Irrompe sul palcoscenico del Teatro Golden un caleidoscopico universo di colori, musiche, profumi e sapori che immergono in maniera vivida e trascinante lo spettatore nelle magiche e fiabesche atmosfere di un’India remota ed affascinante; l’autore e regista Gabriele Carbotti ci racconta, con eleganza, semplicità e passione, una romantica storia d’amore sullo sfondo delle difficoltà di integrazione e della multiculturalità che contraddistinguono la società del nuovo millennio, facendo convergere ed amalgamando influenze drammaturgiche e cinematografiche apparentemente dissonanti in una commedia musicale solare, spassosa ed emozionante.
A&B Production e STONE S.r.l presentano BOLLYROME, Ceci e cipolle di Gabriele Carbotti con la collaborazione di Riccardo Graziosi con Lallo Circosta, Riccardo Graziosi, Gabriele Carbotti, Andrea Dianetti, Alessandra Cosimato, Veronica Rega, Martina Zuccarello, Luca Paniconi, Fernando Gatta, Cristiano Priori, Alessandro Cola, Marco Schiazza costumi Irma Bergantino coreografie Marco Vesica regia Gabriele Carbotti prodotto da Bruno Frustaci e Alessandro Carpigo Da un lato il ritmo vorticoso dell’intreccio narrativo, frequentemente contrappuntato da inserti musicali e coreografie, e le imprevedibili disavventure, gli amori burrascosi e contrastati e le incomprensioni tra genitori inamovibili sostenitori della tradizione e nuove generazioni desiderose di libertà, di conoscere il mondo e di costruirsi un futuro esclusivamente con le proprie forze, ossia tutto il patrimonio di leitmotiv che caratterizza il cinema di Bollywood. Dall’altro l’influenza piuttosto evidente della nostrana commedia musicale, del teatro classico francese ed italiano, della beat generation. Nel mezzo una ricchissima compagnia di ben tredici giovani interpreti. Mescolare vigorosamente gli ingredienti e…il risultato di questa miscela così variegata e feconda si sarebbe potuto tradurre in un pastiche bizzarro e poco coerente. Invece, tutto fila incredibilmente liscio dando origine a una commedia godibile, frizzante e divertente. Merito indubbiamente del testo, sapientemente equilibrato tra momenti di esilarante comicità e passaggi maggiormente riflessivi in cui viene delineato il contesto sociale e relazionale all’interno del quale si incastonano le vicende dei protagonisti, e della regia estremamente dinamica e precisa con cui ne vengono evidenziati i passaggi più significativi. Aspetti entrambi curati con certosina attenzione dal talentuoso drammaturgo ed attore romano Gabriele Carbotti, che ritaglia per sé anche il ruolo di protagonista della pièce. Il racconto ha inizio a Kavaratti, lussureggiante capitale del ricco arcipelago delle isole Laccadive situato a sudovest della penisola indiana. Il governatore Ishwar Mudaliar è un sovrano dall’attitudine decisamente conservatrice sia nel rapportarsi con i suoi sudditi che nelle questioni familiari: poiché i costumi tradizionali lo vietano in maniera ferrea, impedisce ad un artigiano tanto povero quanto ingegnoso di emigrare alla volta dell’occidente in cerca di fortuna; al contempo è seriamente preoccupato per il destino di Amit, suo primogenito nonché futuro erede al trono, tanto che ha intenzione di imporgli al più presto il matrimonio con tre fanciulle provenienti dalle più facoltose e influenti famiglie del regno. Amit sta però da tempo coltivando un sogno diametralmente opposto: partire per l’Italia, mettersi in gioco senza riserve, costruirsi un futuro esclusivamente con le proprie forze; la sua solida determinazione e un’antica legge indiana gli consentono di intraprendere questo coraggioso progetto sfuggendo alle grinfie paterne ed eccolo allora atterrare a Roma. Qui affitta una stanza dal furbetto borgataro Rolando che, se da un lato lo truffa richiedendogli un canone mensile esorbitante, dall’altro si adopera per procurargli un posto da lavapiatti nel pub sotto casa dove lavora anche lui; nel locale sarà travolto dal ciclone di bizzarra e incontenibile simpatia innescato dal proprietario Rocco, strampalato pugile di periferia col mito di Rocky costantemente nella testa e capacità imprenditoriali quanto meno discutibili, dal cuoco Fiorenzo, tutt’altro che una cima tra i fornelli, e soprattutto dalla sensuale, volitiva e travolgente Graciana, ricercatrice spagnola giunta in Italia per inseguire un idillio amoroso ben presto svanito nel nulla e tramutatosi nella drammatica impossibilità di trovare un lavoro serio che non sia quello di cameriera e non comporti l’accettazione di torbidi compromessi. Grazie all’entusiasmo vitale di Amit, nel frattempo ribattezzato dai suoi nuovi amici con l’italianissimo soprannome di Ciro, il pub deserto in un batter di ciglia inizia a trasformarsi in un rinomato e gustoso ristorante etnico e nel frattempo comincia anche a sbocciare un sincero affetto tra lui e l’esuberante Graciana. Il passato però tornerà ben presto a bussare alla sua porta: sbarca difatti repentinamente in Italia il suo inflessibile padre, con al seguito l’inseparabile consigliere e le tre spose a lui destinate (due bellissime ragazze e un infiltrato, l’artigiano a cui era stato impedito di espatriare, sotto le mentite spoglie di una seducente principessa orientale). Prende avvio in questo modo un rutilante meccanismo di colpi di scena, grottesche disavventure, capovolgimenti di prospettiva e irresistibili trovate ironiche che condurrà ovviamente tutti i personaggi verso un positivo e gioioso lieto fine, all’insegna della libertà, del trionfo del sentimento come unica via da perseguire per ritrovare se stessi e raggiungere un reale appagamento, del superamento di tradizioni ancestrali troppo morbose e costrittive per non entrare in conflitto coi tempi moderni. Il ritmo dinamico della narrazione, dal sapore distintamente cinematografico, si giova in maniera sapiente del singolare e suggestivo spazio scenico offerto dal teatro Golden, con diverse scenografie costantemente presenti sul palcoscenico a ricreare i diversi ambienti coinvolti nel racconto, dalla lussuosa reggia del sovrano delle Laccadive al modesto e sgangherato appartamento dove Amit si rifugierà al suo arrivo a Roma, dal pub desolato e tutt’altro che invitante dove conoscerà la caliente spagnola che si impadronirà del suo cuore al raffinato appartamento ai Parioli dove si trasferirà a vivere col padre e le concubine da questo impostegli. Deliziosi i costumi, variopinti ed elaborati, realizzati da Irma Bergantino; estremamente coinvolgenti ed interpretate con leggerezza e maestria dall’intera compagnia le coreografie nell’inconfondibile stile bollywoodiano, curate da Marco Vesica. Assolutamente a fuoco ed espressive le performance di tutti gli attori in scena, portatori sani di vivace energia e vigoroso talento. Accanto al sempre convincente Gabriele Carbotti, già apprezzato in numerose altre commedie e particolarmente intenso in questa pièce da lui stesso firmata e diretta, è doveroso menzionare l’ottima interpretazione di Alessandra Cosimato nel ruolo della sensuale e caparbia Graciana ed il divertente duo comico portato in scena da Lallo Circosta e Riccardo Graziosi rispettivamente nei panni del sovrano rigido e brontolone e del suo consigliere adulatore e deferente. Un plauso speciale lo riserviamo però soprattutto al poliedrico, espressivo e simpaticissimo Andrea Dianetti, che plasma con grande presenza scenica e ricchezza di accenti il personaggio del malinconico ed arguto artigiano che, pur di garantirsi l’opportunità di una nuova vita, escogita l’espediente di camuffarsi da intrigante sposa “en travesti” dell’erede al trono. Uno spettacolo davvero inconsueto ed originale, perfettamente congegnato nei suoi meccanismi drammaturgici e interpretato con competenza dall’intera compagnia di giovani attori. Vi consigliamo assolutamente di non lasciarvi sfuggire questo ciclone di buonumore in salsa tandoori la prossima volta che tornerà inesorabilmente ad abbattersi sui palcoscenici italiani! Teatro Golden - via Taranto 36, 00182 Roma Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/70493826, mail
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Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 17 e ore 21 Biglietti: intero € 22, ridotto €17 Articolo di: Andrea Cova Grazie a: Daria Delfino, Ufficio Stampa Teatro Golden Sul web: www.teatrogolden.it |