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Carmen - Teatro Italia (Roma) Stampa E-mail
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Recensioni spettacoli teatrali/eventi
Scritto da Ilaria Guidantoni   
Sabato 28 Gennaio 2012 22:58
Carmen

Dal 24 al 29 gennaio. Se l’innovazione è rilettura filologica, la “Carmen” di Fredy Franzutti è decisamente innovativa: il romanticismo francese ottocentesco legge la Spagna. Un lavoro di grande raffinatezza, armonico nella sua visione d’insieme, ricco, senza ridondanze; precisione e virtuosismo della danza classica, come ormai si vede di rado, uniti ad una recitazione fortemente espressiva. Uno spettacolo nel quale nulla è lasciato in disparte. Strepitosi i costumi.

 

 

Il Balletto del Sud presenta

CARMEN

coreografie e regia Fredy Franzutti

da un racconto di Prosper Mérimée

musiche di Bizet, Albeniz, Chabrier, Massenet

scene Francesco Palma

costumi Eugenio Girardi

con Elena Marzano (Carmen), Carlos Montalvan (Josè), Alessandro De Ceglia (torero Escamillo), Daniele Chiodo (Zuniga, capitano delle guardie), Jennifer Del Fanti (Micaela, primo amore di Josè)

e con gli altri danzatori del Balletto del Sud: Bilyana Dyakova, Nikolina Karageorgeva, Chiara Mazzola, Giulia Bresciani, Massimiliano Rizzo, Emanuele Cazzato, Nicola Lazzaro.

 

Il Balletto del Sud, nella capitale dal 24 gennaio al Teatro Italia fino al giorno 29, porta in scena “Carmen”. La produzione di quest’opera risale al 2008 e porta la firma coreografica di Fredy Franzutti che ha voluto raccontare una Carmen sempre seducente, ambientata in una terra spagnola dalle forti tinte esotiche, risaltate dalle straordinarie musiche di Bizet affiancate da opere di Albeniz, Chabrier e Massenet. Il Balletto del Sud ha viaggiato con “Carmen” per oltre quaranta repliche in due anni in Italia e nel 2010 è andato in replica per ben sei volte a Tirana in Albania.

“Carmen” torna alle origini con il coreografo salentino ed è proprio questa “L’innovazione – ci ha raccontato nella sala ancora vuota, prima dell’inizio dello spettacolo – ovvero il ritorno alle origini pensando al palcoscenico come ad una macchina del tempo e dello spazio”.

CarmenE’ il trionfo del balletto romantico francese, dato che il primo librettista dell’opera omonima era francese, Prospèr Merimée, così anche la cultura e l’ambientazione spagnola vive di un esotismo che lo sguardo dello straniero esalta e nello stesso tempo filtra e colora con le proprie tonalità.

“In effetti nel tempo – ci ha spiegato il coreografo - è stata interpretata spesso in chiave moderna. La sensualità di Carmen è stata vista come un elemento di modernità, unito poi alla morte sul palcoscenico, che anticipa un elemento verista. Per questo la vicenda è stata trasferita nel Novecento a partire dall’epoca franchista”.

La scenografia in tal senso è eloquente: il quadro della danza delle zingare, con il fuoco acceso, non può che riportarci ai dipinti di Delacroix. Come non pensare alle Femmes d’Alger dans leurs appartements? Dove in effetti la Spagna è quel crocevia di culture che sotto Alfonso X prosperò con l’integrazione di musulmani, cristiani ed ebrei. In effetti i dipinti che vestono la scena ammiccano ad un certo orientalismo che prelude al decadentismo francese e che a quel tempo già si respirava probabilmente in terra di Francia; nello stesso tempo raccontano una cultura del Mediterraneo del sud, che ricorda i palazzi arabi e gli hammam che proprio attraverso la penisola iberica filtravano in Europa. La scenografia è del pittore Francesco Palma, realizzata a partire dai bozzetti originari della Carmen operistica. Innovativa nella ricostruzione dato che la scenografia dipinta è quasi scomparsa, conferendo alla scelta di Franzutti una nota preziosa. La ricchezza dell’impianto e dei costumi, anche l’uso sporadico quanto possente della voce, grido – eco del grido berbero delle donne del deserto – così come di brani musicali – enfatizzano l’accostamento all’opera lirica.

Sapiente l’uso delle luci, tagliente, pungente, sottolineatura guida a enfatizzare i particolari, fin dai primi passi, una danza del ventaglio, dove in un passaggio filtra radente sotto i ventagli stessi, vibranti come piume. Un’illuminazione non classica che non tende ad essere uniforme sulla scena o tipicamente di accentuazione del personaggio, della scena o del gesto più importante; piuttosto si muove a contrasto o su un particolare minimo, come la ruche bianca che orla un abito bianco e nero delle danzatrici nell’ultima parte della rappresentazione.

CarmenI costumi sono una delle cifre distintive dello spettacolo, sontuosi, vari, originali, con un accostamento di colori, forme, particolari d’ornamenti che denotano ricerca, raffinatezza, senza mai un eccesso. Tanti e variegati, esplodono in una festa nel femminile, non penalizzando gli abiti maschili, né i costumi militari, né quelli in particolare degli zingari; e, ancora, il torero con un bolero finemente ricamato e nappe sulla calzamaglia: simboli che non eccedono nella riproposizione del costume folcloristico troppo riconoscibile. Nel primo atto da notare gli abiti romantici bianchi che ricordano il costume salentino; e l’abito azzurro a balze della fidanzata di Josè che esprime, accompagnato dal paniere foderato della stessa stoffa, tutta la dolcezza di una brava ragazza innamorata. Carmen e le altre sigaraie si vestono e si travestono con fogge ricche e sgargianti, enormi gonne rosse e gialle a ruota strette in vita da fasce colorate che ricordano in parte anche le sciarpe indiane; e ancora sono nei costumi tradizionali che nella versione bianco e nero diventano abiti da sera su ispirazione spagnola che potrebbero essere indossati da raffinate dame parigine in cerca di esotico. Nelle ultime scene Carmen è seducente e ammiccante con una camicia di seta di grande modernità, con le spalle scoperte, che scende morbida ed essenziale a sottolineare sensualità, ma anche durezza e scherno nell’espressione della zingara che ritrova tutto il proprio animo ribelle. La sua aggressività è sottolineata da una cintura alta rossa, con una punta che scende verso il basso. Indimenticabili gli abiti arancio e viola in un ‘girotondo’, nel quale uomini e donne si intrecciano e si confondono con i colori e gli scialli.

Venendo alla regia, si nota il senso dell’unicità, cifra dell’arte di Fredy che da coreografo è diventato un vero e proprio regista, scenografo e costumista, senza sostituirsi alle professionalità artigiane che collaborano alla realizzazione dei suoi spettacoli, ma creando in un unico lo spettacolo dalla a alla z.

Interpretazione recitativa espressiva, tragica, forte, senza volgarità né prevaricazioni sulla danza che accompagna sempre come un deuteragonista. I corpi seguono la scelta della versione romantica e il rigore della danza classica, tuttavia con un aspetto ginnico soprattutto nella prima parte e nei ruoli maschili che conferisce all’insieme una certa modernità, senza conflitto stilistico. Rigore, disciplina, attenzione al particolare soprattutto nella gestione morbida ma composta delle mani e della breccia. La scena che mima l’amore tra Carmen e Josè è un compimento di grazia, forte, travolgente e perfino struggente, senza che nulla di greve si profili.

Guardando alla “Carmen” di Franzutti, si pensa che la danza abbia ancora una lunga storia davanti a sé e molto da svelare di un passato che non suona come ripetizione.

 

CarmenFacendo luce sulla coreografia di Fredy Franzutti, gli abbiamo chiesto con quale spirito è nato il Balletto del Sud. “La volontà originaria – ci ha spiegato – era di costruire un ‘prodotto’ di qualità in terra di Puglia, dove ancora nel 1995 all’epoca della nascita della mia compagnia, non era scontato, La mia ricerca è stata tra professionalità provenienti da una preparazione alta internazionale; così all’inizio era un gruppo fortemente variegato con pochi italiani. Avevo l’ambizione di fare vedere la Puglia in giro per il mondo, non limitandomi ad esportare un made in Italy ma un preciso spirito del sud. Per questa ragione la mia ispirazione parte dalle nostre tradizioni, spesso dall’Opera lirica; altre volte dalla tragedia greca antica; o dal filone antropologico popolare; o ancora dal contatto con gli elementi della mediterraneità. Infine era un’opportunità di dare lavoro qualificato”.

Cosa ti ha spinto a sovrintendere a tutti gli aspetti dello spettacolo? “Il bisogno di unicità e unitarietà intesi come armonia. Ci possono essere contributi, suggerimenti e ci devono essere competenze specifiche ma un balletto non può essere la risultante di un assemblaggio di componenti pensati distintamente”.

Cosa ti interessa sottolineare nella danza? La tua priorità? “Non c’è nessuna intenzione. Tanto più che nella danza non c’è la parola: ogni spettatore interpreta il proprio balletto che è quello che ognuno di noi vede. I corpi si muovono sul palcoscenico come statue rotte e la fantasia ricostruisce le parti mancanti”.

Come Proust diceva del romanzo: ogni lettore scrive un nuovo libro leggendolo.

Qual è il tuo prossimo progetto? “Nel 2012 ci saranno “Le quattro stagioni” di Antonio Vivaldi e “Fedra”, ispirata al testo di Gabriele D’annunzio”.

 

CarmenFredy Franzutti, Fondatore del Balletto del Sud nel 1995, ha creato per la compagnia un repertorio di circa 30 spettacoli traendo spesso spunto dal repertorio classico. Un curriculum quello del coreografo e regista salentino che si avvale di moltissime collaborazioni come ad esempio quella di Beppe Menegatti per la ricostruzione dei balletti perduti e di Carla Fracci, che lo vuole all’Opera di Roma per l’allestimento di “Caterina la figlia del bandito”, “La Figlia del Danubio” e “Baccus e Arianne” di Albert Russe. Ha creato coreografie inoltre per étoile internazionali come Lindsay Kemp, Luciana Savignano, Alessandro Molin, Giuseppe Picone, Xiomara Reyes, Vladimir Vassiliev e ha collaborato anche con la storica della danza Vittoria Ottolenghi per diverse edizioni della Maratona Internazionale della Danza. Una carriera a tutto tondo quella di Fredy Franzutti, amante del perfezionismo, oltre la coreografia, regista, scenografo e costumista.


Teatro Italia – via Bari 18, Roma

Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/44239286, mail Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

(botteghino: dal lunedì al sabato dalle ore 10 alle 20 - domenica e festivi dalle 11 alle 13 e dalle 15 alle 20)

Orario spettacoli: ore 21, sabato 28 doppia rappresentazione ore 17 e ore 21

Biglietti: intero € 25 (comprensivo di € 2,00 di prevendita)

 

Articolo di: Ilaria Guidantoni

Grazie a: Ufficio stampa compagnia Balletto del Sud

Sul web: www.teatroitalia.info

 

 

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