Dal 24 al 29 gennaio. In scena al Teatro Verdi l’epopea tragica della campagna di Russia raccontata con passione e sincera partecipazione emotiva dal giovane cantautore romano Simone Cristicchi, che in questa circostanza scopriamo nelle vesti di attore credibile e profondamente empatico, con la magistrale regia di Alessandro Benvenuti.
Produzione Big Fish Teatro presenta Simone Cristicchi in LI ROMANI IN RUSSIA Racconto di una Guerra a Millanta mila Miglia testo Elia Marcelli regia di Alessandro Benvenuti adattamento teatrale Marcello Teodonio musiche e sonorizzazioni Gabriele Ortenzi/Areamag scenografia Emiliano Zappalà luci e audio Stefano Iacovitti costumi Sara Quattrini Ha 34 anni ma ne dimostra molti di meno. Simone Cristicchi conserva il facciotto da adolescente, gli occhi espressivi e giocosi, l’atteggiamento goffo di chi ancora non è cresciuto del tutto. Invece ha vinto il Festival di Sanremo nel 2007 con una canzoncina ridicola, “Ti regalerò una rosa” per poi impegnarsi a raccontare i disagi dei malati di mente. Da ragazzino era un illustratore fantastico e sembrava potesse diventare un disegnatore di fumetti. Il militare lo ha fatto da obiettore di coscienza, poi da volontario in un centro d’igiene mentale, infine solo più tardi si scopre cantante e musicista. Scrive e alla fine recita. Come? In modo straordinario, come dimostra a Milano per pochi giorni al Teatro Verdi dal 24 fino al 29 gennaio con un monologo diretto da Alessandro Benvenuti, “Li Romani in Russia, Racconto di una Guerra a Millanta mila Miglia”. Scritto in versi da Elia Marcelli, questo coinvolgente lavoro teatrale è stato presentato a Mosca nel 2010 all’interno di una rassegna internazionale del monologo, tenutasi al Teatro Na Strastnom. Con una parlata romanesca guascona e giovanile, il protagonista è un ragazzo che fa il militare ai tempi della seconda guerra mondiale e, proprio prima di illudersi che sia giunto il momento di tornare a casa, al battaglione arriva l’ordine di prepararsi per andare a Mosca, in Russia, poiché la guerra si sta vincendo e tocca pure agli italiani mettersi in mostra, “con la cravatta e l’uniforme in ottime condizioni”. Sarà “una passeggiata”, promettono i capoccioni. Sarà invece un esercito di straccioni sopravvissuti alle fatiche, alla miseria, agli stenti e a una guerra impari quello che arriverà ad affrontare ‘General Inverno’ in Russia, con temperature dai 30 ai 50 sotto lo zero e nemmeno un goccio d’acqua da bere. Simone Cristicchi appare seduto con una coperta addosso, è ora un uomo già vecchio che parla ai suoi nipotini: “Ho 60 anni e siccome, nipoti e figli miei, soldi da lassà nun ne tengo, ve lasso un po’ di verità”. Così il racconto altro non è che una testimonianza vividissima, poetica e straziante di quanto poco i ragazzi che facevano i militari potessero davvero avere a che fare con tutto l’orrore di guerre a loro sconosciute. Però dovettero farle e furono decimati da fame, freddo, malattie e fuoco nemico, mentre i sopravvissuti tentavano di salvare la pelle e talvolta un amico, se mai possibile. “A Giggi, Mimmo, Peppe, Nino… dove siete?” grida il ragazzo guardandosi attorno in quel deserto di ghiaccio. Lo spettacolo è intervallato da attimi al buio in cui si sentono i messaggi deliranti della propaganda che passava alla radio dell’epoca, con cui si faceva credere al popolo che il paese fosse condotto verso l’onore e la vittoria. Invece ci si riduce persino a mangiare i muli, che prima di morire sotto i coltelli dei padroni guardano con occhi da amici spaventati, e si chiedono perché tutto questo sta accadendo. L‘autore è davvero bravo a mantenere sempre la rima e a non far mai cadere la tensione del racconto, di quegli squadroni partiti col caldo asfissiante dell’estate per giungere a marce forzate sempre in meno verso l’inferno di ghiaccio. Vedere compagni e persone amiche cadere sotto il fuoco nemico o per troppa fatica trasforma i ragazzi in esseri senza più anima, paralizzati dagli eventi, incapaci di comprendere le ragioni di tanto orrore. I cadaveri congelati che si coprivano di neve sono l’ultimo sguardo del ragazzo che tornerà solo fino a casa, per sentire alla radio che “La parola d’ordine è VINCERE e noi vinceremo!”. La voce di Mussolini è l’ultima bestemmia. Applausi sia a scena aperta sia, scroscianti, al termine, meritatissimi. Teatro Verdi - via Pastrengo 16, Milano Per informazioni: telefono 02/27002476, mail
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Prenotazioni: orario da lunedì a venerdì 10/13 -14/18 Biglietti: intero € 20, ridotti € 14/10, mercoledì € 10 Vendita on-line: www.vivaticket.it (con diritto di prevendita) La Biglietteria presso il Teatro Verdi è aperta solo nei giorni di spettacolo: orario martedì – sabato 18.30/20, domenica 15/16.30 Articolo di: Daniela Cohen Grazie a: Ufficio stampa Teatro del Buratto Sul web: www.teatrodelburatto.it |