Teatro Mediterraneo: la cultura del sociale, strumento di sviluppo

Scritto da  Mercoledì, 30 Aprile 2014 

Un progetto di teatro interculturale nel cuore della Sicilia per unire il bianco al nero. “I meneni”, gli abitanti di Mineo, comune siciliano tra Caltagirone e Palagonia adagiato su due colli degli Iblei nord-occidentali, apre il progetto del Teatro Mediterraneo, un’iniziativa di intercultura tra il mosaico Mediterraneo e quello europeo ancora troppo granitico. L’idea - presentata alla Camera dei Deputati con il collega Stefano Folli, firma de “Il Sole 24 Ore” - racconta un’esperienza di nuova identità, fatta di inclusione e integrazione, di recupero delle radici e della memoria quale piattaforma di apertura all’altro. Lo spettacolo, scritto dal drammaturgo Massimiliano Perrotta - Direttore artistico del “Teatro Mediterraneo” - con la regia di Walter Manfrè, racconta l’esperienza di un comune che è doppio, uno bianco e uno nero, come ha raccontato il Sindaco di Mineo.

  

 

L’esperienza che sta dietro questo progetto è quella del CARA, Centro di Accoglienza per Rifugiati e richiedenti Asilo, la principale struttura europea di seconda accoglienza che gestisce una rete di 4000 migranti tenendo conto che la sola Mineo è in grado di ospitarne fino a 300. La filosofia della struttura ripensa la strategia identitaria nel lungo periodo e valorizza l’accoglienza non solo come missione umanitaria quanto come occasione di sviluppo piuttosto che ferita da curare, quale centro di promozione umana, governato direttamente dai sindaci, fatto singolare.

 

Il Teatro Mediterraneo si disegna quale corrispettivo culturale di un’attività che rappresenta un vero e proprio strumento di sviluppo anche economico del territorio perché l’integrazione garantisce una crescita evolutiva dei luoghi. La cultura è a sua volta un’occasione di lavoro e promozione territoriale che si avvale di un linguaggio universale e che rappresenta un laboratorio nel quale è più immediata la dialettica dell’alterità, così come nello sport, che è una delle attività promosse per l’inclusione sociale.

 

Il progetto – che arriva al Teatro di Documenti di Roma – è promosso dal Consorzio sociale Sol.Calatino e dal Consorzio pubblico costruito dai comuni del comprensorio, “Calatino Terra d’Accoglienza”, in collaborazione con il CARA di Mineo, l’antica Mene dei Romani, con il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, della Società Italiana Autori Drammatici e de La Cascina Global Service per la diffusione del pluralismo.



La pièce teatrale presentata a Roma in questi giorni, racconta nella forma e nel contenuto, con attori protagonisti e ragazzi del CARA, uno spaccato di vita con l’intento di un ‘realismo magico’ che non sia semplice documentario, reportage portato in scena, né faccia appello solo sull’aspetto emozionale del pietismo ma che sia invece autentico teatro. Attraverso dei quadri espositivi, in apparenza disordinati, con il tentativo di creare un’interattività tra pubblico e attori, la vita dei vicoli di Mineo, le emozioni dei suoi abitanti, il potere evocativo della memoria, il tentativo di ricucire lo sradicamento oltrepassando l’identità come elemento monocromo e chiuso per diventare fluida e spazio di incontro con l’altro.

 

«Il “Teatro Mediterraneo” si pone come obiettivo quello di diventare il più grande contenitore artistico-culturale in cui si possano confrontare le identità dei popoli mediterranei. Portando in giro per l’Italia questo “esperimento” vogliamo far sì che l’arricchimento culturale non sia soltanto patrimonio del nostro territorio ma dell’intera nazione» conclude Paolo Ragusa, Presidente del Consorzio Sol.Calatino S.C.S.

 

 

Articolo di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Florinda Perrotta, Ufficio stampa Sol.Calatino

 

 

 

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