Non si sa come - Piccolo Teatro Grassi (Milano)

Scritto da  Raffaella Roversi Domenica, 02 Febbraio 2014 

Dal 28 gennaio al 2 febbraio, Tiezzi e Lombardi ritornano al Piccolo, proponendo un dramma di Pirandello forse non tra i più conosciuti, ma ugualmente feroce e straziante per la conclusione: ciò che gli altri e noi conosciamo di noi stessi, non è che una infinitesima parte di ciò che siamo. Tiezzi, che l’anno scorso aveva offerto al pubblico del Piccolo “Un amore di Swann” di Proust, indaga sulla coscienza, sull’identità dei delitti commessi e sul peso che questi possono avere nella vita di chi li compie; lo fa con un linguaggio a lui caro, tra lucidità analitica e memoria, talvolta rarefatta, al punto da sconfinare nell’onirico, capace di regalare suggestioni al pubblico.

  

 

Produzione Compagnia Lombardi – Tiezzi presenta
NON SI SA COME
di Luigi Pirandello
regia Federico Tiezzi
drammaturgia Sandro Lombardi e Fabrizio Sinisi
con Sandro Lombardi, Pia Lanciotti, Francesco Colella, Elena Ghiaurov, Marco Brinzi
preparazione vocale Francesca Della Monica
assistente alla regia Giovanni Scandella
scene Pier Paolo Bisleri
costumi Giovanna Buzzi
luci Gianni Pollini
foto di scena Marcello Norberth e Luca Manfrini

 

Il dramma, scritto a Castiglioncello nell'estate del 1934, va in scena il 13 dicembre del 1935 a Roma, in piena dittatura fascista. Pirandello ha aderito al fascismo, ma la sua arte se ne discosta, incentrata com’è sulle debolezze e i malesseri dell’uomo moderno, così lontano per l’autore dal mito dell’uomo forte e volitivo creato dal fascismo. Questa scissione dell’io, tra pensiero e azione e la conseguente responsabilità o irresponsabilità della stessa, è il dramma che vive Romeo, protagonista di “Non si sa come”.


In una giornata assolata d’estate, tra lo stridio delle cicale e l’atmosfera rarefatta della villa estiva dell’amico Giorgio, Romeo, fedelissimo marito dell’onestissima Bice, “non si sa come” si ritrova a perdersi nel corpo e sul corpo di Ginevra, moglie dell’amico carissimo. Uno smarrimento momentaneo, non voluto, mai desiderato né pensato. Eppure accaduto, così, non si sa come. E questo delitto, innocente, perché non meditato, ne riporta alla memoria di Romeo un altro, più lontano, sepolto tra le pieghe-piaghe della sua memoria dai contorni onirici: l’uccisione di un bimbo suo coetaneo, reo di aver ammazzato in modo barbaro, forse anche lui senza volerlo, una lucertolina. Nessuno in paese aveva potuto dare una risposta a quell’omicidio che ora invece si staglia nitido nella coscienza di Romeo. Egli comincia a raccontare di sè ad alta voce, davanti alla moglie, a Ginevra e a Giorgio, togliendo i veli che nascondono colpa, peccato, orrore, lucida follia.


Ed in questa necessità di definirsi, scoprirsi, confessarsi, si compone il dramma e la conseguente condanna di Romeo. Fino a che tutto è silente, sepolto nella coscienza, non c’è responsabilità, non c’è giudizio, non c’è dramma. Ginevra infatti, vive lo stesso tradimento con disinvoltura, anzi, lo ha dimenticato. Ella è sempre accanto al marito, perché ha deciso di credere di non avere colpa, visto che non ha voluto il tradimento, successo non si sa come, ma non per sua responsabilità. Mentre l’amico Giorgio preferisce credere che la sua Ginevra non lo tradirebbe, piuttosto che sapere che lo abbia fatto. Ma è esattamente questo atteggiamento a togliere serenità mentale a Romeo. Se Ginevra, per un attimo, ha tradito, ritornando poi ad essere l’amorevole moglie di sempre, qualsiasi persona può commettere, non si sa come, un atto che può risultare una colpa grave e non assumersene la responsabilità.


Romeo intuisce la pericolosità, il baratro, che si delinea nel momento in cui si accetta come normalità che le cose avvengano, non si sa come, senza che l’autore se ne assuma la responsabilità. Se è vero che “Tutta la vita è così! Non si sa come! E la volontà non ci può nulla!”, allora l’istinto dell’uomo non ha più confini, baluardi. Se si abdica alla ragione, alla volontà, resta solo la bestialità.


E il finale a sorpresa, aggiunto successivamente da Pirandello, quel colpo di pistola che Giorgio spara a Romeo in un impeto di gelosia, potrebbe esserne la dimostrazione. Quel colpo d’arma da fuoco risuona nelle nostre coscienze ed evoca i campi di sterminio che cominciavano ad essere costruiti proprio in quegli anni in Germania e Polonia, la “banalità del male” alla base dell’olocausto e, forse, l’inizio della fine dell’Occidente.


Spettacolo in due atti. Il primo resta un po’ sospeso e distante; il secondo esalta la recitazione di Lombardo e penetra nell’animo dello spettatore, scaraventandolo nell’universo pirandelliano e nella propria coscienza.

 

 

 

Piccolo Teatro Grassi - via Rovello 2, Milano (M1 Cordusio)
Per informazioni e prenotazioni: 848800304
Orario spettacoli: martedì e sabato ore 19.30, mercoledì, giovedì e venerdì ore 20.30, domenica ore 16
Biglietti: platea 33 euro, balconata 26 euro
Durata: 2 ore con intervallo



Articolo di: Raffaella Roversi
Grazie a: Valentina Cravino, Ufficio stampa Piccolo Teatro
Sul web: www.piccoloteatro.org

 

 

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