Gl’Innamorati - Teatro Gobetti (Torino)

Scritto da  Francesco Mattana Lunedì, 24 Febbraio 2014 

«La storia de Gl’Innamorati - scrive Marco Lorenzi – si svolge per intero in un luogo solo, chiuso, un po’ claustrofobico e un po’ decadente che Goldoni chiama «la stanza commune di una casa piuttosto strana». Lo sguardo di Goldoni entra in questa casa con tenerezza e umanità e ci regala l’affresco stupendo di una società in piena crisi economica e di valori. Nessuno dei personaggi sembra accorgersi del baratro verso il quale il mondo al di fuori di quella stanza sta correndo. In tutto questo, l’amore tormentato e immaturo di Eugenia e Fulgenzio rappresenta la speranza, la vitalità e la possibilità che, nonostante tutto, un futuro sia possibile. Per questo ho scelto di mettere al centro del nostro allestimento non solo i due innamorati, ma anche lo spazio dove dovranno lottare (soprattutto contro se stessi) per costruire tutta questa “Grande Bellezza”!». Dopo aver affrontato Doppio Inganno, Il Mulino di Amleto torna nella stagione del Teatro Stabile di Torino portando in scena Gl’innamorati di Carlo Goldoni, un’importante sfida per la giovane compagnia. Il Mulino di Amleto nasce nel 2009 da un gruppo di giovani attori diplomati presso la Scuola del Teatro Stabile di Torino e per questa produzione vede la prestigiosa collaborazione e interpretazione di Nello Mascia.

 

 

GL'INNAMORATI
di Carlo Goldoni
con Nello Mascia, Lorenzo Bartoli, Fabio Bisogni, Barbara Mazzi, Maddalena Monti, Raffaele Musella
regia Marco Lorenzi
scene e costumi Gaia Moltedo
disegno luci Monica Olivieri
movimenti scenici Daniela Paci
musiche originali Davide Arneodo (Marlene Kuntz)
assistente alla regia Alba Porto
foto di scena Tiziana Lorenzi
Fondazione del Teatro Stabile di Torino / Il Mulino di Amleto
progetto realizzato con il contributo della Città di Torino, della Provincia di Torino
con il sostegno di Sistema Teatro Torino e Provincia
con la collaborazione di Teatro Marenco di Ceva

 

 

Lo spettacolo di cui parliamo è Gl’innamorati, portato in scena a Torino dalla compagnia Il Mulino di Amleto. In amore, come è noto, si verificano spesso casi di incomunicabilità tra partner. A volte risolvibili, altre volte irrisolvibili, comunque è fuor di dubbio che in una normale vita sentimentale il rischio dell’incomprensione sia sempre dietro l’angolo. Ma l’incomunicabilità ha molte sfaccettature: talvolta, può avvenire anche tra il giornalista che recensirà lo spettacolo e l’attore protagonista. È ciò che è accaduto, ad esempio, tra il sottoscritto e Raffaele Musella: un misunderstanding riguardo all’orario di messa in scena della pièce, sicché mi sono trattenuto nel capoluogo sabaudo più di quanto avessi previsto, col rischio di perdere l’ultimo treno per Milano. Col senno di poi, ci si scherza sopra. Anche perché i malintesi, quando non c’è l’amore di mezzo - ed è il caso, ovviamente, mio e di Raffaele - si risolvono in un batter d’occhio, in maniera molto civile ed educata.


La premessa è stata lunghetta, ma mi sembrava carino sottolineare quanto l’argomento di cui parla questo classico goldoniano - ovvero, gli equivoci che spesso sopravvengono quando due persone si parlano, interagiscono tra loro - sia in fin dei conti pane quotidiano, nella vita di ognuno di noi. I due protagonisti Eugenia e Fulgenzio vivono la loro storia combattuta; sempre in bilico, basta una piccola folata di vento per far cadere giù il castello che stanno costruendo insieme. Eppure è proprio la loro ingenuità, impulsività, inesperienza quella base su cui costruire una nuova società, più felice della precedente. Di questo ne era convinto Goldoni - che, come si sa, aveva un approccio molto illuminista, critico verso le incrostature del passato - e anche molti di noi ne sono convinti, più di due secoli dopo. Se le fondamenta del futuro non le pongono due giovani innamorati, non possiamo neppure immaginare un avvenire. Ecco perché Gl’innamorati è un testo di una modernità assoluta, ed ecco perché fa benissimo il regista Marco Lorenzi a sottolineare questo aspetto nelle note di presentazione.


Naturalmente, costruire un domani decente per noi e per i nostri figli non è una cosa facile. Sicuramente ci vuole l’entusiasmo, la passione, la joie de vivre dei tanti Eugenia e Fulgenzio sparsi per il mondo. Ma se manca la creatività, il desiderio di cambiare rotta supportato dall’intelligenza, qualunque buon proposito svanisce. Onore al merito, dunque, della compagnia Il Mulino di Amleto: si capisce da lontano un miglio che hanno il sacro fuoco del teatro; sono anche ambiziosi, giusto, ma è un’ambizione sana, accompagnata da molto equilibrio. Fortunati, anche: sopravvissuti all’incendio del Globe Theatre, hanno restituito con gioia la bellezza di Doppio inganno, capolavoro di Shakespeare sconosciuto fino a pochi anni fa.


Un’ora e mezza de Gl’innamorati, e capisci immediatamente che questi ragazzi faranno parecchia strada. Modernizzano il testo ma lo fanno con garbo, senza presunzioni; più che uno sfottò, un buffetto sulla guancia al commediografo veneziano. È come se gli dicessero: “Dai su Carlo, non te la prendere, siamo nel 2014 e devi capire che i nostri spettatori hanno esigenze diverse dal tuo”. Si divertono sul palco, prendono alla lettera il termine inglese to play e il francese jouer, e il pubblico più attento queste cose le percepisce al volo.


Ammiccamenti allo slow-motion cinematografico, dialoghi ispirati a Miseria e nobiltà (“desisti!”, dice il velleitario Fabrizio al servo Ettore), lampadari che pulsano come un cuore che batte, biciclette futuriste: questo è il menù proposto alla spettabile platea del Gobetti dal 4 al 23 febbraio. Ingredienti che, verosimilmente, fanno storcere il naso ai puristi. Ma bisogna dirlo con chiarezza: i tradizionalisti, ci mancherebbe, hanno tutto il diritto di esistere e prolificare, però quando il teatro sa essere sperimentale e nel contempo divertente è molto meglio.


È una di quelle situazioni in cui si fatica a dire chi faccia più bella figura sul palco: la verità è che son tutti bravi, non è una captatio benevolentiae. Nello Mascia, Lorenzo Bartoli, Fabio Bisogni, Barbara Mazzi, Maddalena Monti, Raffaele Musella: i presupposti per cui, anche un domani, si continui a parlare molto bene di questi attori ci sono tutti. Ovviamente, per dispiegare al meglio il proprio talento hanno bisogno di un regista bravo: Marco Lorenzi, da questo punto di vista, si mostra più che efficace. I costumi di Gaia Moltedo, le luci di Monica Olivieri, le musiche di Davide Arneodo dei Marlene Kruntz sono la classica ciliegina sulla torta - ma una torta particolare, perché se manca la ciliegina non puoi mangiare neanche il resto.


A questo punto, suspense: cosa mai si inventeranno dopo Gl’innamorati questi giovani di belle promesse -per ora, tutte mantenute? Stiamo un po’ a vedere. L’imprevisto è il sale della vita, senza l’inatteso non ci si diverte abbastanza. Quindi uno, cento, mille spettacoli sorprendenti del Mulino. Ma anche uno, cento, mille qui pro quo, come quello che ha visto protagonisti nel backstage Francesco Mattana e Raffaele Musella.

 

 

Teatro Gobetti - via Rossini 12, 10124 Torino
Per informazioni e prenotazioni: telefono 011/5169411, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Articolo di: Francesco Mattana
Sul web: www.teatrostabiletorino.it

 

 

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