Sabato 10 dicembre all’Auditorium Parco della Musica è andato in scena “Figaro il barbiere”. Un’ora e mezza circa di umorismo gradevole e musica molto ben eseguita, tra l’esasperazione accademica di Elio delle Storie Tese e le note di Gioacchino Rossini.
Fondazione Musica per Roma e Produzione Just in Time srl presentano Elio delle storie tese in FIGARO IL BARBIERE ideazione e libero racconto di Roberto Fabbriciani musiche ridotte da "Il barbiere di Siviglia" di Gioacchino Rossini con la partecipazione di Roberto Fabbriciani flauto Fabio Battistelli clarinetto Massimiliano Damerini pianoforte Mauro Diazzi direzione "Figaro il barbiere" è una proposta in versione cameristica de “Il barbiere di Siviglia” di Gioacchino Rossini. Alla musica di Rossini, nella riduzione originale dell'epoca, si unisce un narratore che, dialogando con il pubblico, racconta i momenti salienti e introduce i personaggi. L'obiettivo è rendere l'opera lirica accattivante e apprezzabile da un pubblico di giovani. Nella storia del melodramma esiste un piccolo corpus composto da tre grandi opere incentrate sulla figura di Figaro il barbiere: “Il barbiere di Siviglia” è il titolo di due di esse, composte rispettivamente da Gioacchino Rossini e Giovanni Paisiello, mentre la terza è rappresentata da “Le nozze di Figaro” scaturite dalla penna di Wolfgang Amadeus Mozart. Ma perché un personaggio umile come poteva essere un barbiere alla fine dell’Ancien Règime riscosse cosi tanto successo nelle sale operistiche di mezzo mondo? La risposta a questa domanda, se non si ha voglia di andare a leggere voluminosi “mattoni” sull’argomento, ce la fornisce Elio delle Storie Tese, con uno spettacolo che propone un riassunto musicale e contenutistico (ma anche concettuale), dell’opera di Rossini, supportato da un trio composto da ottimi musicisti: Roberto Fabbriciani al flauto, Fabio Battistelli al clarinetto e Massimiliano Damerini al pianoforte. Questa rivisitazione in chiave cameristica, insieme alla narrazione e al Bel Canto di Elio, pongono il personaggio di Figaro sotto il riflettore dell’attualità, fondamentalmente, individuando quali delle doti dello scaltro barbiere, abile ruffiano e demiurgico manipolatore, siano rintracciabili nei mestieranti che operano nell’ombra del nostro tempo, che acquisiscono potere dal basso della loro posizione apparentemente inoffensiva. In poche parole quali siano le “eminenze grigie” che hanno sostituito la figura del barbiere statista dei tempi ormai andati. Di qui, il passo verso riferimenti ai trans e alla classe politica è veramente breve, ma elegante, grazie al carisma del cantante che indora qualsiasi banalità con la sua espressività e simpatia. Nello spettacolo si parla molto di soldi e, a mio avviso, è questo il tema centrale del lavoro di Elio. Si delineano, espresse nelle banalità di un barbieruccio siculo, le fattezze dell’uomo liberale e capitalista nella sua devozione al dio Denaro. Un nuovo monoteismo del quale si sentiva parlare già all’epoca di Mozart e Rossini, e quindi del loro Figaro, egli stesso esponente di quella nuova borghesia che iniziava la sua avanzata al potere, nel suo caso depilando e tingendo le parrucche di una nobiltà stanca e ormai sconfitta. Il potenziale eversivo dell’opera di Mozart fu eccezionale all’epoca, e l’iniziativa di rendere i suoi contenuti più attuali da parte di Elio, aprendo una finestra sulla contemporaneità e la sua mancanza di trasparenza, è molto apprezzabile. Articolo di: Sante Costantino Grazie a: Massimo Pasquini, Ufficio Stampa Fondazione Musica per Roma Sul web: www.auditorium.com |