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A che servono questi quattrini? - Teatro Mercadante (Napoli) Stampa E-mail
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Recensioni spettacoli teatrali/eventi
Scritto da Italia Santocchio   
Sabato 21 Gennaio 2012 12:39
A che servono questi quattrini?

Dal 17 al 22 gennaio. “A che servono questi quattrini?” è sicuramente un tuffo nel passato, che consente di rivivere quel buon gusto, quasi eterno si spera, del teatro tradizionale napoletano, segnato dai grandi illustri della famiglia De Filippo. È proprio Luigi De Filippo, uno degli eredi di questa immortale dinastia, non solo per consanguineità nella vita terrena, ma soprattutto in quella dell’arte, che porta in scena al Mercadante un significativo testo di Armando Curcio riadattato da Peppino de Filippo.

 

 

Produzione I due della città del sole presenta

Luigi De Filippo in

A CHE SERVONO QUESTI QUATTRINI?

commedia in due parti di Armando Curcio

riduzione Peppino De Filippo

regia Luigi De Filippo

scene Luigi Ferrigno

musiche Luigi De Filippo

con (in ordine di apparizione) Fabiana Russo, Stefania Ventura, Riccardo Feola, Paolo Pietrantonio, Gennaro Di Biase, Luigi De Filippo, Vincenzo De Luca, Michele Sibilio, Stefania Aluzzi, Roberta Misticone, Marisa Carluccio

 

A che servono questi quattrini?Al Mercadante si respira odore di teatro classico, le scene, le musiche fanno preannunciare il meglio. La storia è semplice ma quanto mai significativa, ambientata in una Napoli del dopoguerra, nell’anno 1951. Narra le vicende di Vincenzino Esposito, un ragazzo onesto, sempliciotto, che rappresenta la bellezza dell’ ingenuità popolare, affascinata dal sapere al quale spera di innalzarsi un giorno, un obiettivo che però sicuramente non riuscirà a raggiungere soltanto tramite l’acquisizione nozionistica delle parole. I paroloni, quelli sontuosi  e solenni dei grandi pensatori della filosofia, lui non li comprende, li fa propri solo nella misura in cui riesce, a malapena, a pronunciarli. È di fronte ad allievi di questo spessore che il personaggio di Eduardo Parascandoli (interpretato magistralmente da Luigi De Filippo),  chiamato “O’ professor’”, acquista rilievo. Si tratta di un uomo nato ricco, che durante la sua vita ha depauperato come meglio poteva un ingente patrimonio; scambiando moneta reale per piccoli momenti di gioia, egli ha vissuto la vita in pieno, fino a diventare un vero stoico e a comprendere che non è il denaro a rendere un uomo vincente rispetto agli altri, ma sono solo l’astuzia e le capacità regalate da madre natura a renderlo tale.   

Sarà quindi lui a dare una grande lezione a Vincenzino, suo fedelissimo discepolo, mettendolo in una situazione complicata e quanto mai emblematica ed istruttiva per il prosieguo della sua vita. Facendogli credere di aver ricevuto un’eredità da un lontano zio americano di ben 500.000 lire, il giorno seguente gliela sottrarrà con l’inganno, e questo al fine di dimostrargli come la vita possa cambiare con o senza quel denaro, in quanto ciò che porta al cambiamento del corso degli avvenimenti non sarà il possesso effettivo del denaro, ma l’idea che coloro che lo circondano hanno di esso, tutto si baserà sulla costante fiducia umana che si ha verso l’apparenza, piuttosto che sulla sostanza.

A che servono questi quattrini?E allora a che servono questi quattrini se non a trasformare il denaro in piccole illusioni di felicità, come se questa potesse essere comperata a buon mercato e si nascondesse dietro al potere di acquisto della moneta umana, piuttosto che in ciò che la vita offre quotidianamente con le sue bellezze e la sua ricchezza di sentimenti.

È questa la grande lezione e morale della commedia che, pur rappresentando una società lontana da noi di oltre sessant’anni, ci appare quanto mai attuale: siamo ancora la società dell’apparenza in cui è oro solo quello che luccica come tale. La differenza risiede ancora nei quattrini piuttosto che nelle virtù umane. 

Grazie a Luigi De Filippo e alla sua compagnia si può assaporare ancora una volta la vera bellezza del teatro tradizionale napoletano, la cui essenza e profondità di significato non muore mai nonostante il trascorrere inesorabile del tempo ed i cui insegnamenti permangono sempre a futura memoria. Siamo fortunati a poter godere ancora di questi spettacoli, restituiti nella loro bellezza reale originaria piuttosto che in patetiche pantomime pietose che purtroppo talvolta transitano ancora per i palcoscenici italiani.

 

Teatro Mercadante – piazza Municipio, 80133 Napoli

Per informazioni e prenotazioni: telefono 081/5524214, biglietteria 081/5513396, mail Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Orario spettacoli: martedì, mercoledì, venerdì, sabato ore 21, giovedì ore 17.30, domenica ore 18, lunedì riposo

 

Articolo di: Italia Santocchio

Grazie a: Sergio Marra, Ufficio Stampa Teatro Stabile Napoli

Sul web: www.teatrostabilenapoli.it

 

 

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