Dal 4 al 20 settembre. Uno Shakespeare di estrema modernità, espressivo, accattivante e divertente quello proposto nell’ultimo spettacolo della stagione di quest’anno del Globe Theatre; ne “La bisbetica domata” vengono indagati con lucidità e chiarezza gli intramontabili conflitti del rapporto uomo-donna, la natura illusoria e mutevole della realtà e le soverchianti manipolazioni esercitate dal potere sull’individuo. Il tutto dipinto in maniera estremamente colorata, avvincente ed originale, per dimostrare l’estrema attualità del messaggio del bardo e le infinite possibilità di declinare la sua arte e renderla appassionante e godibile per spettatori di tutte le generazioni.
POLITEAMA s.r.l presenta dal 4 al 20 settembre LA BISBETICA DOMATA di William Shakespeare con Sandra Collodel (Caterina), Maurizio Donadoni (Petruccio), Fulvio Falzarano (Sly, Vincenzo vecchio gentiluomo di Pisa), Roberta Formilli (Ostessa), Miro Landoni (Battista), Patrizio Cigliano (Tranio), Gianni Cannavacciuolo (Grumio), Enzo Curcurù (Lucenzio), Melania Giglio (Bianca), Matteo Azchirvani (Gremio), Gigi Palla (Ortensio, Curzio servitore casa Petruccio), Raffaele Proietti (Nataniele servitore casa Petruccio), Tommaso Cardarelli (Bindello, Filippo servitore casa Petruccio), Massimo Di Michele (Sarto, Prete), Loredana Piedimonte (Vedova) Regia di Marco Carniti Traduzione di Masolino D’Amico Scenografia di Nicolas Hunerwadel Scenografo realizzatore Francesco Scandale Costumi di Maria Filippi Luci di Paolo Ferrari Musiche di David Barittoni, Giacomo De Caterinis Assistenti alla regia Roberta Formilli, Adamo Lorenzetti Uno spettacolo in grado di coniugare sapientemente leggerezza e spensierato divertimento con la riflessione su alcuni degli archetipi caratteristici della condizione umana: questo il segreto de “La bisbetica domata”, composta nel 1594 e concordemente ritenuta una delle opere teatrali più riuscite e coinvolgenti del repertorio shakespeariano. Tra le innumerevoli tematiche che si intrecciano nei cinque atti di questa elaborata commedia è possibile individuare la sottomissione della donna, la necessità di accantonare una parte della propria personalità per vivere in armonia l’esistenza ed abbandonarsi con passione e pienezza al sentimento d’amore, l’inscindibile commistione tra vita e teatro e la necessità di apprendere fino in fondo il proprio ruolo per recitarlo con convinzione ed efficacia, le manipolazioni cui la società ed il potere sottopongono l’individuo e le maschere e le illusioni con le quali si cerca di sopravvivere a queste talora insostenibili pressioni (concetti di sorprendente modernità, quasi precursori delle maschere nude del teatro pirandelliano). Il testo teatrale scespiriano si compone di due trame che si intersecano inscindibilmente tra loro, strutturando lo spettacolo su due piani spaziali e temporali distinti: ai nostri giorni un calderaio ubriacone, Sly, dopo aver ascoltato alla radio un discorso violentemente maschilista pronunciato da Gheddafi (quale scelta registica sarebbe potuta essere di più scottante attualità e maggiormente aderente al tema predominante attorno a cui si snoda la rappresentazione?) cade preda dei fumi dell’alcool e si addormenta pesantemente. Sopraggiunge a questo punto una coppia di borghesi che, per trascorrere una serata in allegria, decide di mettere in atto un beffardo e maligno raggiro: assoldano difatti una compagnia di attori squattrinati, in compagnia dei quali risvegliano il povero barbone facendogli credere di essere in realtà un nobile ricchissimo che ha smarrito la memoria e si è quindi allontanato dal proprio palazzo e dalle proprie ricchezze. In suo onore metteranno pertanto in scena uno spettacolo teatrale per intrattenerlo ed allietare il suo tempo; ha così inizio il nucleo portante della narrazione, che ci conduce immediatamente indietro nel tempo, nella Padova di fine Cinquecento. Il facoltoso mercante Battista Minola ha due figlie: la minore Bianca è una ragazza deliziosamente aggraziata, attraente e così tanto amabile da essere circondata da una fitta schiera di corteggiatori (primi tra tutti gli stravaganti notabili padovani Gremio ed Ortensio ed il giovane e fascinoso Lucenzio, erede del ricchissimo gentiluomo pisano Vincenzo); al contrario la sorella maggiore Caterina non vanta alcun pretendente, soprattutto a causa del suo carattere rissoso, incontenibilmente polemico e violento, una vera e propria “bisbetica” in piena regola. Battista, preoccupato per questa situazione a dir poco spinosa, è irremovibile e non acconsentirà al matrimonio di Bianca fintanto che non si sarà accasata la sorella maggiore. Per questo motivo scatta una fiera battaglia tra i pretendenti di Bianca i quali da un lato si prefiggono di trovare un temerario uomo che accetti di sposare la bizzosa Caterina e dall’altro cercano, con rocamboleschi stratagemmi e travestendosi da precettori, di intrufolarsi nella casa della fanciulla amata. Giunge però da Verona il baldanzoso, fiero e prorompente Petruccio che, attratto dalla cospicua dote che accompagna la bisbetica, accetta immediatamente di sposarla, sprezzante del pericolo costituito dal suo carattere irascibile; un carattere per cui ha già in serbo una cura efficacissima che metterà in atto sin dall’inizio della loro vita coniugale, consistente in continue umiliazioni, mortificazioni, torture, violenze fisiche e verbali e privazioni del cibo e del sonno. Questo trattamento decisamente d’urto trasformerà sorprendentemente Caterina in una sposa devota, dolce, premurosa e completamente soggiogata all’autorità del marito, tanto da divenire completamente irriconoscibile agli occhi paterni e a quelli della sorella Bianca. Quest’ultima ha nel frattempo coronato il suo sogno d’amore con Lucenzio, mentre il suo ex-spasimante Ortensio ha ripiegato sulle nozze con una ricca vedova: la commedia si conclude con un inaspettato colpo di scena finale: Petruccio, Lucenzio ed Ortensio decidono di sottoporre le loro mogli ad una prova di obbedienza; a vincerla sarà, tra lo stupore generale, il veronese Petruccio visto che Caterina si dimostrerà la più remissiva, servizievole e gentile delle tre spose, tanto che verrà assegnato proprio a lei il compito di redarguire le altre due ed istruirle sull’importanza di rispettare i doveri coniugali. “La bisbetica domata”, probabilmente la più ricca, articolata e travolgente tra le commedie di Shakespeare, nonché la più apprezzata dal pubblico, deve gran parte del proprio successo al continuo florilegio di travestimenti, sorprendenti colpi di scena ed episodi metateatrali che conferiscono un portentoso dinamismo alla rappresentazione, svelando al pubblico l’artificio illusorio del linguaggio teatrale: in questa maniera apparenza e realtà si fondono, e si confondono, rendendo veramente difficile discernere tra le due. Estremamente moderne e funzionali a porre in evidenza queste caratteristiche del testo teatrale risultano essere le scelte registiche operate da Marco Carniti (nonostante la giovane età al suo attivo una lunga esperienza teatrale iniziata come aiuto regista di Strehler, proseguita anche al di fuori dei confini italiani ed approdata pochi mesi fa anche al traguardo della sua opera prima cinematografica, il lungometraggio “Sleeping Around” con protagonista Anna Galiena): una direzione registica asciutta ed essenziale, il modernissimo ed originale espediente narrativo di paragonare le schermaglie amorose tra i protagonisti al duello tra degli accaniti boxeur i quali combattono su un ring che è metafora della loro stessa esistenza, la perfetta orchestrazione di un cast eccellente sono solo alcuni dei punti di forza che rendono godibilissima e assolutamente attuale questa ennesima riproposizione di una pietra miliare della letteratura teatrale europea. Particolarmente suggestiva anche la scenografia (curata da Nicolas Hunerwadel e Francesco Scandale) all’interno della quale si dipana l’azione nei due atti che compongono lo spettacolo: nella sempre poetica ed affascinante cornice del Globe Theatre di Roma, perfetta riproduzione di un teatro elisabettiano cinquecentesco, un’architettura realizzata mediante numerose robuste corde costruisce una sorta di gabbia astratta nella quale gli attori duellano instancabilmente e con intensa forza emotiva allo scopo di affermare la propria concezione della vita e i valori che la dirigono. Di grande impatto in particolare alcune trovate scenografiche ad effetto: innanzitutto è indispensabile citare l’impetuoso e roboante primo ingresso in scena della bisbetica Caterina accompagnato da una fragorosa cascata di palline colorate, ma altrettanto particolari ed originali sono i tecnologici mezzi di locomozione, le scalinate, le impalcature mobili che conducono in scena gli attori e plasmano continuamente il palcoscenico in funzione delle esigenze di copione. Una menzione di riguardo va poi doverosamente tributata al superbo e nutritissimo cast di attori che dà vita ad una rappresentazione squisitamente corale. Tra tutti gli interpreti in scena un particolare plauso va riservato ad un quartetto d’eccezione: innanzitutto la protagonista Sandra Collodel (nel ruolo della selvaggia Caterina) che conferma in questo spettacolo le sue incredibili doti di mattatrice e, con un bagaglio di esperienza di quasi trent’anni di carriera coniugato a una spontanea energia e ad un’incredibile espressività, catalizza l’attenzione dello spettatore dominando il palcoscenico; non da meno anche Maurizio Donadoni nelle vesti del suo irruente sposo-antagonista Petruccio, perfettamente calzate grazie ad una imponente possenza fisica e ad una sanguigna e dirompente potenza interpretativa. Da segnalare inoltre, nonostante i ruoli di secondaria rilevanza a loro riservati, le magistrali prove recitative fornite da Melania Giglio, che costituisce una graditissima sorpresa nel ruolo brillante della giovane e vezzosa Bianca dopo averla in numerose occasioni vista alle prese con personaggi dai toni decisamente più gravi e drammatici, e soprattutto il sempre travolgente Gianni Cannavacciuolo, un perfetto servitore Grumio, veramente esilarante, scavezzacollo ed esuberante. Uno spettacolo che rappresenta una chiusura in grande stile per questa quinta stagione del Globe Theatre e che costituisce un’ennesima conferma della possibilità di riproporre il teatro shakespeariano in una chiave estremamente moderna, aderente all’attualità e capace di affascinare il pubblico con grande vividezza, efficacia e passione. Se poi una così preziosa opera di custodia e valorizzazione di questo inestimabile patrimonio culturale e letterario è accompagnata dal divertimento offerto da uno spettacolo frizzante come “La bisbetica domata” attualmente in scena, nonché dai numerosi interessanti spunti di riflessione da esso offerti, allora sarebbe veramente un peccato lasciarsi sfuggire un appuntamento dal valore così inestimabile. Silvano Toti Globe Theatre - Roma viale Pietro Canonica (Villa Borghese) Orari: - in giorni in cui non ci sono spettacoli da lunedi a venerdi ore 14.00-19.00, sabato-domenica ore 13.00-19.00 - in giorni di spettacolo da martedi a venerdi 14.00-21.15, sabato e domenica 13.00-21.15 I biglietti sono in vendita sia presso il botteghino del Globe Theatre sia tramite il circuito di box office di Greenticket attraverso le rivendite o via internet. I biglietti si possono acquistare anche la sera stessa dello spettacolo. Info biglietti: Call Center Zètema Progetto Cultura: 060608 (tutti i giorni dalle ore 9.00 alle ore 21.00) Articolo di: Andrea Cova Grazie a: Giusi Alessio, Ufficio Stampa Zètema Progetto Cultura Sul web: www.globetheatreroma.com |