Andersen 2014 - Teatro Fabbricone (Prato)

Scritto da  Francesco Mattana Domenica, 16 Marzo 2014 

“De te fabula narratur”: sono parole di Orazio, quindi partorite due millenni orsono. Ma il poeta latino, come è noto, non difettava certo di vista lunga: un’intuizione così profonda travalica i tempi, arrivando intatta nel suo valore fino ai giorni nostri. Le fiabe spalancano un mondo di sentimenti, emozioni, impulsi ed esitazioni che davvero non ha età; riguardano la vita di ognuno di noi, ci coinvolgono nell’intimo senza distinzioni di genere o di razza. Poi c’è chi, come Hans Christian Andersen, riusciva molto più di altri suoi colleghi scrittori a scavare a fondo tra i grovigli dell’animo umano: è per questo che la sua ricca e vivace produzione letteraria risulta a tutt’oggi di estrema attualità. Ma restituire in scena la modernità di storie immortali come Il brutto anatroccolo, I vestiti nuovi dell’imperatore, La piccola fiammiferaia è un esercizio molto più complesso di quanto si possa immaginare. Un lavoro che possono felicemente portare a termine solo quelli bravi.

  

 

ANDERSEN 2014
FIABE CHE NON SONO FAVOLE
ideazione e regia di Emanuela Ponzano
testi tratti dalle fiabe di Hans Christian Andersen di Serena Grandicelli, Matteo Festa
linea drammaturgica di Emanuela Ponzano
con Giacinto Palmarini, Andreapietro Anselmi, Ismaila Mbaye, Emanuela Ponzano, Yamila Suarez, Alioscia Viccaro
musiche di Teho Teardo
scene di Paki Meduri
costruzione scene di Claudio Petrucci
costumi di Marco Calandra
disegno luci Cesare Lavezzoli
assistente alla regia Veronica Renda
marionette Antonia D’amore
tecnico luci Samuele Ravenna
fotografa di scena Sefora delli Rocioli
riallestimento spettacolo sostenuto da Carrozzerie n.o.t e residenze creative del Teatro Potlach e Teatro Lo Spazio
produzione KAOS
in collaborazione con Teatro Metastasio Stabile della Toscana

 

 

Onore al merito dunque a chi, come la Compagnia Kaos, appartiene a quest’ultima categoria: chi li ha visti al Fabbricone, a Prato, ne ha tratto questa impressione: sanno maneggiare le trame del danese con perizia; rispettano il pubblico, porgendo il testo senza mai imporlo; spiazzano con scelte artistiche forti, dall’alto contenuto morale, ma senza mai scivolare nel moralismo. Del resto non è la prima volta che dimostrano il proprio talento (la rilettura del pirandelliano Sogno ma forse no, ad esempio, era già la prova provata delle loro potenzialità) ma in un Paese come il nostro - dalla memoria corta, cortissima - repetita iuvant.


Andersen 2014, fiabe che non sono favole - di Serena Grandicelli, Matteo Festa e con la linea drammaturgica di Emanuela Ponzano - si poneva come obiettivo non solo, e non tanto, quello di attualizzare quelle fiabe immortali, ma soprattutto far comprendere agli spettatori che dietro di esse c’era un’intuizione psicanalitica, prima ancora della nascita della psicoanalisi: la vita degli uomini e delle donne è contrassegnata dalle ombre, presenze costanti e irrinunciabili che completano l’individuo. Obiettivo perfettamente centrato dalla Compagnia: gli attori riescono a dare forma all’inconscio dello scrittore protagonista, popolato di personaggi frutto della sua fantasia, che lui vorrebbe disperatamente cancellare dalla mente. Ma i personaggi, pirandellianamente, hanno bisogno dell’autore, quindi si affacciano in scena reclamando la propria presenza nel mondo: la piccola fiammiferaia non reagisce con cristiana rassegnazione al freddo e alle restrizioni, bensì cerca di trovare nella cocaina una drammatica valvola di sfogo; la sirenetta ha il corpo, gli occhi, l’animo di un migrante sbarcato a Lampedusa, lasciandosi dietro tanti compagni che, a differenza sua, non ce l’hanno fatta; la ragazzina di Scarpette rosse non è umile come l’originale di Andersen - difatti desidera sfondare in ambito televisivo come velina - ma soprattutto non è orfana: purtroppo la madre ce l’ha, ed è pure tremenda perché alimenta i desideri effimeri della giovane; l’Imperatore è nudo, e nella sua nudità avrebbe strappato un sorriso al suo consimile Enrico IV, che fingendosi pazzo prendeva per i fondelli le ipocrisie della buona società.


Insomma, Andersen 2014 è uno spettacolo che sa toccare le corde del cuore; un caleidoscopio di idee - tante, ma tutte ben confezionate, non ammonticchiate l’una sull’altra giusto per far numero. Parlare di donne senza scadere nella retorica è un compito che poteva riuscire solo a una donna che da sempre rifugge dalle convenzioni: Emanuela Ponzano, che nel doppio ruolo di regista e attrice dà il meglio di sé. Dotata di enorme intuito, ha capito inoltre che omaggiare la “grande bellezza” di Pina Bausch, citando il suo capolavoro Kontakhtof, era il modo migliore per celebrare la bellezza femminile - quella vera, senza artifizi, frutto del talento e della fatica.


Il Fabbricone deve essere orgoglioso del risultato: un teatro che da sempre è votato alla sperimentazione ha ospitato uno spettacolo che riesce a coniugare lo sperimentale col divertimento: equazione che, come è noto, purtroppo si verifica assai di rado sui palcoscenici.

 

 

 

Teatro Fabbricone - via Ferdinando Targetti 10, 59100 Prato
Per informazioni e prenotazioni: telefono 0574/690962

 

 

Articolo di: Francesco Mattana
Sul web: www.metastasio.net - www.compagniakaos.com - www.emanuelaponzano.com

 

 

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