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Piccolo Teatro Campo d’Arte, Roma. Dall’1 al 6 aprile 2008. Ad un’apertura, che fa quasi da prologo, fatta di prostitute, popolani, “immonnezzari” e stornelli romani, segue lo sperimentalismo di un Otello scespiriano dove Il moro di Venezia, diventa il moro della Garbatella.
Piccolo teatro “Campo d’Arte”, Via dei Cappellari, 93 – Roma Dall’1 al 6 aprile 2008 Testo: Pier Paolo Pasolini Musica: Domenico Modugno – Pier Paolo Pasolini Scenografia E Costumi: Fabio Alecci Luci E Suono: Gemma Nucci Chitarra: Nicola Stufano Regia: Vera Stufano Interpreti Andrea Bellocchio Stefano Gusmaroli Federica Nesteri Gianluca Esposito Paola Tarantino Giò Di Colore Diego Tomaselli Gianpaolo Lo Prete Pasolini è stato un artista a tutto tondo, ha spaziato dal cinema, alla letteratura, al teatro, alla poesia. E in questi frangenti si è dimostrato spesso uno sperimentatore, qualcuno che cercava di guardare più in là, di spingersi sempre oltre. Artista di adozione romana, ha spesso cantato l’anima della città eterna, divenendo ad oggi, uno dei massimi rappresentanti (e rappresentati) dei borghi, delle chiesette, degli stornelli, dei quartieri popolari, di tutto ciò che di Roma, ne è il midollo. “Pasolini, Roma e… le nuvole” vuole essere un omaggio dei talentuosi e coraggiosi ragazzi del piccolo teatro “Campo d’Arte” situato nel centralissimo Campo de’ Fiori, in fondo, sottoterra, quasi nelle viscere della città, un po’ come questo spettacolo, al grande poeta bolognese. Ad un’apertura, che fa quasi da prologo, fatta di prostitute, popolani, “immonnezzari”, stornelli romani, che in qualche modo ci introduce al linguaggio che si vuole parlare, all’ambientazione piccola e precisa di quella Roma lì, segue lo sperimentalismo di un Otello scespiriano dove Il moro di Venezia, diventa il moro della Garbatella, Iago è verde (in tutti i sensi) di invidia e Desdemona, come qualcuno ha commentato… finalmente la dà. Senza svelare un finale sicuramente fuori dagli schemi (non sarebbe pasoliniano altrimenti), lo spettacolo diretto da Vera Stufano si rivela subito un qualcosa di originale e ben allestito. Sul palco si alternano facce conosciute della compagnia a volti nuovi, tutti di formazione sicura e professionale. Tra gli altri si distinguono Andrea Bellocchio, che fa della sua voce, magnetica e suadente, uno degli strumenti di forza delle sue sempre convincenti interpretazioni. Il suo Iago è un corvo sulla spalla di Otello, è voce sussurrata nelle orecchie, è genialità avariata della sua cattiveria profonda. Questo spettacolo è un tributo a Pasolini ma è soprattutto un occasione di vedere del buon teatro in una delle strutture più caratteristica fra i teatri della capitale. Recensione di: Mario Fazio Sul web: www.campodarte.com - MySpace
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