Dal 10 al 29 gennaio. Due monologhi, due punti di vista, opposti e complementari ad un tempo, rispettivamente quello del carceriere involontario e della vittima; ruoli dolorosi e per certi aspetti interscambiabili e interscambiati, tanto che si potrebbero leggere come due atti di una stessa pièce. Un modo nuovo di leggere la storia dei campi di concentramento, con una capacità di costruire lo svolgimento da parte del regista certamente originale. Grande afflato nel primo monologo.
Studio 12, diretto da Isabella Peroni, presenta al Teatro Due Roma - teatro stabile d’essai ERINNERUNG La sorvegliante e Il compleanno scritto e diretto da Gianni Guardigli con Michela Martini, Dorotea Aslanidis scene e costumi Claudia Calvaresi musiche Claudio Junior Bielli luci Roberto Tamburoni Erinnerung, ricordo e anche memoria, è la rievocazione di un’esperienza traumatica, quella del campo di concentramento, da qualsiasi parte sia vissuta: il regista ce lo dice chiaramente. Il 27 Gennaio 1945 furono aperti i cancelli di Auschwitz, campo di concentramento e di sterminio costruito dai nazisti, dove persero la vita oltre un milione di ebrei, tra cui molte migliaia di ebrei italiani. Dal quel momento fu chiaro che qualcosa sarebbe cambiato per sempre… o forse no perché la coazione a ripetere è uno dei peccati più ricorrenti dell’umanità. I due monologhi sono costruiti allo specchio, con la confessione di due anziane signore, ad un interlocutore che resta muto. La sorvegliante La prima scena si apre in una stanza relativamente spoglia con una stiratrice che, pensando ad alta voce, rievoca e si confessa. Gradualmente si capisce che era una guardiana in un campo di lavoro e nel suo farneticare con un testo volutamente povero, ripetitivo, ossessivo come un mantra, approfondisce a poco a poco l’orrore. Brava l’interprete in un ruolo di intensità drammatica, quasi sussurrato. Il dolore non necessariamente dev’essere urlato, sembra dire questa elegante e insolita regia, per i tempi che corrono. In fondo l’impianto dello spettacolo è molto classico e composto.
La sorvegliante ripete, come a giustificarsi, frasi brevi, lasciando avvertire il suo essere stata disturbata, infastidita quasi fisicamente dai prigionieri, che chiama ‘bastardi’, laceri in quegli abiti grigi grinzosi e troppo grandi. Risente lo sguardo pungente, feroce, di occhi che la guardano e la inquisiscono che si sogna ancora di notte. Ad un certo punto nel suo parlare pronuncia una parola, giudice, e si capisce che la confessione è davanti ad un tribunale. Così emerge il dramma di chi gioca nel ruolo, non scelto, di carceriere, in quanto vittima, di una famiglia disagiata, spinta a servire in un campo dove cercano donne. In fondo lei si è massacrata di lavoro per pochi spiccioli, per essere solidale con la propria madre malata (che tossisce e sputa), sorella, con i bambini più piccoli di casa, facendo un lavoro onesto, la sorvegliante, non la prostituta. Il compleanno La protagonista si gira di spalle al pubblico e apre un armadio, un microcosmo di un interno borghese ebreo come si intuisce dal simbolo religioso del candelabro, una sorta di salotto della nonna. Uscendo di scena indossando il grembiule che stira in apertura dello spettacolo, si trasforma nella cameriera di un’agiata signora ebrea ottantenne, che rievoca forse un po’ annebbiata dall’età la sua vita di solitudine. E’ stata privata il giorno del suo compleanno del marito e dei figli, deportati, e si intuisce che il marito è stato ucciso – forse ‘scelto’ proprio dalla sorvegliante che racconta questa scena nel primo monologo – il giorno del suo compleanno. Per questo la signora benestante, che si coccola con frivolezze inconsistenti che diventano il simbolo di un attaccamento ad una vita evaporata nel dolore, ad una giovinezza spenta troppo presto, vuole festeggiare il suo compleanno. In questo suo trastullarsi c’è una malinconia struggente: ordina il salmone e il burro – che festa è una festa senza salmone? – e il girello che rievoca il giorno in cui lo comprò, il giorno della separazione; la scelta di un nuovo profumo più adatto alla sua età. La violetta non le si addice più, è troppo dolce. E ancora desidera addobbare la casa con dei nastri. La cameriera è una presenza muta. Adesso la vittima della Shoa, la vedova, è una signora che detta regole.
Ma il dolore, di una colpa agita o subita, è una ferita che lascia inermi, come nell’abbraccio finale delle due donne, quando la cameriera porta soccorso all’urlo muto della signora. Una fantasia mi è venuta spontanea, se i due monologhi non possano essere concepiti come un continuum e la sorvegliante da ‘signora’ del campo si sia trasformata in cameriera sorvegliata. Non importerebbe la coerenza della storia quanto l’interpretazione metaforica dell’animo umano. Il testo ha vinto il premio Rosso di San Secondo nel ’98, ed ha ottenuto una “segnalazione speciale” al Premio Riccione per il teatro 1995 dalla giuria presieduta da Franco Quadri. Gianni Guardigli firma la sua sesta regia teatrale avvalendosi dell’interpretazione di Michela Martini e Dorotea Aslanidis. Michela Martini mentre frequenta l’Accademia d’Arte drammatica Silvio D’amico viene scritturata da Luca Ronconi per interpretare il ruolo di protagonista nelle due commedie La putta onorata e La buona moglie di Goldoni che nella versione televisiva assumono il titolo di Bettina. In seguito ha lavorato con Carmelo Bene (è stata Desdemona nell’Otello). E’ poi stata diretta da Massimo Castri, da Sandro Sequi, da Gianfranco De Bosio, Roberto De Simone, Giuseppe Emiliani, Stefano Pagin. Dorotea Aslanidis dopo il diploma all’Accademia d’Arte drammatica di Roma ha debuttato nell’Orlando furioso di Luca Ronconi. E’ stata poi socia fondatrice del Gruppo della Rocca. Con questa formazione ha recitato in spettacoli con la regia di Roberto Guicciardini, Egisto Marcucci, Mario Missiroli, Gianfranco De Bosio, Guido De Monticelli. Uscita dal Gruppo della Rocca ha lavorato ancora con De Bosio e tra gli altri i con Gabriele Lavia, Cesare Lievi, Pierluigi Pizzi, Benno Besson, Federico Tiezzi, Nanni Garella. Ha partecipato inoltre a numerose produzioni televisive. Gianni Guardigli scrive per il teatro dalla fine degli anni ’80. Ha scritto una trentina di opere originali e una decina di testi tratte da romanzi. Ha vinto il Premio Anticoli Corrado 1991 (Parole scritte in cartolina), il Premio Rosso di San Secondo 1998 (Erinnerung), il Premio Flaiano 2000 (Le luci di Algeri), il Premio Fondi La Pastora 2008 (Giovanna d’Arco di Borgovecchio e Faust a Hiroshima). Ha ottenuto ex aequo il Premio I di 1997 (Sotto Berlino) e la Segnalazione al Premio Riccione per il Teatro 1995 (Erinnerung). Le sue opere sono state rappresentate in Francia, Germania, Svizzera, Scozia, Polonia, Rep.Ceca, Svezia. Teatro Due - vicolo dei Due Macelli 37, 00187 Roma Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/6788259, mail
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Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 18, lunedì riposo. Biglietti: intero 15€, ridotto12/5€ Articolo di: Ilaria Guidantoni Grazie a: Ufficio stampa Valeria Buffoni Sul web: http://teatrodueroma.wordpress.com |