Nell’ambito della manifestazione “Natale ha Napoli” è tornato in scena presso il Succorpo della Real Casa dell’Annunziata l’intenso e coinvolgente spettacolo “Il primo processo di Oscar Wilde”: Roberto Azzurro e Pietro Pignatelli portano in scena il drammatico processo che portò alla condanna per omosessualità del romanziere e drammaturgo irlandese. Un testo dal grande impatto emozionale, interpretato con magistrale forza ed eleganza.
IL PRIMO PROCESSO DI OSCAR WILDE progetto e regia Roberto Azzurro drammaturgia di Massimiliano Palmese dall’omonimo libro a cura di Paolo Orlandelli e Paolo Iorio con Roberto Azzurro (Oscar Wilde), Pietro Pignatelli (Edward Carson) Lo spettacolo sarà prossimamente in scena al: Teatro Civico 14 (Caserta) – 28, 29 e 30 Dicembre 2011 Teatro Il Primo (Napoli) - dal 3 al 13 Maggio 2012 E’ un piccolo e prezioso gioiello la drammaturgia/reading “Il primo processo di Oscar Wilde”. Un gioiello che gira da un anno quasi esclusivamente (purtroppo) in zona Napoli, nella speranza che i direttori artistici dei teatri si accorgano della bellezza di questo spettacolo. Che, in tempi di crisi come questi, potrebbe rappresentare una nuova strada, una nuova proposta economicamente vantaggiosa per chi la fa e per chi l’acquista. Si perché il regista (e interprete) Roberto Azzurro, ha ridotto la produzione al minimo, o a meno del minimo: due leggii, un tavolo, una sedia. Il resto della scenografia è data dal luogo come, un anno fa, il palco del Muccassassina di Roma, o, quest’estate, l’Orto Botanico di Napoli o, proprio ieri sera, il Succorpo della Basilica dell’Annunziata di Napoli, una piccolissima cappella circolare che ospitava al massimo quarantacinque spettatori. La forza è tutta nel testo e nell’interpretazione toccante, struggente, magistrale di Roberto Azzurro e Pietro Pignatelli. Roberto veste i panni di Oscar Wilde accusato di perversioni omosessuali che, all’epoca dei fatti nella puritana Gran Bretagna, erano una colpa da espiare con i lavori forzati. Pietro Pignatelli dà voce e corpo all’avvocato dell’accusa, Edward Carson.
L’intensa drammaturgia, della durata di un’ora, è tutta giocata sulla contrapposizione di queste due figure, simili nella loro forza, diametralmente opposte per ruoli e convinzioni. Wilde, genio della letteratura, amato per i suoi ben noti aforismi come “Posso resistere a tutto tranne che alle tentazioni”, affronta con sarcasmo l’avvocato Edward Carson, ironia della sorte suo ex compagno di università, che lo attaccherà scavando senza molti pudori nell’intimità dello scritto irlandese. A nulla varrà per Wilde negare le perversioni di cui Carson lo accusa, mascherandole in rapporti di amicizia con Bosie, ovvero Alfred, figlio del Marchese di Queensberry, e con tutti i giovani di qualsiasi classe sociale gli capitasse di incontrare. Carson, benpensante, forte del suo rango, con un’arringa fredda, implacabile, lo porterà alla condanna. Wilde fermerà la sua uscita con un monologo emozionante, tratto dal “De Prufundis”, la lunga lettera che Wilde scrisse a Bosie durante la detenzione, dove emerge tutto l’amore provato per questo ragazzo e il disprezzo per chi non lo capisce ritenendolo “immorale”. Terminerà gridando alle spalle di Carson “La cosa terribile della modernità è vestire la tragedia con i panni della commedia”. Azzurro e Pignatelli lasciano senza fiato portando gli spettatori nelle viscere dei fatti senza inutili (e oramai costosi) orpelli scenografici. Ci si sente davvero come all’interno di un’aula di tribunale e si assiste a questo processo in religioso silenzio. Azzurro è Wilde, esattamente come ce lo potremmo immaginare leggendo i suoi libri: elegante, ironico, pungente, sempre sopra le righe quando risponde con dei vaghi “non so”, “non ricordo”, ma anche fragile, emotivo, disperato per un amore che scoprirà, a caro prezzo, essere a senso unico. Pignatelli è un Carson che non fa niente per non farsi odiare: fermo, sprezzante, tutto d’un pezzo, portavoce della borghesia che addita, senza capirne i motivi, l’amore vissuto in modo “sbagliato”. E i due attori reggono, eccome se reggono, l’intera drammaturgia. Tanto da sperare di rivedere questa coppia di straordinari attori in altre vesti similari come, ad esempio, in quelle regali di Edoardo II (Azzurro) e del suo amato Gaveston (Pignatelli); oppure in quelle eccentriche di Wolfang Amadeus Mozart (Azzurro) e dell’invidioso compositore di corte Antonio Salieri (Pignatelli). Succorpo della Real Casa dell’Annunziata – via Annunziata 34, Napoli Promo dello spettacolo: http://www.youtube.com/watch?v=g8v07VckFBs&feature=youtu.be Venerdì 23 dicembre, sempre nell’ambito della rassegna “Natale ha Napoli”, andrà in scena il reading “Un bacio”: UN BACIO/Reading tratto dall’omonimo racconto di Ivan Cotroneo progetto di Claudio Finelli regia di Roberto Azzurro con Roberto Azzurro (Lorenzo), Pietro Pignatelli (Antonio), Gea Martire (Elena), Alessandra Mariani (Valeria), Pino Lionetti (sax) Articolo di: Margherita del Bigallo |