La Cantatrice calva - Piccolo Teatro Grassi (Milano)

Scritto da  Raffaella Roversi Sabato, 18 Gennaio 2014 

Dal 15 al 26 gennaio, il Piccolo di Milano rende omaggio, a circa un anno dalla sua morte, a Massimo Castri, intellettuale del teatro e vero erede di Strehler, come scrisse Franco Cordelli sul Corriere della Sera. Lo fa mettendo in scena l’ultimo spettacolo che porta la firma della sua regia, “La cantatrice calva”, ritratto comico-grottesco di famiglia borghese in un interno, di Ionesco. È uno dei manifesti del Teatro dell’Assurdo, rappresentato per la prima volta a Parigi nel 1950, dove la “Cantatrice calva”, che dà il titolo all' opera, è disperatamente assente, come d'altro canto anche qualsiasi struttura logica o comunicativa. Il regista ha reso reale e realistico questo testo, per evidenziare ancor di più la follia, la banalità dei personaggi, il loro parlare vuoto, la loro solitudine che, partendo dall’ambito familiare all’interno del quale si svolge la pièce, investono la società intera.

 


Produzione Teatro Metastasio Stabile della Toscana presenta
LA CANTATRICE CALVA
di Eugène Ionesco
traduzione Gian Renzo Morteo
regia Massimo Castri, in collaborazione con Marco Plini
scene e costumi Claudia Calvaresi
progetto luci Roberto Innocenti
musiche Arturo Annecchino
assistente alla regia Thea Della valle
Personaggi e interpreti
signor Smith Mauro Malinverno
signora Smith Valentina Banci
signor Martin Fabio Mascagni
signora Martin Elisa Cecilia Langone
Mary, la cameriera Sara Zanobbio
il capitano dei pompieri Francesco Borchi
foto di scena Baldassarre Amodeo

 

 

In un salotto borghese inglese, in una casa inglese, vicino a Londra, una coppia inglese, parla della buona cena appena consumata, annaffiata con birra e acqua inglese. Sono le nove di sera e la pendola batte cinque rintocchi. Entra in scena la cameriera che annuncia l’arrivo dei Signori Martin, per la cena. Mentre gli ospiti vanno a cambiarsi d’abito, dopo aver sottolineato il loro digiunare dalla mattina, la coppia arrivata si accomoda in salotto e marito e moglie, come fossero due estranei, si interrogano vicendevolmente su dove si siano incrociati visto che, ad entrambi, sembra di essersi già incontrati da qualche parte. E così il pubblico apprende che sono entrambi di Manchester, hanno preso lo stesso treno per Londra, erano nello stesso scompartimento, abitano nella stessa via, allo stesso civico, nello stesso appartamento, condividono lo stesso letto ma ancora non si ricordano dove si siano visti.


Poi le due coppie si ritrovano e cominciano a chiacchierare amabilmente: “posso comprare un coltello per mio fratello”, “ma voi non potete comprare l’Irlanda per il nonno”; “certo, chi compra un ovino oggi, ha un ovino domani”; “prendete un cerchio, coccolatelo e diventerà vizioso”; “sbuccia la babbuccia e luccica il laccio”; “i cacai nelle cacaiette non danno cachi, ma danno cacao”.


“E la cantatrice calva?” chiede improvvisamente un marito; “si pettina sempre allo stesso modo”, risponde sua moglie. Frasi destrutturate, povertà o incontinenza verbale, onomatopee o tecnicismi, banalità; tutto concorre a svuotare la parola, il logos, della sua forza vitale di comunicazione e a trasformarla, al contrario, in un ostacolo all’incontro con l’altro; tutto è sconvolgente per l’illogicità, per i giochi del linguaggio privi di senso e per l’assenza di azione. A dominare è l'assurdo, che non offre via di scampo e condanna in anticipo, rendendo la vita, i gesti e la comunicazione umana, privi di senso.


Ionesco ha spiegato come fosse nata "La cantatrice calva": si era messo a studiare l’inglese alla fine degli anni '40 con il metodo Assimil, che proponeva un piccolo manuale con una serie di frasi da imparare a memoria, pronunciate dalla signora e dal signor Smith, che vivono in una casa inglese, in un sobborgo di Londra. In questi dialoghi banali, la moglie racconta al marito di quanti figli abbiano, di dove abitino o gli ricorda che il soffitto è alto, il pavimento basso. “Dalla terza lezione, dice Ionesco, non sono più riuscito a capire se i personaggi fossero reali o inventati; erano talmente assurdi, da creare stupore, meraviglia!”. Pesano però, sull’anima dello scrittore, anche le barbarie delle due guerre, l’assurdità delle stesse, il fallimento della politica, i 26 milioni di morti nella prima guerra mondiale e gli oltre 50 milioni nella seconda, mattanza che ha privato di significato e di consistenza la vita dell’uomo.


Non è un caso che la pièce, intessuta di dialoghi banali, termini con l’esplosione di grida quasi animali, come se banalità e convenzione, nascondessero malesseri incapaci di far evolvere. In questa opera, accolta dapprima freddamente nel 1950 a Parigi, c’è il germe “dell’assurdo” che è andato proliferando negli anni successivi e ha portato ai giorni nostri ad una generazione priva di padri, priva di eredità, di limite; una società psicotica, che usa la parola senza responsabilità e coerenza, solo per non dire, per ferire o peggio, per rimuovere e creare così una realtà propria, un capolavoro “delirante” cui anche l’intelligenza si sottomette, per consentire all’individuo di appagare i propri desideri.


Spettacolo che ancora oggi impressiona, per “l’assurda” verità; formativo per studenti liceali, perché possano loro, una volta adulti, tornare a dare “senso” alla parola, ritrovando la coerenza, intellettuale e morale, e la responsabilità indispensabili per incontrare, con la parola, l’altro e non scontrarsi con lui. Offre una recitazione realmente assurda, talvolta meccanica, come la voleva Ionesco, per dimostrare come la compulsione alla ripetizione, non offra possibilità di crescita, di sviluppo. La scenografia è perfettamente borghese.

 

Ricordiamo che sabato 25 gennaio, alle ore 17.30, nel Chiostro Nina Vinchi (via Rovello 2), la compagnia dello spettacolo incontra il pubblico. Intervengono Giovanna Bellati, Federica Mazzocchi, Alessandro Pontremoli; coordina Annamaria Cascetta. L’incontro è organizzato dal Piccolo Teatro in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.
L’ingresso è libero con prenotazione alla mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

 

Piccolo Teatro Grassi - via Rovello 2, Milano (M1 Cordusio)
Per informazioni e prenotazioni: 848800304
Orario spettacoli: martedì e sabato ore 19.30, mercoledì, giovedì e venerdì ore 20.30, domenica ore 16, lunedì riposo
Biglietti: platea 33 euro, balconata 26 euro
Durata: 70 minuti senza intervallo

 

Articolo di: Raffaella Roversi
Grazie a: Valentina Cravino, Ufficio stampa Piccolo Teatro
Sul web: www.piccoloteatro.org

 

 

 

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