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Posta Prioritaria - Teatro Trastevere (Roma) Stampa E-mail
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Recensioni spettacoli teatrali/eventi
Scritto da Ilaria Guidantoni   
Lunedì 30 Gennaio 2012 17:35
Posta Prioritaria

Il teatro da vivere, in una piazza al chiuso per discutere, oltre che per vedere. Un varietà attualizzato frizzante, scorrevole e garbato: bravi gli interpreti sia come attori sia come lettori dei quattro racconti in agro-dolce: al centro il rapporto di coppia al tempo della deriva dei costumi. Ironia, sane risate, senza sboccature, con lo sguardo che taglia trasversalmente la società in ambienti molto eterogenei. Epicentro del sisma: la Capitale.

 

 

Chièdiscena presenta

POSTA PRIORITARIA

liberamente tratto dall’omonima opera di Gianfranco Calligarich 

con Giovanna D’Avanzo, Alessandra Di Tommaso, Claudia Filippi, Manuele Gallico, Simone Gallico, Guido Lomoro, Cristina Longo, Carolina Luzzi, Laurent Maire Vigueur, Claudia Malgherini, Lucia Rossi, Daniele Trovato

alla fisarmonica Gianni Mirizzi

adattamento e regia Marta Iacopini

organizzazione e produzione Guido Lomoro

 

Vivere il teatro, sempre. E’ questa l’idea della compagnia teatrale Chièdiscena e per concretizzarla dodici attori ed un musicista hanno portato in scena domenica 29 gennaio al Teatro Trastevere di Roma, “Posta Prioritaria”. E’ la prima di sei puntate (i prossimi appuntamenti sono fissati per il 26 febbraio, 1° e 29 aprile, 20 maggio e 10 giugno).

Piccolo teatro nel cuore di Trastevere, molto curato, reso un vero e proprio salotto da questa compagnia molto affiatata. Si è accolti in sala da attori-maschere: uomini in nero e donne, pure, con abiti eleganti, tuffandoci così pur essendo al mattino, in un’atmosfera serale, resa suggestiva dalla fisarmonica che comincia a suonare, ritmi e musiche note, melodie retrò. Bella l’interpretazione, con qualche concessione a sonorità sperimentali nel debutto, quasi a sottolineare che lo sfondo è classico al di là dei tempi, luoghi e modi che cambiano. Il rapporto di coppia, tra piccole gioie e grandi dolori, è il tema portante della vita in ogni dove.

Le ‘maschere’ che accolgono gli spettatori, chiacchierano in un gioco di familiarità: come fossimo invitati in una casa per il pranzo della domenica. Poi gli attori si fanno distanti e cominciano a camminare, incrociando gli sguardi con il languore e l’ammiccamento di un tango e ognuno pronunzia una parola, quindi una frase, a voce sempre più alta, come un mantra nevrotico. Quattro le frasi o gli spezzoni riconoscibili nei quattro racconti, come “è stato un bellissimo novembre quest’anno a Milano” o qualcosa farfugliato sulla “promulgazione della nuova legge sul lavoro”.

“Posta Prioritaria” è una raccolta di racconti costruiti su brevi scambi epistolari, tratta dall’omonima opera di Gianfranco Calligarich, chiave originale di leggere una storia, mantenendo vivi e in presa diretta tutti i punti di vista. Storie a volte strampalate come può essere la vita reale, a volte crudeli, spesso comiche e ammantate di paradosso dove non manca il gusto per lo humour nero, o quanto meno amaro, e per il colpo di scena.

La scena è occupata da quadri dipinti a tinte forti e gli attori si alternano a due/tre/quattro per ogni racconto, mentre gli altri restano in scena come parte della coreografia, ripetono parole, o gesti. Ogni particolare è armonico, curato e pesato, dai fogli stracciati alla fine della lettura della corrispondenza nel secondo racconto e lanciati come coriandoli, all’aeroplanino di carta fatto volare dal palcoscenico per segnare ironicamente la dipartita del conte, ridicolo nel suo giovanilismo – con la mania dello smoking sulle scarpe da ginnastica per far colpo sulla giovane segretaria – tanto da meritare un addio con un gioco da bambini.

Il primo racconto è dedicato alla richiesta di una raccomandazione da parte di una giovane  e avvenente cassiera – con un bel seno e unghie laccate rosso sangue - del bar della Camera dei Deputati per il trasferimento del marito da Pordenone a Roma. Gag note, dalla finta(?) ingenuità devota della moglie, ai ricatti tra i politici: non si fa mai nulla per nulla, tra scambi di silenzi e nomine immeritate ma convenienti.

Il secondo ad un marito ingenuo e maniaco dell’ordine e della pulizia, innamorato di una moglie stufa dell’asfissia coniugale che non riuscendo a fuggire pur essendosene andata – Padova si sa, è una piccola città di provincia: “Non cercarmi. Potresti rischiare di incontrarmi”. – decide di eliminarlo per sempre dalla propria vita… e non solo.

Una quotidianità perfino banale tanto a risultare incredibile e surreale. Ne esce un sorriso spontaneo, vero, che lascia il gusto dell’amaro.

Poi lo zoom si concentra nel terzo racconto su una coppia d’alto lignaggio, un po’ agé, un marito conte, arrogante e presuntuoso, narciso fino al ridicolo che disprezza la moglie. Elena ricambia amore e odio, in egual misura, servendo un piatto in agrodolce anche per il suo funerale. “Farai una bella figura comunque”, gli dice restando ad osservarne il corpo e lo ‘rassicura’ che non lo lascerà (in pace, ndr) neppure da morto, seguendolo ovunque, fosse anche all’inferno, come ha promesso da giovane: mai nessun altro uomo.

Infine, eccoci di nuovo a Roma, giunti al quarto racconto, a due passi dal teatro, in Viale Trastevere in un’assolata città deserta alla vigilia del Ferragosto. Una giovane coppia in crisi dopo appena un anno di matrimonio. Virginia è una poetessa, almeno sedicente tale, morsa dal dubbio angoscioso sull’amore verso il marito, con fraseggio trasteverino e giarrettiera esposta, consolata da un amico previdente, premuroso, forse troppo; e inseguita dal marito, focoso, coatto camperista, poco poetico ma certamente sinceramente innamorato. Fa da contorno il bizzarro particolare noir rappresentato da un sequestro di cani.

Gli attori escono di nuovo sulla scena per l’applauso, come camerieri di una serata d’alto bordo, portando ciascuno un vassoio di aperitivi salati e dolci che guidano lo spettatore verso il brindisi. Anche su questo versante scelta raffinata e in tono.

Esperimento riuscito e gustoso, in tutti i sensi!

 

Teatro Trastevere - via Jacopa da Sette Soli 3, Roma

Biglietti: 11€ (spettacolo e aperitivo) + 2€ (tessera associativa)

 

Articolo di: Ilaria Guidantoni

Grazie a: Rocchina Ceglia, Ufficio stampa MixTape

Sul web: www.teatrotrastevere.it

 

 

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