7 14 21 28 - Biennale Teatro 2018 (Venezia)

Scritto da  Domenica, 22 Luglio 2018 

Dopo aver ricevuto nella mattinata di venerdì 20 luglio il Leone d’oro alla carriera, Antonio Rezza e Flavia Mastrella hanno presentato il loro spettacolo “7 14 21 28” al Teatro Piccolo Arsenale di Venezia, giustificando appieno le motivazioni che sono valse loro l’importante riconoscimento (Rezza è “l’artista più interessante che fonde totalmente, in un solo corpo, le due distinzioni di attore e performer, distinzioni che grazie a lui perdono ogni barriera, creando una modalità dello stare in scena unica, per estro e a tratti per pura, folle e lucida genialità”; tutto ciò supportato dalle forme d’arte della Mastrella, che costituiscono lo spazio scenico in cui tale linguaggio innovativo si articola). E con un puro, folle e lucido tocco di genio, questo spettacolo del 2009 conserva oggi una forza incredibile che riesce a strappare genuine e problematiche risate pur puntando il dito - come farebbe un matto, come un giullare - su una tragica verità che ci circonda.



7 14 21 28
di Flavia Mastrella, Antonio Rezza
con Antonio Rezza e Ivan Bellavista
(mai) scritto da Antonio Rezza
Habitat di Flavia Mastrella
assistente alla creazione Massimo Camilli
luci Maria Pastore
rielaborato da Daria Grispino
organizzazione Stefania Saltarelli
macchinista Andrea Zanarini
metallo Francesco Mirabella e Domenico Damiano
foto Flavia Mastrella, Stefania Saltarelli, Martina Villiger, Antonio Rezza
foto di scena Giulio Mazzi
traduzione Jane Dolman
si ringrazia Danilo Rosati, Patrizia Puddu, Ezio Novara, Federico Carra, Antonello De Luca, Daniele Verlezza, Comune di Nettuno, Compagnia Teatro Finestra, Valerio Artibani, Silvia Vecchini, Chiara Crupi
una produzione RezzaMastrella, TSI La Fabbrica dell’Attore Teatro Vascello, Fondazione Teatro Piemonte Europa

 

Una riuscitissima creazione di Flavia Mastrella consente a un solo attore di muoversi liberamente sul palco, interpretando decine di ruoli e cambiando di volta in volta d’abito come in una delicata catena di montaggio. Rezza sembra però tutt’altro che domito e, dimenandosi senza censure, non può che attentarne agli ingranaggi. Novanta minuti di monologo dissacranti, supportati da una silenziosa ma preziosa spalla (Ivan Bellavista), riempiono lo spettatore di risate e di interrogativi.

All’inizio risulta difficile rielaborare cos’è che unisce un’attrice giapponese e un candidato premier, un prete pedofilo e un finanziere, un ministro e la caposala di un ospedale, un operaio e un brigadiere, un sindacalista e due promessi sposi, un padre stressato e il suo piccolo figlio. Con fini giochi di parole e velate allusioni, un infinito spettro di accenti vocali e soprattutto un linguaggio corporeo unico, Rezza prende di mira la consuetudine, l’autorità e la burocrazia dal livello micro- al macroscopico, mettendo in scena un provocatorio spettacolo ricco di un in-realtà-sensatissimo nonsense, di parole quotidiane che potremmo definire l’opposto di auliche e di contenuti non qualificabili che come l’opposto di epici.

Il titolo dello spettacolo scaturisce dal momento saliente in cui la realtà perde la sua definizione convenzionale e riesce ad essere magistralmente descritta dai soli asettici numeri che abbiamo scelto come carta d’identità. Lacerando ciò che si crede normalità, Rezza si prende la libertà del giullare di corte che vuol rivelarci la brutale verità che abbiamo attorno e che diamo per scontata, facendo trasparire la violenta verticalità dei rapporti di subordinazione, di potere subdolo o dichiarato, di cui siamo tutti carnefici e vittime, forse destati o forse solo distratti e rallegrati dalle grasse risate.

 

Teatro Piccolo Arsenale - Sestiere Castello, Campiello Tana 2169/F, 30122 Venezia
Per informazioni e prenotazioni: telefono 041 5218711, e-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacolo: 20/07/2018 ore 22:30
Biglietti: intero 26,50€, ridotto (over 65, under 26, studenti e altri requisiti) 21,50€
Durata spettacolo: 90 minuti

Articolo di: Silvio Cristiano
Grazie a: Ufficio stampa Elsa Dubois
Sul web: www.labiennale.org/it/teatro/2018

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