“Lettera al padre” di Franz Kafka, nell’adattamento teatrale di Gabriele Linari, torna in scena a Roma, al Circolo degli Artisti. Un’opera che ha una storia lunga e complessa: va in scena dal 2004 ed ha entusiasmato centinaia di spettatori. Un testo letterario bellissimo e intenso che nella versione teatrale trova una sua specifica natura ed un taglio che, sebbene fosse già insito allo stato embrionale nel racconto epistolare, sulla scena esplode in tutta la potenza del dolore, dell’inadeguatezza, dell’impotenza, del vivere sempre all’ombra e non riuscire ad essere se stessi, quello che si sente.
Anomalox Test Teatrali Non Convenzionali Performers in via di estinzione presenta Gabriele Linari in LETTERA AL PADRE di Franz Kafka Il lavoro è strutturato come un lungo monologo liberatorio; liberatorio per l’anima del protagonista che scava nelle proprie viscere e in quelle viscere si perde come se stesse attraversando un labirinto nei cui angoli sono nascoste altre paure, altri ricordi, altre vite, pronte solo a voler essere animate. Il monologo-confessione al padre va nella direzione di un ripiegamento dell’Io su se stesso, sulle proprie paure che non permettono alla struttura corporea di essere presente, di tendere verso l’altro e all’animo di tendere verso l’orizzontale, il relazionale, il sociale. Unica via di fuga in questo buio relazionale e dei pensieri è, per lo stesso Kafka, la scrittura. La fuga in una realtà parallela dall’atmosfera cupa, dai toni quasi allucinanti, dalle ombre giganti, dai paradossi, dagli specchi deformanti, dove ogni metamorfosi è possibile, ogni strada è un labirinto, una porta da aprire verso l’ignoto del già vissuto; di quel vissuto che ancora è, e condiziona il presente. Uno spettacolo bellissimo, privo di note stonate dove la regia, la bravura tecnica dell’attore che dona tutto se stesso sulla scena, il disegno luci, la scelta degli oggetti scenici che non sono oggetti ma diventano parti integranti del corpo dell’attore, della storia, contribuiscono a creare un unicum prezioso e coinvolgente. Nulla, nulla per tutta la durata dello spettacolo è sottotono, non ci sono “scivolate”, ogni pezzo si lega all’altro, nasce dalla chiusura del precedente in una fusione che avviene a livello emotivo non solo nell’attore ma, anche, nello spettatore. Lo spettacolo viene articolato in quattro parti: il racconto di Odradek, la lettera vera e propria, la metamorfosi in Gregor Samsa, le riflessioni tratte dalla lettera. La scena si apre con il racconto delle preoccupazioni di un padre di famiglia per il proprio figlio e viene presentato un animale inimmaginabile, Odradek, strano essere senza una forma definibile. Un bravissimo e intenso Gabriele Linari che si dondola su un cavalluccio di legno e gioca con le sue mani, animandole per aprire scenari. Dopo questo primo momento si passa alla lettera vera e propria: un’accusa timida, quasi timorosa di un figlio al proprio padre; timida ma disperata, di chi sta esplodendo, di chi non riesce a vivere il presente ed è ancora dentro a ricordi ed immagini del passato. Il giovane Kafka accusa il padre, Hermann, non di violenza fisica ma di avere instaurato con i propri figli un rapporto il cui tratto essenziale è stato costituito da una delicatezza quasi inesistente, un’ironia ai limiti dell’arroganza, una quotidiana indifferenza per le particolarità dei propri figli, per i loro interessi e azioni. In Kafka brucia un continuo ed esasperato tentativo di raggiungere quel padre sempre più lontano, sempre più alto come una montagna da guardare dal basso e alla quale non ci si può avvicinare, al cui solo sguardo si prova un forte dolore e un senso di inferiorità e di rifiuto. Un’ombra che scompare appena si affievolisce la distanza. Dopo questa prima parte i cui toni principali sono drammatici, quasi commoventi, si passa senza interrompere nulla, ad un pezzo tratto dalle Metamorfosi, un momento di gioco creativo, ironico. Un’ironia che fa da contrappunto alla realtà, ad una realtà descritta dai toni squallidi, grigi, bui. Due ombrelli neri trasformano il giovane Kafka in Gregor Samsa che si sveglia nel suo letto deformato, trasformato in un insetto; in un enorme scarafaggio, che con grande difficoltà si deve alzare dal letto ed affrontare la famiglia. L’ultimo blocco dello spettacolo si articola su delle riflessioni tratte dalla lettera, in particolare sugli effetti di atteggiamenti violenti del genitore che con un simbolo semplice come il lancio della mela si esplica in indifferenza, aggressività, sarcasmo… Solo raramente si affaccia una piccola e flebile luce di umanità, di pace, di attenzione. Le musiche particolari, filo di collegamento tra i vari pezzi, che accompagnano e sono parte integrante del racconto sono composizioni originali di Jontom. Gabriele Linari, regista ed attore, dimostra in questo lavoro le sue grandi capacità artistiche, la sua creatività, la padronanza del corpo, dello spazio scenico e dell’uso degli oggetti che gli è propria. Una scala, un cappotto, una camicia, le proprie mani divengono con lui un mondo nuovo, animato, evocativo. Tra i momenti più belli, l’incontro con l’ombra, il momento del singhiozzo, il lavoro con la scala e quello con i libri. Un testo quanto mai attuale, specchio delle dinamiche genitori-figli, del vissuto che spesso accompagna l’adolescenza o l’infanzia, un periodo bello e allo stesso tempo difficile in cui basta poco per non sentire e non costruire la propria identità. Per introiettare mostri che scavano dentro le viscere la propria casa e il proprio bisogno di essere alimentati. Perdere la possibilità di vedere questo lavoro è un vero peccato….perchè non capita sovente di uscire da un teatro colmi di emozioni, di sensazioni, con le lacrime e le risa sullo stesso volto; con la sensazione che in quello che si è visto in scena vi sia stato un vero e proprio atto di amore in cui nulla è stato risparmiato. Essere attore è fare ogni giorno un atto d’amore ma, spesso, questo lo si dimentica e lo spettatore esce dal teatro più povero e vuoto di quando è entrato. Circolo degli Artisti - via Casilina Vecchia 42, 00182 Roma Roma Per informazioni: telefono 06/70305684, mail
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Articolo di: Laura Sales Grazie a: Ufficio stampa Sabrina Dodaro Sul web: www.lascaletta.webs.com - www.circoloartisti.it |