni”, in pochi istanti riesce a colpirci decisamente al cuore con la sua delirante e vigorosa Pazza suicida. Infine una menzione doverosa per Valerio Morigi (il clown violinista Jeremiah) e Nancy De Lucia (la donna senza gambe Venere), attori che a dispetto della loro giovane età mostrano una maturità espressiva ed un’intensità tali da commuovere e sorprendere lo spettatore. Non lasciatevi sfuggire l’occasione di concedervi una visita al “Museum Of Wonders”: al calare del sipario avvertirete l’ineffabile sensazione di essere stati accarezzati da vera e preziosa arte, quella che non necessita di sconfinati mezzi produttivi, ma si prefigge come obiettivo di arricchire lo spettatore, rapirne i sensi e spalancare i confini della sua mente. THE MUSEUM OF WONDERS Regia: Domiziano Cristopharo Sceneggiatura: Elio Mancuso Prodotto da: Daniele Panizza, Giuseppe Petruzzellis Montaggio, effetti visivi e post produzione: Giuseppe Petruzzellis Costumi: Dr. de Mentia, Maurizio Carrara, Wanna Rugora, Catia Mancini, Kristine Huiskens, Hongran Zhao, Mario Chiosso Direttore della fotografia: Giuseppe Pignone Musiche: Giovanna canta Nino Rota per gentile concessione di Kikko Music Musiche originali: Luca Longobardi, Francesca Fabris (Fimm), Kristian Sensini, Diana Tejera Effetti speciali: Athanasius Pernath Make up artist: Gianluca Ferraro Trucco: Carolina Trotta, Michele Alfano, Beatrice Boccanera Acconciature e parrucche ideate e realizzate da: Stefania Seminara Sound engineer: Filippo Maria Cordone Aiuto regia: Elio Mancuso Gioielli: Maurizio Carrara, Laura Lauria Scenografo: David Lisi Assistente operatore: Fabrizio De Santis Assistenti di produzione: Gabriele Cirrito, Sarah Fregni, Samantha Petrucci Assistenti alla regia: Paolo Fiorentino, Luca Bifulco Fotografo di scena: Manuel Pietrangeli Colorist: Giuseppe Petruzzellis CAST: Marcel – il nano francese: Fabiano Lioi Salomè – la maga tedesca: Valentina Mio Sansone - l’uomo forzuto: Francesco Venditti Master of Ceremonies: Venantino Venantini Lady of Ceremonies: Giampiero Ingrassia Il Fantasma della nonna: Maria Grazia Cucinotta La Madonna: Maria Rosaria Omaggio La Luna: Giovanna Nocetti La Pazza: Elda Alvigini Olimpia – la veggente: Adele Tirante Damocle - il mangia spade: Scott “Murrugum” Nelson Venere - la donna senza gambe: Nancy De Lucia Jeremiah - clown violinista: Valerio Morigi Freak 1 – l’androide: Miguel Pimp Larraz Freak 2 – il boxeur senza mani: Iastimo La direttrice del Museum: Fabrizio Sabatucci Antoine - il Dottore: Luca Venantini Yvonne – la moglie del Dottore: Yvonne Sciò Marion - la donna barbuta: Lucia Batassa La donna dei bagni: Lina Bernardi (per gentile concessione di “Dignità Autonome” di L. Melchionna) I due uscieri: Yurij Primarosa, Alessandro Feliù Il cantante: Domiziano Cristopharo Articolo di: Andrea Cova Grazie a: Domiziano Cristopharo Sul web: www.themuseumofwonders.com |