Fino a domenica 12 febbraio al Teatro Bellini di Napoli andrà in scena l’opera pirandelliana “Il fu Mattia Pascal”, riadattata per il teatro dal regista-interprete Tato Russo. Il viaggio di Mattia Pascal nell’abisso delle contraddizioni tra essere ed apparire e nella morte alla ricerca di una vita diversa. “Io mi chiamo Mattia Pascal”. Ma a cosa corrisponde un nome proprio? E’ questa la domanda alla quale deve rispondere il protagonista e lo fa raccontando la sua vita e i diversi modi di apparire di se stesso agli altri.
T.T.R. Il Teatro di Tato Russo Coop. a.r.l. presenta Tato Russo in IL FU MATTIA PASCAL versione teatrale di Tato Russo dal romanzo di Luigi Pirandello con (in ordine di apparizione) Francesco Acquaroli, Renato De Rienzo, Sarah Falanga, Giulio Fotia, Marina Lorenzi, Adriana Ortolani, Antonio Rampino, Carmen Pommella, Francesco Ruotolo, Massimo Sorrentino scene Tony Di Ronza costumi Giusi Giustino musiche Alessio Vlad regia Tato Russo “Il fu Mattia Pascal” è diviso in diciotto capitoli, più l’ulteriore Avvertenza sugli scrupoli della fantasia, ed è caratterizzato da un’alternanza di sequenze narrative e dialogate che conferisce alla storia un ritmo veloce ed incalzante. Ricordo di aver incontrato questo libro nel mio percorso formativo, quando ero poco più che quindicenne, ricordo di averlo aperto e chiuso nello stesso giorno e di averlo riscoperto molti anni dopo, impolverato ed abbandonato nella libreria di casa. Attraverso quelle pagine ho imparato ad amare la vita del suo protagonista. Come è possibile adattare questo testo al teatro, senza tradire la sua reale natura? Questa credo che sia stata anche la prima domanda che si è posto Tato Russo: rappresentare senza tradire; costruire senza reinventare. Un emozionato Tato Russo, che calca la scena del “suo” teatro, riesce a materializzare il mondo non irreale, ma nemmeno reale di Mattia Pascal. Il morto-vivo si trova impegnato in un disperato tentativo: quello di ricostruire un’esistenza svincolata dai condizionamenti imposti dalle convenzioni, direbbe lui dalla sfortuna, e di affermare la propria identità mediante un atto di libera scelta. Il ritmo dettato dal romanzo è incalzante e non può essere da meno la sua rappresentazione scenica. Mattia in una biblioteca impolverata racconta la sua vita. La spensieratezza, l’agiatezza distrutte da Batta Malagna, che riesce a portargli via nello stesso tempo tutti i suoi averi ed Olivia, la donna che dice di amare. È a lui che il nostro protagonista attribuisce tutte le sue sventure. L’uomo che aveva il corpo ed il volto che non si addicevano ad un ladro, descritto meravigliosamente da Pirandello, in scena non appare, è solo un ombra che incombe sul protagonista. Nell’ottima versione teatrale di Tato Russo, tuttavia, si avverte l’assenza della sbeffeggiante amoralità del Malagna. Mattia lascia che sia il destino a cui decide di abbandonarsi ad indicargli la strada. Prima sposa Romilda (Carmen Pommella), poi angustiato dalla penosa visione della sua vita si ritrova a Montecarlo e grazie ad una serie di vincite fortunate ed al numero 12, si ritrova con 82.000 lire. Ha in tasca la possibilità di riscattarsi, ma ancora una volta il destino decide per lui. Scopre difatti, leggendo casualmente un giornale locale, che è stato trovato il cadavere di un suicida, identificato proprio come il corpo di Mattia Pascal, scomparso da numerosi giorni ed uccisosi probabilmente a causa dei suoi opprimenti dissesti finanziari. Questo drammatico equivoco fornisce la possibilità di un nuovo e stimolante cambiamento: Mattia Pascal è morto e decide di far rinascere dalle sue ceneri Adriano Meis. Uno straniero che dopo tanto girovagare arriva a stabilirsi in una piccola pensione a Roma. Si innamora ricambiato di Adriana (Adriana Ortolani), e qui si rende conto che un uomo senza identità è un uomo lasciato alla mercè del destino…ancora una volta! Il secondo atto della pièce si svolge a Roma. Qui Mattia scopre di essersi precluso da solo la possibilità di ottenere ciò che veramente vuole. Derubato, insultato e indifeso. Ha indossato un nome, che lo ha ingabbiato in una vita senza diritti e senza possibilità. Coinvolgente il gioco di ruoli che si svolge a casa di Adriana, Tato Russo con il suo Adriano Meis ipnotizza gli spettatori. Marina Lorenzi (già perfetta nel ruolo della madre di Pascal), ci regala una ispirata trasposizione di ciò che Pirandello ha descritto, con la sua perfetta Silvia Caporale, arrabbiata d’amore ed ubriaca non solo di infelicità. Anche Adriano Meis scompare tragicamente e Mattia Pascal ripercorre dall’esterno gli ultimi due anni, che lo hanno visto nella Capitale, osservando la prigione in cui è stato costretto a vivere la proprio vita; quella nuova vita che pensava potesse essere la soluzione a tutte le sue sventure. Ma a Miragno, nessuno è rimasto fermo ed immobile ad attendere il suo ritorno. Lì per Mattia Pascal non c’è più posto. Mattia Pascal è morto e con lui il desiderio di esorcizzare la vita con la morte di Adriano Meis. Al “fu” Mattia Pascal resta solo la possibilità di raccontare la sua incredibile storia e di visitare ogni tanto la sua tomba. I Napoletani devono a Tato Russo non solo l’esistenza dello stesso Teatro Bellini e la sua rinascita nel 1988 ma, dopo ieri sera, dopo aver visto con quanta sapienza ed umiltà ha reso omaggio a Pirandello, devono anche una meravigliosa trasposizione scenica del capolavoro del grande scrittore agrigentino. Perfetta fusione fra il concepimento di una grande idea e la sua esecuzione. Teatro Bellini - Via Conte di Ruvo 14, 80135 Napoli Per informazioni e prenotazioni: telefono 081/5491266, mail
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
Orario spettacoli: ore 21, mercoledì ore 17.30 e 21, domenica ore 17.30, lunedì riposo Biglietti: da euro 15 a euro 30 Articolo di: Romina Attianese Grazie a: Katia Prota, Ufficio stampa e comunicazione Teatro Bellini Sul web: www.teatrobellini.it |