Un inquietante ritmo vorticoso di corpi e suoni, un po’ sguaiato, denuncia il potere becero e perfino ridicolo – se non fosse per l’esito tragico – dei dettami assurdi spacciati come etica e insegnati con la tortura. La recitazione, che lascia pochi spazi al testo di Canetti, sfuma nella danza dove l’energia primaria sente il bisogno di uscire.
Fed It Art - Federazione Italiana Artisti presenta EXIT – Emergenze per Identità Teatrali progetto di promozione teatrale per nuove istanze Quarta edizione Teatro Furio Camillo - Roma dal 5 al 18 dicembre 2011 Teatro La Scaletta/Circolo degli Artisti presentano VANITAS Liberamente tratto da “La Commedia della Vanità” di Elias Canetti adattamento di Silvana Tamma regia Luca Ventura aiuto regia Teodora Nadoleanu con Virginia Vassura, Eleonora Leone, Eleonora Iuele, Orazio Caputo, Andrea Standardi, Elisa di Francesco, Fabrizio Patriarca, Maurizio della Michelina, Ugo Maurino, Antonio d’Onofrio, Krzysztof Bulzacki Bogucki Vanitas, vizio paragonato ad una sgualdrina e rappresentato in scena da tre donne ambigue e capricciose, alternativamente aggressive e semplicemente bambine goffe che giocano pericolosamente a fare le grandi, è messa al bando dal potere politico. Caccia pertanto agli specchi e alle foto nonché ai ritratti di ogni tipo, salvo che siano quelli del potere, da sempre legato al culto della personalità. Il testo di Elias Canetti, scrittore da sempre impegnato nella denuncia del potere ed esaltato dall’esilio, rimane un po’ in ombra, facendo capolino, di tanto in tanto, non a caso nella parole di una sorta di presentatore intrattenitore, imbonitore, con un escamotage di teatro nel teatro. In effetti in scena è un’inquietante metafora di grande attualità. D’altronde secondo Canetti la domanda relativa all’essenza del potere è mal posta dato che il potere non può essere spiegato, solo rappresentato. Spiegare significherebbe infatti in qualche modo giustificare, rendere compatibile con la ragione un delirio di violenza. Ogni dittatura d’altronde priva l’uomo della propria individualità, la coscienza, l’unica dimensione non condivisibile, per ridurlo a strumento, cadendo nella contraddizione di chi predica ‘bene’ – dovremmo dire male – e razzola peggio. Così si svela la contraddizione del direttore, di non si sa che cosa. Cresce e serpeggia il sospetto reciproco e la divisione che indebolisce le masse per dirla ancora con Canetti e con la voce di tutti i popoli oppressi. D’altra parte c’è un gioco perverso per cui talora si è tentati di stare dalla parte del potere carnefice ché la condanna della vanità ha un fondo di giustizia e moralità. A ben vedere ogni dittatura per auto sostenersi agita lo spettro di qualcosa di ancor peggiore. Si fatica a rincorrere l’impero della parola vuota, del grido, del logos del dire e non dell’ascolto che si sostituisce all’immagine. E’ così che va di solito la storia, da un male all’altro. I personaggi si muovono come caricature, dal presentatore da circo, ad esseri balbuzienti e scoordinati che non riescono a tacere, a donne che nella loro ricerca di sensualità risultano grottesche. Canetti rende la superbia caricaturale, mentre la scena si veste di specchi rotti, sinistri e tremendamente argentati. Teatro Furio Camillo - via Camilla 44, Roma Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/7804476 Orario spettacoli: tutti i giorni ore 21.00 Biglietti: 12 euro Promozione CRAL, Studenti e Anziani ATEATROINDUE 2 biglietti a 16 euro - Info e prenotazioni: 334 2033760 Articolo di: Ilaria Guidantoni Grazie a: Maya Amenduni, Ufficio Stampa Rassegna EXIT Sul web: www.feditart.it - www.exiteatro.com |