Dal 13 al 22 gennaio. Due monologhi scritti da Susanna Tamaro per Laura Lattuada, una fine conoscitrice dei risvolti più bui e incomprensibili dell'animo femminile incontra una grande interprete drammatica e farneticante in una gaia cecità. L'assurdo del dolore evitabile in due storie di donne, vittime della violenza maschile; molto diverse e tra loro complementari. Anche essere vittima comporta una responsabilità. Di fronte ai figli chi si arrende è comunque un carnefice.
Arte e Spettacolo Domovoj presenta in Prima Nazionale Laura Lattuada in L’INFERNO NON ESISTE? due storie di Susanna Tamaro regia di Matteo Tarasco elaborazioni musicali Riccardo Benassi produzione esecutiva Marilia Chimenti spettacolo promosso da Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per le Pari Opportunità La musica sacra apre la scena su una donna esile ed elegante, traballante sulla ghiaia del cimitero. L'equilibrio precario - lo si intuisce subito - è metafora di un'instabilità più profonda. Le due scene, fisse, dei due monologhi, coesistono, accostate, un esterno e un interno proprio a dare continuità a una violenza che finisce comunque in tragedia annientando l'infanzia. In entrambi i testi la verità, la saggezza, la lezione, la rivelazione della verità arrivano dall'infanzia, inutilmente o troppo tardi. La fine è spietata: per errore, imprudenza o negligenza, poco importa, il padre orco uccide il figlio. Nel primo testo la donna, andando al cimitero non per pregare ma per sfogare la rabbia covata per una vita intera nei confronti del marito, si confessa e racconta quella storia che sembrava un idillio, improvvisamente rovesciato in un incubo. La fiaba sembra convincere lo spettatore che si chiede: si poteva prevedere? Quali erano i segnali? La spirale della violenza è un crescendo e chi possiede dimestichezza con queste storie sa che l'arrivo di un figlio peggiora la situazione, soprattutto se qualcosa, come in questo caso, non fila liscio. E' incredibile vedere una madre soffrire per la violenza dell'anaffettività, nonchè fisica, di un padre contro un figlio e poi assistere ad un martirio senza il coraggio della ribellione. Purtroppo una "timidezza" che ha nome di colpa. L'avvio della digressione prende avvio e termina con la domanda se l'inferno esista. Lo spunto è l'intervista ad un teologo che dichiara che l'inferno non esiste e che comunque sarebbe vuoto perchè i diavoli ormai scorrazzano nella vita. La donna sostiene al contrario che l'inferno esista e che lei con un diavolo ha vissuto e bruciato la propria giovinezza, ma soprattutto spera che esista in una sete di vendetta. Pur avendo un orecchio teso verso l'alto non ha mai sentito nulla, non ha la fede che pure vorrebbe - ma forse non cerca abbastanza - diversamente dal tenero figlio e decide così che la vita non valga la pena di continuare a viverla. Dal buio alla luce, apparente, del secondo monologo, dove una scrittrice e piccola editrice con un'allegria ostentata e irreale descrive una fiaba domestica leggendo con ingannevole senso critico una tragedia in rosa. Ne esce un quadro irritante, stridente, tanto che si vorrebbe scuotere, percuotere in certi momenti, la donna per risvegliarla dal torpore di un incubo che si ostina a vivere come fosse un sogno. Solo la rivelazione del diario della bambina, troppo tardi, la mette di fronte alla cruda realtà. Un ritratto implacabile dell'animo femminile che la scrittrice graffia senza essere tuttavia giudice ma solo illustratore. Così il pubblico non riesce a provare compassione e accarezzare la vittima. Non c'è tenerezza per una cattiva mamma, anche se al confine con la follia. Brave e corrette autrice ed interprete, anche nell'emozione che l'applauso caloroso finale sancisce. Palazzo Santa Chiara - piazza di Santa Chiara 14, Roma Pe informazioni: telefono 06/6875579 Orario spettacoli: venerdì e sabato ore 21, fomenica ore 18 Biglietti: da € 22 a € 15 Articolo di: Ilaria Guidantoni Grazie a: Ufficio Stampa Silvia Signorelli Sul web: www.palazzosantachiara.it |