Dal 17 al 29 gennaio. Ancora una volta Gianni Clementi non si smentisce e con “Le belle notti” riesce, con la sua scrittura drammaturgica diretta ma al tempo stesso elegante ed efficace, a condurci in uno spaccato della nostra storia che ha segnato indelebilmente il nostro modo di essere negli anni a venire: il periodo del movimento studentesco e del fermento sociale della fine degli anni Sessanta.
LE BELLE NOTTI di Gianni Clementi con la Compagnia dei Giovani del teatro Ghione: Donatella Barbagallo, Ludovica Bei, Andrea Bizzarri, Giuseppe Calamuci, Manitta Roberto, Capitani Alessandro De Feo, Andrea Fachinetti, Flavia Faloppa, Claudia Ferri, Aurora Giuliani, Guido Goitre, Carlo Mangiafesta, Matteo Montaperto, Jenny Negrescu, Alida Sacoor, Ariele Vincenti, Sara Zappalà regia di Claudio Boccaccini aiuto regia Massimo Cardinali assistente alla regia Marzia Verdecchi costumi Lucia Mirabile L’idea parte dal voler descrivere la storia di un gruppo di studenti che, mossi da ideali come l’autodeterminazione o la volontà di sdoganarsi dal conservatorismo culturale della classe sociale dominante rappresentata dai professori in ambito sociale piuttosto che dai genitori in ambito privato, decide di occupare un liceo della Roma bene, il Dante Alighieri. La scuola diviene così un luogo in cui si ripropongono tutte le potenziali dinamiche di un microcosmo autonomo dove, al di là degli ideali che li motivano, i ragazzi al grido di “Comandante Che Guevara” si dovranno confrontare con aspetti, di minore presa ideale ma indubbiamente di altrettanta necessità, come l’organizzazione dei pasti, i turni per le pulizie, la gestione di innamoramenti, la passione per il calcio e la conseguente imprescindibile necessità di conoscere i risultati delle partite. Insomma un piccolo sistema sociale che, per certi versi, ripropone le stesse dinamiche di quello che si prefiggono in qualche modo di combattere. La condizione estrema dell’occupazione porta altrettanto all’estremo quelli che sono i caratteri dei singoli personaggi: dall’idealismo del capo, alla passione della ragazza che se ne innamora, dalla superficialità di chi si è avvicinato forse solo per spirito di avventura fino ad arrivare a chi, perseguitato dall’autoritarismo del proprio padre, riesce a vincere la propria debolezza imponendo in un urlo, forse appena accennato ma comunque coraggiosamente dichiarato, la propria identità. Ed è proprio nella capacità di articolare i rapporti tra i personaggi basati su dialoghi intelligenti e mai scontati e nell’inserirli in situazioni che ne amplificano gli effetti, che Gianni Clementi, coniugando profondità tematica ad ironia linguistica, riesce a regalarci con straordinaria efficacia spaccati di un periodo storico che, per chi non lo ha vissuto, forniscono un occasione preziosa per non dimenticare. Infatti, nel secondo atto, lo sguardo dell’autore si rivolge proprio a chi in quegli anni non era ancora nato, e così immagina che trent’anni dopo altri studenti si barrichino nella stessa scuola vivendo analoghe dinamiche e analoghe situazioni ma con motivazioni, approcci ed ideali diversi. Di lì a poco si scoprirà che quegli studenti non sono altro che i figli dei ragazzi che si barricarono nella stessa scuola nel ‘69, offrendoci la possibilità, non solo di mettere a confronto generazioni diverse, ma anche di valutare gli esiti della ribellione di quella degli anni Sessanta. Certo le generalizzazioni sono sempre pericolose e non forniscono una completezza di elementi per una valutazione compiuta, tuttavia nel confronto di generazioni emerge sicuramente una differenza di valori e di convinzione degli stessi che, senza voler minimamente esprimere giudizi di merito, dimostrano come le istanze sociali e i valori che le sottendono sono indiscutibilmente figli dei tempi. Ulteriore motivo di riflessione è fornito da come, attraverso i loro figli, veniamo a conoscenza degli esiti dei percorsi dei protagonisti dell’occupazione sessantottina e della loro omologazione a quei principi che tanto avevano combattuto. Chissà se poi questo debba essere visto come una sconfitta, chi può dirlo, certo quello che emerge è comunque un atto di denuncia nei confronti di tutte quelle esasperazioni che, strumentalizzando anche i più sani principi, non fanno altro che produrre sofferenze e ingiustificabili stragi. Non mancherà un finale in cui, di fronte al prospettarsi di esiti drammatici, la speranza verrà riposta in un sogno, sì uno di quelli che ognuno di noi deve avere la possibilità di “sognare” nelle proprie “belle notti”. Teatro Ghione - via Delle Fornaci 37, 00165 Roma Per informazioni e prenotazioni: botteghino 06/6372294 tutti i giorni dalle 10 alle 14 e dalle 16 alle 19, mail
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Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 17 Biglietti: platea intero 23 € (+ 2€ prevendita), galleria intero 18 € (+ 2€ prevendita) Articolo di: Dino De Bernardis Grazie a: Moreno Sangermano, Ufficio Marketing e Comunicazione Teatro Ghione Sul web: www.teatroghione.it - http://www.facebook.com/lebellenotti |