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All’interno della rassegna “EXIT - Emergenze per Identità Teatrali” (5-18 dicembre). In scena al Teatro Furio Camillo la fragilità dell’amore. La lente d’ingrandimento è puntata su un preciso momento: la fine di una storia d’amore. Goccia dopo goccia, giorno dopo giorno, azione dopo azione, gli attori in scena entrano nel loop (patologico) del quotidiano.
Fed It Art Federazione Italiana Artisti PRESENTA EXIT – Emergenze per Identità Teatrali progetto di promozione teatrale per nuove istanze Quarta edizione Teatro Furio Camillo - Roma dal 5 al 18 dicembre 2011 Teatro della Giostra "POLVERE" di Alessandro Di Somma regia Lorenzo Montanini, ass. regia Velia Viti con Alessandro Di Somma, Carlotta Piraino, Eleonora Turco, Diego Venditti, Sonia Villani, Marco Zordan. Quando ti innamori, vedi l’altro come un fiore. Allora per farlo tuo, lo cogli. Ma in quel preciso momento, quel fiore tuo, che stringi tra le mani, è morto. Puoi nutrirlo con acqua e amore, ma giorno dopo giorno appassirà, fino a morire. Lì dove il fiore è stato reciso, ne crescerà un altro. Che tu forse coglierai ancora. Ma non sarà più lo stesso fiore, e appena colto, morirà tra le tue mani. In scena al Teatro Furio Camillo la fragilità dell’amore. La lente d’ingrandimento è puntata su un preciso momento: la fine di una storia d’amore. Goccia dopo goccia, giorno dopo giorno, azione dopo azione, gli attori in scena entrano nel loop del quotidiano. Lui e lei s’incontrano. Nasce la storia d’amore che giorno dopo giorno muore. La quotidianità è rappresentata dallo spogliarsi della bravissima Carlotta Piraino: una decina di vestiti uno sull’altro, che vengono sfilati all’attrice. Cambia il colore, cambia il modo di sfilarli (e farseli sfilare), cambia la passione con il quali i vestiti cadono giù. In una coppia ormai arrivata al capolinea entrano in gioco le ossessioni, le compulsività, gli scheletri nell’armadio e i mostri sotto al letto. Una gatta rossa, muta, morta. Una femminilità spenta. Morta. Un ossessivo-compulsivo rinchiuso in un armadio. Ha paura di staccarsi, deve rimanere agganciato a qualcosa. E’ la paura che si respira alla fine di una storia d’amore. La paura di staccarsi, di restare soli. E’ la paura di quando si è piccoli: che sbuchi un mostro da sotto al letto. In un fantasmagorico intreccio di personaggi, di soluzioni registiche già viste, ma avvincenti, la storia di una lei e di un lui, rinchiusi nella quotidianità, distrutti in controluce davanti ad un frigorifero che assiste al loro sgretolarsi. Un frigorifero che non congela cibi, ma anime. E la coscienza? Già, c’è il problema della coscienza. La si studiava al magistero… La coscienza che viene sepolta, come polvere, sotto ad un tappeto. La coscienza che ha bisogno di appigli, di grucce, di panchine, di letti, di piatti. La coscienza che ha bisogno di pareti. E quando tu sei qui con me, questa stanza non ha più pareti, ma alberi. Alberi infiniti. Lo sa? Lo sai? Lo so. La scenografia che sparisce sotto ai nostri occhi. Un attore che resta nudo, nell’anima. Solo, con la sua polvere. Leggi tutto il programma della rassegna EXIT Articolo di: Ilario Pisanu Grazie a: Ufficio Stampa Maya Amenduni Sul web: www.teatrofuriocamillo.it - www.exiteatro.com |