Dal 31 gennaio al 12 febbraio. Dopo le fortunate esperienze di “Sboom” e “A sud dell’alma”, Maddalena Crippa torna al teatro-canzone, con uno spettacolo che ha segnato molte generazioni, “E pensare che c’era il pensiero”, concepito dal genio di Giorgio Gaber e Sandro Luporini.
Tieffe Teatro Milano in collaborazione con la Fondazione Giorgio Gaber presenta Maddalena Crippa in E PENSARE CHE C’ERA IL PENSIERO di Giorgio Gaber e Sandro Luporini pianoforte Massimiliano Gagliardi coriste Chiara Calderale, Miriam Longo, Valeria Svizzeri arrangiamenti Massimiliano Gagliardi coordinamento musicale Arturo Annecchino regia Emanuela Giordano Maddalena Crippa è forse una delle poche attrici in grado di occupare in modo così peculiare il palcoscenico da rendere quello spazio vivo e allo stesso tempo vuoto, leggero e pesante, ricco e povero, in grado di passare dai toni drammatici a quelli satirici, senza mai perdere la tensione necessaria per rapire e catturare il pubblico. Non si può dire che l’assenza fisica di Giorgio Gaber non si sentisse; no, l’assenza si è sentita e si sente; si sente perché aleggia un fantasma, il fantasma di chi non ha mai smesso di parlare, di chi ha sempre urlato nelle orecchie, anche di chi non ha mai voluto ascoltare, di chi non ha voluto vedere, e l’assenza diventa più forte proprio dove lo spazio è occupato da una forte presenza. Maddalena Crippa non fa Gaber, non lo imita, non lo cerca; sul palco è lei, è lei in rapporto alle parole, alla musica, alle canzoni; Maddalena Crippa è lei in quanto artista in grado di divenire medium, di farsi penetrare e oltrepassare dall’arte ed in questo è proprio lei che lo evoca; lei con la sua forte presenza; lei che, cantando, interpretando le sue parole, ne sottolinea l’assenza. Un’assenza solo fisica, un’assenza che ci fa chiedere: cosa sarebbe stato se avessimo avuto su questo palco questa donna e questo uomo, questi due grandi artisti?! Cosa sarebbe stato? Un risveglio di coscienze attraverso un linguaggio così sublime e reale qual è l’arte. L’arte quando è arte, quando chi si trova sul palcoscenico è presente, è lì, perché è lì che vuole riempire, liberare l’anima e non ha paura, l’arte diviene la più forte di tutte le armi. Maddalena Crippa per un’ora e trenta è lì, davanti agli spettatori, su quel palco, con la sua energia, la sua forza, la sua tecnica e quella voce così particolare, in grado di toccare l’anima di chi è davanti a lei, di chi è dall’altra parte di quel filo che ci tiene a galla, di quel filo che non si può spezzare finchè c’è qualcuno che ha ancora il coraggio di gridare, di parlare, di chi crede che l’incontro in teatro non sia fine a se stesso ma che sia partecipazione, perché libertà è partecipazione, arte è partecipazione. E’ lì, sola, su un palcoscenico vuoto: sola con le note di Massimiliano Gagliardi, sola con le coriste Chiara Calderale, Miriam Longo, Valeria Svizzeri, sola con il proprio vuoto esistenziale, con il proprio diritto-dovere di parlare, di cantare, di recitare il passato e il presente di questo Paese, il passato e il presente della propria sfera di sentimenti, del proprio essere donna o uomo; è sola perché è Nuda, priva di maschere, sola con le parole delle canzoni, con i monologhi, sola con l’essenza di ciò che rimane quando si allontana l’effimero. Il teatro canzone non è un teatro didattico, non vuole insegnare nulla e forse per questo può dire tutto; per sua natura, può comunicare quello che, a volte, non osiamo dire, non vogliamo sentire. Quello che solo l’arte può s-velare. “La realtà è un uccello che non ha memoria, devi immaginare da che parte va….” “Dov’è l’ideologia?....è continuare ad affermare un pensiero e dire che ancora c’è”…“Quello che mi fa più male sono le facce di tutte quelle battaglie che non abbiamo mai fatto”…“Davanti ho solo uno spazio vuoto”…”Bisognerebbe ritrovare le giuste solitudini”…”L’attesa è il retroscena di questa vita troppo piena”…”I sogni sono specchi dell’anima, quando stanno per spiegarsi si interrompono…”. Le mani, le musiche di Massimiliano Gagliardi sono note che volano, che si innalzano in aria creando vortici spazio-temporali, sono vive, sono voce che parla un linguaggio altro; le voci delle coriste, avvolte dall’ombra dello spazio scenico sono voci potenti, lontane, sono voci interne, viscerali e auliche, sono suoni esistenziali, nessun ego, nessun desiderio di apparire, no…voci…voci che si propagano, presenze i cui confini sono ben delineati dall’ombra, da quell’ombra che sola ci può far contattare la luce, quello che esiste al di là del tunnel, al di là e con il vuoto che si sente dentro, che si assorbe da fuori, che fa male, che uccide i sogni e abbatte gli ideali, che cancella le certezze per sostituirle con falsi idoli. Uno spettacolo composto da due parti: la prima “E pensare che c’era il pensiero” e la seconda, che racchiude i bis, i canti “a cappella”, il gioco finale. Un gioco che ha raggiunto vibrazioni sonore così alte da fermare l’applauso del pubblico perché dove c’è verità, dove qualcosa accade non si applaude; ci si ferma, si ascolta e ci si lascia rapire. Teatro Quirinetta - via M. Minghetti 5, 00187 Roma Per informazioni e prenotazioni: botteghino (Quirino) 06/6794585, info 0669924847, mail
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Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21.15, tutte le domeniche ore 17.15 Biglietti: intero €25, ridotto €20 Articolo di: Laura Sales Grazie a: Paola Rotunno e Francesca Melucci, Ufficio stampa Teatro Quirinetta Sul web: www.teatroquirinetta.it |