Un’ora e mezza di pura e galvanizzante gioia, ecco cosa significa assistere a uno spettacolo di David Parsons, che torna con un tour italiano di un paio di mesi circa e a Milano si presenta al Teatro Nuovo dal 31 gennaio fino al 5 febbraio. Sei serate che si preannunciano letteralmente memorabili, grazie ad una compagnia che ha saputo imprimere un segno realmente indelebile ed originale nell’immaginario teatrale collettivo, creando coreografie all’insegna del virtuosismo atletico, della sensualità e di un’energia trascinante e solare.
THE BEST OF PARSONS DANCE artistic director David Parsons executive director David Harrison associate artistic director Elizabeth Koeppen dancers Eric Bourne, Sarah Braverman, Melissa Ullom, Steven Vaughn, Christina Ilisije, Jason Macdonald, Ian Spring, Elena D’amario stage manager Rebecca Josue lighting supervisor Christopher Chambers Da quando ha cominciato a calcare il palcoscenico, quasi trent’anni fa, il magnifico David, agile e statuario, aveva in mente di rivoluzionare la danza moderna come fecero prima di lui personaggi quali Nijinsky, Nurejev e un suo coetaneo, l’atletico Daniel Ezralow. Andrebbe citato pure Moses Pendleton, che ha introdotto la scena ‘animata’ da ballerini capaci di trasformare le immagini visualizzate dal pubblico in puro sogno. David Parsons però non dimentica mai la danza a partire dal classico e le sue coreografie sono colme di leggiadria. In occasione del debutto milanese lo show “The Best of Parsons Dance” ha mostrato quattro coppie di giovani bellissimi, flessuosi, leggeri, capaci di costruire posizioni volanti dove le ragazze si lanciavano tra le braccia dei ragazzi, ammutolendo gli spettatori con la loro incredibile vitalità, i sorrisi e perfino gli attimi di romanticismo con baci di pochi istanti tra una giravolta e una spaccata verticale. Fin da quando fu fondata la Parsons Dance nel 1987, accanto al ballerino-coreografo c’era e tuttora c’è Howell Binkley col suo lighting design, l’uomo che ha inventato non solo i mille modi di rendere cangianti i fondali dai tanti colori ma anche la parte tecnica della performance più attesa e meravigliosa, quella del “volo”, nell’ambito della quale una luce stroboscopica si accende e crea l’inarrivabile magia di un movimento volante del protagonista, assolutamente adorato dagli spettatori che anche in questa occasione si sono espressi con un boato di urla e applausi sfrenati al termine dell’esibizione. Ma “The Best” significa che il coreografo americano, amatissimo da chi lo ha visto per anni sul palcoscenico e ora sostituito magnificamente da altri splendidi esemplari umani, offre non solo citazioni. Difatti proprio il primo pezzo consiste in una prima europea, “Round My World”, con la musica di Woe Keating e gli splendidi costumi di Emily DeAngelis. “Swing Shift”, musicato da Bunch e coi costumi di Mia McSwain, conferma il perchè già dieci anni or sono questi balletti così spettacolari e amabili avessero a ragion veduta regalato uno straordinario successo al loro ideatore. Subito dopo è la volta di “Hand Dance”, con i costumi disegnati dallo stesso Parsons e le musiche di Kenji Bunch e via via altri pezzi anche molto datati ma sempre vibranti di novità, come “Nascimiento” con le musiche dell’omonimo artista brasiliano e i costumi di Santo Loquasto, creato nel 1990. Il momento di “Caught” (che io chiamo “il Volo”) è datato 1982, ha la base musicale di Robert Fripp e il costume di Judy Wirkula mentre, oltre al lighting design di Howell Binkley va senza dubbio menzionato il lighting concept di David Parsons, perché fu lui stesso a pensare questa scena, l’amico Howell a renderla possible: l’immagine di un uomo che vola al buio in cerchio, illuminato da una luce intermittente, resterà nella storia della danza moderna come una delle invenzioni più entusiasmanti! L’effetto sugli spettatori, credo di poter dire a nome di tutti, è il risveglio della meraviglia infantile che pensavamo di aver perduto e invece è ancora lì, costringendo tutti a un urlo liberatorio quando il danzatore ‘atterra’ e si riaccende il faro che lo illumina, sudato e immobile a prendersi i suoi meritati applausi. Non va peraltro dimenticato che apparire così leggeri e volteggiare con apparente facilità per ore, senza mai sbagliare di un solo millimetro i propri movimenti specie in coppia e in gruppo, pena agghiaccianti ruzzoloni, costa minimo otto ore di esercizi terribili al giorno per anni e anni di immani sacrifici. Giusto quindi citare le quattro magnifiche ragazze e i quattro stupendi ragazzi: Eric Bourne, Sarah Braverman, Melissa Ullom, Steven Vaughn, Christina Ilisije, Jason MacDonald, Ian Spring e Elena D’Amario, l’unica italiana, di Pescara e brava quanto le colleghe americane. Ha preso parte a diverse trasmissioni televisive ed è stato proprio in occasione della sua partecipazione alla nona edizione del talent-show “Amici” che David Parsons l’ha vista e provinata, insegnandole nuovi passi e movimenti fino a prenderla in pianta stabile nella straordinaria compagnia che porta il suo nome. Teatro Nuovo - piazza San Babila, Milano Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/794026, mail
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
Orario spettacoli: da martedì a sabato ore 20.45, domenica ore 16 Biglietti: da martedì a venerdì poltronissima € 40, poltrona € 34; sabato e domenica poltronissima € 45, poltrona € 38 Articolo di: Daniela Cohen Grazie a: Lia Chirici, Ufficio stampa VerbaVolant Sul web: www.teatronuovo.it |