456 - Teatro Palladium (Roma)

Scritto da  Giovedì, 02 Ottobre 2014 

Al Teatro Palladium torna in scena, grazie a Ossigeno Festival, nuova interessante iniziativa dell’estate romana, il cinico ed esilarante ritratto di famiglia in un interno secondo Mattia Torre, già autore della serie televisiva cult “Boris”.

 

Produzione Marche Teatro/Nutrimenti Terrestri/Inteatro/Walsh
in collaborazione con Universita’ degli Studi Roma Tre presenta
456
di Mattia Torre
con Massimo De Lorenzo, Carlo De Ruggieri, Cristina Pellegrino e con Michele Nani
regia Mattia Torre
scene Francesco Ghisu
disegno luci Luca Barbati
aiuto regia Francesca Rocca
costumi Mimma Montorselli
ass. movimenti scenici Alberto Bellandi
suoni Jacopo Pace
foto di scena Piero Cremonese

Personaggi e Interpreti
Madre - Cristina Pellegrino
Padre - Massimo de Lorenzo
Figlio - Carlo de Ruggieri
Ospite - Michele Nani

Ti manca l’aria? Questo è il filo conduttore della rassegna “Ossigeno”, in cui è approdato lo spettacolo “456”, per raccontare una storia di vite ai margini e mostrare l’isolamento che esiste nella nostra società.

La pièce descrive lo spaccato di vita di una famiglia che potrebbe essere serena per definizione: un piccolo nucleo composto di padre, madre e figlio, che vive in una vallata, circondata di foreste, in cui la vita cittadina è solo un’eco di lontana minaccia e perversione, seguendo le tradizioni e le ricette genuine della buona cucina.

Sin dall’entrata in scena però, i personaggi sono in contrasto tra loro e non hanno mai il benché minimo accenno di affettività e dolcezza, ma i loro rapporti sono sempre improntati al livore e all’insofferenza reciproca, in un continuo crescendo e in contraddizione con la situazione bucolica: anime morte ma vive di rabbia, in un contesto dove persino la ninna-nanna intonata dalla madre ha per oggetto un racconto macabro.

Tutti e tre hanno desideri repressi, che gli altri non condividono, cui è appesa come a un filo sottilissimo la speranza di gratificazione futura. Il figlio vorrebbe riprendere a fumare e fuggire per vivere nella capitale, la madre vive per tornare in possesso della “tiella”, un vecchio tegame che ha prestato anni prima, il padre vuole concludere un misterioso contratto con l’Ufficio Tecnico del comune. In attesa di un ospite, la famiglia si prepara per l’evento, basato su un banchetto pantagruelico, per ottenere un favore: tutti costretti ad accordarsi secondo le direttive del padre, cerimoniere della farsa, ripetendo e reiterando la piccola recita da inscenare a favore dell’estraneo, i tre sono sempre al limite della sopportazione, generando situazioni comiche e paradossali. Per colmo di stranezza, anche l’ospite che poi si aggiungerà a loro, si rivela un individuo ambiguo, confessando il suo personale desiderio di farsi prete per non pagare le tasse. Quando si scoprirà che il “favore” tanto atteso consiste in una concessione di posti al camposanto, investendo i sudati risparmi nel decoro post mortem, il fragile equilibrio si romperà e il conflitto deflagrerà in tutta la sua virulenza.

Nella scena allestita secondo una tipica cucina vecchio stampo, spiccano simboli di devozione cieca alle tradizioni arcaiche: un fornello sempre acceso sotto il sugo, lasciato dalla nonna morta quattro anni prima, detto il “sugo perpetuo”, e un inginocchiatoio, dove tutti, in camera caritatis, confessano le loro pulsioni, chiedendo sfrontatamente l’aiuto dell’Altissimo per realizzarle.

Mattia Torre, autore del testo e regista dello spettacolo, mantiene lungo tutta la messa in scena un clima claustrofobico e asfittico. Rinuncia inoltre all’uso delle quinte per le uscite e lascia gli attori sempre in scena anche quando escono dalla casa, con l’espediente di lasciarli ai margini della scena con le spalle all’azione. I dialoghi scaturiscono da un interessantissimo esperimento sul linguaggio, un pot pourri di dialetti (che risulta comunque intuibile allo spettatore) con efficacissimi effetti comici. Questo miscuglio linguistico consente di sottolineare l’alterità di un mondo, isolato nelle parole e nel modo di pensare, ma al contempo evita di identificarlo univocamente, rendendolo quindi esemplare negli istinti che muovono i personaggi, senza connotare un luogo preciso di riferimento, anche se possiamo collocarlo in un generico sud Italia.

La pièce ha avuto molto successo, come testimonia il passaggio tra vari teatri dal 2011 a oggi, e il merito è dovuto in gran parte ai valenti protagonisti, che sono riusciti a identificarsi con i personaggi in modo molto realistico. De Ruggieri, ansimante e ingobbito, è il figlio soffocato dai genitori anche nella convincente involuzione fisica. De Lorenzo, prepotente e supponente, è il padre padrone inamovibile nelle sue convinzioni e custode delle tradizioni. Indimenticabile Cristina Pellegrino, nella parte della madre, giovane attrice che non con le rughe ma con lo sguardo racconta per tutto il tempo, il vuoto e l’amarezza di una donna spenta nella sua femminilità ma guizzante nella sua astiosa rassegnazione, ora contro il dominio maritale, ora indiavolata come un’erinni a reclamare la sua tiella, perduto e invocato “pezzo di anima”.

 

Teatro Palladium - Piazza Bartolomeo Romano 8, Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/57067761, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Biglietti: intero 15 euro ( + diritti di prevendita) - ridotto 12 euro (+ diritti di prevendita)

Articolo di: Rosanna Saracino
Grazie a: Fabiana Manuelli, Ufficio stampa Ossigeno Festival
Sul web: www.accademiaitalianadelflauto.it

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