Una storia, o più semplicemente un pezzo di vita qualunque strappato a persone (…o personaggi?) in fondo qualunque, anche se rappresentanti di quel “mondo altro” che la televisione costituisce per chi la segue da casa. Scorci di quattro esistenze in cui i concetti di conflitto e di desiderio paiono esser l’ uno necessariamente inseparabile dall’ altro, in un continuo gioco di contraddizione e compensazione che riflette una profonda crisi sociale ed individuale, trattata tuttavia con uno stile accessibile ad un pubblico largamente eterogeneo. In scena al Teatro Quarticciolo il 26 gennaio, replicato il 27 e il 28 al Teatro di Tor Bella Monaca.
Associazione Culturale Foxtrot Golf presenta LA FINZIONE DELLA VITA di Giovanni Antonucci regia Francesco Branchetti con Francesco Branchetti, Isabella Giannone, Laura Garofoli, Roberto Carrubba musiche Pino Cangialosi scene e costumi Cristiano Paliotto Dalla televisione alla scena irrompono i quattro personaggi de "La finzione della vita", commedia dalle tematiche più serie di quanto il genere lascerebbe attendere. Le note di sapore nostalgico che aprono lo spettacolo verranno subito rotte dall' essenza dei protagonisti che continueranno a viverle interiormente, nel conflitto tra ciò che questa società li ha resi, che li ha portati a desiderare di voler essere, e quello che invece, piccola nel loro piccolo, continua ad essere quell’ aspirazione che li accompagnerà in questo cammino. Un desiderio sotteso che per alcuni persevera come tale in un inconsapevole deterioramento della propria personalità di partenza, e in altri si fa sempre più affine al rimpianto di esserne stato, in un certo senso, schiavo. E' una strada in cui il rapporto tra l' avanzare e la perdita di quel sé più remoto va sempre aumentando. Il protagonista, interpretato da Francesco Branchetti, si fa portavoce del percorso che coinvolge tutti i personaggi tranne la moglie, voce rincuorante e punto fisso al quale il presentatore televisivo riesce ad appigliarsi in un relativo equilibrio troppo precario per la posizione ormai raggiunta. In questo senso pare che l' irrimediabilità della condizione dei personaggi sia tanto più salda quanta più strada si portino alle spalle. Emblema di questo processo si fa Laura, a cavallo tra purezza e spregiudicatezza, di fronte al bivio di una strada che qui prende quasi le sembianze di una droga, in cui l’apparente “coraggio” iniziale, confondendosi con la reale incoscienza dei primi approcci, può tramutarsi in passi fatali verso un tunnel senza uscita. Il personaggio, che portando lo stesso nome dell' attrice (stavolta quella reale) pare quasi allargare fuori dall’ambito dello spettacolo l’ inevitabile rapporto tra realtà e finzione, rende la scena una piattaforma di quel “possibile” che coinvolge buona parte delle ragazze determinate a far della recitazione il proprio mestiere, la propria vita, ridotta con tanta facilità a nient’ altro che quella finzionale, che si accontenta di applicare su un bel viso la maschera più piacente ai gusti del pubblico per lo più "casalingo”. Ognuno dei personaggi rappresenterebbe un diverso grado di assorbimento di questo mondo finzionale rispetto a quello della vita reale. Se il presentatore, abbastanza consapevole dei suoi desideri più profondi ed al contempo semplici, resta schiavo della figura conosciuta da tutti (seppur da nessuno fuori dagli studi e dalla scatola televisiva) che giorno dopo giorno li ha soffocati ponendosi ad un livello intermedio, la futura valletta ed il corrotto produttore occupano rispettivamente le fasi iniziale e finale di questa immaginaria linea di passaggio dal mondo reale a quello finzionale. Seppur il testo si basi quindi sull' accentuazione di quest'ultimo carattere rispetto alla genuinità e semplicità proprie di gran parte del mondo attorno lo schermo, la figura del protagonista, nel suo conflitto, contiene in sé quella contraddizione che si fa prerogativa ineliminabile del rapporto tra uomo e società, di cui la televisione rappresenta solo le estreme conseguenze. Il monologo iniziale rifletterà proprio su questo rapporto, da cui emergeranno i desideri irrealizzati di un uomo che in fondo dalla vita avrebbe desiderato molto meno, certo sempre relativamente a cosa si intenda con questo: l' opera si sviluppa proprio sull'inesauribile riflessione tra quello che i sogni rappresentano in ognuno di noi e quello a cui poi vengono a corrispondere nella concretezza. Qui troviamo un protagonista che arrivato alle “cime più alte” ora, quasi solo se non fosse per la presenza della moglie (sicuramente rappresentante del "grado zero" della nostra linea), si pente di non essere rimasto nella casetta sotto quella montagna. Abbattuta quindi l'idea dell' eroe che si arrampica impavidamente verso qualsiasi forma di "grandezza", qui ne troviamo uno che ha già trovato questa dimensione in relazione ad un pubblico, ma che davanti a noi, spettatori che lo osservano da una parete tanto intima quanto aperta (non più tramite la superficie di vetro che lo moltiplica a casa di milioni di persone) può confidare il proprio dramma, che paradossalmente pone radici nel non essere riuscito a raggiungere (o mantenersi legato a) quelle piccole cose che possiede chi lo segue da casa, propria piccola simbolica realtà. Non è un caso il fatto che ci svelerà che gli sarebbe piaciuto svolgere il mestiere di insegnante, apparentemente distante, ma così vicino al ruolo di un uomo che tramite la cattedra di un quiz televisivo possiede il potere di diffondere quanto appreso nell' altro mondo, quello dei "grandi", quello della finzione. Ma questa dimensione che fa particolarmente breccia laddove non vi sia adeguata cultura controbilanciante o manchi quella pienezza affettiva che la tv quasi pare poter colmare, non è allora molto affine all' universo che appare agli occhi di un bambino a scuola? Il processo di crescita dell’ uomo è molto vicino a quello dell’ uomo che “cresce” dentro l’ universo della finzione. Con gli anni un bambino non farà che perdere quella spontaneità la cui assenza sempre più, insieme a tante altre nozioni utili, giuste, educative, o nulla di tutto ciò, lo distanzierà inevitabilmente dalla sua purezza, sempre più deteriorata, dalle sue idee, così confuse con quelle di altre menti manipolatrici, dalla sua volontà, che si restringerà alle limitate possibilità definite dai "grandi" (in qualsivoglia significato) . E la televisione ci viene presentata proprio come la macchina di questo processo, in cui a crescere è solo l' audience, quasi proporzionalmente all' abbassarsi del tasso d' intelligenza richiesto al fruitore e a coloro i quali ad esso debbano rivolgersi. Certo in questo senso con Laura l' autore sfaterà il mito per cui chi offra al pubblico un dolce sorriso e due belle gambe possieda solo quelle ed affini qualità, facendocela conoscere in quel "prima" che resta escluso al personaggio televisivo. L' immagine che ne appare resta tuttavia ciò che possa risultare più gradevole e leggibile al pubblico-bambino. La valletta si fa rappresentante della fase iniziale del processo che porta all' inglobamento totale nella voragine della finzione (una volta divorati, da vittime si passa quasi inevitabilmente a carnefici, il produttore ne è la prova più eclatante), e anche se il sogno di divenir una brava attrice presupporrebbe questo criterio, la tentazione di un successo più "facile" la devierà verso quella finzione ben più lontana dal concetto legato all’ arte drammatica che avrebbe voluto intraprendere. Non è allora un caso che sia proprio il presentatore (logico, se si pensa che il compito sia affidato a colui che incarni, nel suo appellativo, l' atto di "presentare" la “realtà” che attraverso il teleschermo si decide di far apparire) a rivelarci il conflitto che accompagnato dalla musica si protrarrà per tutta la storia. Lo farà con una sorta di pro-mono-logo (insolito che questo tipo di riflessione del protagonista sul “avrei potuto, si sarebbe potuto…” si presenti all’ inizio e non come epilogo, forma classicamente compatibile alla presa di coscienza del personaggio) che insieme alle note di sottofondo, fin dall’ inizio calerà un velo nero a controbilanciare il colore dei quattro personaggi di per sé brillanti. Seppur la tematica induca infatti lo spettatore appena uscito dal teatro rivelatore a ripensare a tutto quel che lo circonda, e che spesso fuori da lì e dentro la scatola tv ne ha rappresentato passivo diletto, la struttura dell' opera in scena trova il giusto equilibrio tra leggerezza dello stile adoperato e serietà della tematica. Essendo quest'ultima assai più scottante di quella che un palco possa riprodurre, i personaggi, a tratti quasi macchiettistici, vengono a condensare in sé la sintesi dei tratti peculiari della categoria di cui si fan prototipi. Tipologie, stavolta, appartenenti alla realtà a cui assistiamo e a quella che ci viene celata, più che legate alle categorie sviluppatesi nella storia del teatro. Impossibile non rilevare nel loro linguaggio la forte influenza che l' ambito professionale dell' autore ha segnato sulla sua scrittura e sulla voce dei personaggi che le danno vita. Lo stile a cui fanno riferimento è molto vicino a quello che siamo abituati a sentire in tv, contribuendo così a completare quel connubio tra vita e finzione, mettendoci davanti un mondo che ne rappresenta un altro attraverso due linguaggi solo apparentemente contrapposti ma che trovano stavolta luogo dove convivere. Il teatro si farà quindi ambiente in cui discutere della tv senza discuterne direttamente, rendendosi tv pur restando teatro, lasciando in questo definito ed indefinito connubio-contrasto, ad ogni spettatore, la possibilità della più personale riflessione, un po' come avviene guardando la televisione, senza un necessario arduo impegno intellettuale. Teatro Biblioteca Quarticciolo - via Ostuni 8, Roma Per informazioni: telefono 06/45460705, mail
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Teatro Tor Bella Monaca - viale Duillio Cambellotti, Roma Per informazioni: telefono 06/2010579, mail
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Biglietti: € 10,00 intero, € 5,00 ridotto (possessori Carta Bibliocard, studenti fino a 25 anni e over 65), € 2,00 per bambini fino alla quinta elementare Articolo di: Carmen Abanese Grazie a: Amelia Realino, Ufficio Stampa Teatri di Cintura Sul web: www.teatrobibliotecaquarticciolo.it - www.teatrotorbellamonaca.it |