La scala è mobile - Barclays Teatro Nazionale (Milano)

Scritto da  Daniela Cohen Mercoledì, 08 Gennaio 2014 

Tornano per il secondo anno al Barclays Teatro Nazionale, dal 5 gennaio al 23 febbraio, i Legnanesi con la loro favolosa orchestra dal vivo per la gioia degli amanti del varietà vecchio stile e di chi ancora vuole imparare a conoscerlo. Perché il Varietà all’italiana è come il Music Hall all’americana: ci sono balletti con tanti ballerini e ballerine, costumi sfavillanti e coreografie gioiose, scenografie imponenti, la musica dal vivo e c’è una storia che si svolge nel corso dello spettacolo in cui si ride e si partecipa. Tutti questi parametri sono perfettamente rispettati da una compagnia che ormai fa parte del nostro dna teatrale che vede nella sua storia i magnifici Garinei&Giovannini, indimenticata accoppiata della commedia musicale a cui oggi si è sostituito Saverio Marconi, col suo musical italiano, partito da quelli americani fino alle produzioni che oggi sono un vanto tutto italiano.

  

 

Stage Entertainment Italy e Barclays Teatro Nazionale presentano
LA SCALA È MOBILE
di Felice Musazzi e Antonio Provasio
con Antonio Provasio, Enrico Dalceri, Luigi Campis
musiche Arnaldo Ciato, Enrico Dalceri
coreografie Sofia Fusco
direttore artistico Sandra Musazzi
direttore di produzione Enrico Barlocco
regia Antonio Provasio

 

 

Ma I Legnanesi sono storia a parte e se ancora oggi calcano i palcoscenici nostrani, raccogliendo tra l’altro successi incontestabili, come dimostra il fatto che la scorsa stagione il loro spettacolo è risultato il quarto più visto dopo campioni d’incassi come Aldo Giovanni e Giacomo, Enrico Brignano e il musical Priscilla, il loro nuovo debutto milanese con "La scala è mobile" è l’attesissimo appuntamento che non può sfuggire. Difatti lo spazioso teatro milanese, completamente ristrutturato per ospitare compagnie internazionali capaci di presentare anche per mesi grandi spettacoli da cartellone, è stracolmo di spettatori di ogni genere e tipo. Nel 1949 Felice Musazzi creò questa compagnia di provincia in cui ci sono solo uomini, anche nei ruoli da donna, perché il parroco dell’oratorio dove provavano le commediole non permetteva alle ragazzine di giocare coi maschietti, inventando un genere unico.


Da allora, per oltre sessant’anni, I Legnanesi si sono esibiti ovunque come fossero dei Kabuki giapponesi, orgogliosi del loro status che li rendeva doc! Né la morte dei personaggi divenuti più anziani né i litigi e le baruffe hanno distrutto questo insieme che con gli anni somiglia sempre più all’araba fenice: risorge sempre dalle proprie ceneri! I personaggi sono sempre uguali, arguti, mai volgari, comicissimi e pronti a rinnovarsi nei testi per seguire le cronache più recenti, con battute inserite anche quasi all’ultimo minuto a cui si aggiunge sempre una buona dose di improvvisazione, che il pubblico gradisce e sottolinea con risate e commenti a voce alta. Qui, con loro, la gente smette di essere un ‘pubblico teatrale’ e si trasforma in liberi pensatori, fans che ripetono le battute, cantanti che vogliono farsi sentire per esprimere consenso e vicinanza ma non esattamente agli attori bensì veramente ai personaggi: i membri della famiglia Colombo, composta dalla Teresa, suo marito Giovanni e la figlia Mabilia, sono vere e proprie icone e ogni dialogo da loro proposto sembra poter diventare un testo sacro da usare in compagnia. Manco fosse il Rocky Horror Picture Show


Ecco la storia di questa stagione: la crisi è forte e la famiglia Colombo, con tutti gli abitanti della cascina che si affaccia sul grande cortile (che in ogni spettacolo si ripropone sempre uguale), decide di partire per New York, che tutti loro chiamano ‘l’America’, alla ricerca di una fortuna che qui non ci sarà più. Sono tutti pronti con le loro valigie e i vestiti della festa ma nessuno supera la Mabilia, che si presenta con un soprabito zebrato come gli stivali lunghi e la borsa. D’altronde, si sa, lei è convinta di essere una grande soubrette e l’America le permetterà di esibirsi finalmente a Broadway, a Hollywood o a Las Vegas, dove avrà i riconoscimenti che si merita. Ma la Teresa tarda a scendere, arriva il pullman per la Malpensa e i Colombo restano in cortile finché arriva la mamma che non riusciva a sistemare le sue cose in valigia. Gli toccherà prendere un taxi per l’aeroporto. A ogni ingresso di un personaggio va detto che il pubblico si sprofonda in applausi a scena aperta, manco arrivasse Madonna o Lady Gaga. Che non farebbe mai ridere tanto quanto questi qui, con battute fulminanti e incessanti, davanti al cortile che stanno per abbandonare e dove, a ogni porta, finestra e perfino attaccato al portello del WC c’è un cartello ‘Affittasi’ e ‘Vendesi’.


Alla Malpensa si spiega il titolo: "La scala è mobile" si riferisce a quella lunghissima scala a doppio senso che porta all’interno dell’aeroporto e ai check-in, dove i nostri incontreranno una marchesa, Eva d’Aragona, motivo di lazzi e sberleffi ma anche di conversazioni surreali per tutti, mentre la Teresa finisce nelle mani di due ispettori aeroportuali che le scoprono dei salumi nascosti sotto la gonna e le impediscono di salire sull’aereo, come alla cugina Pinetta, piena di insaccati legati alla vita e che un cagnolino ha fiutato. Inutile dire altro, ne succedono di tutte e solo la chiusura del sipario fa riprendere fiato, mentre ci si tiene la pancia che scivola per le risate. Il set ora è del tutto cambiato, come I Legnanesi ci hanno abituato, e ci troviamo nei sogni di Mabilia, che si trova sull’aereo ma è già una star che canta una versione particolare di ‘Volare’ del grande Modugno, vestita come le più grandi soubrette con paillettes e piume colorate, gioielli e abiti sconvolgenti. Solo a Milano, va detto, si gode pure dell’Orchestra dal vivo, posizionata proprio sotto il palco, e si sente benissimo la sua ottima musica, composta e diretta da Arnaldo Ciato assieme a Enrico Dalceri.


La Teresa a casa da sola finge di non avere rimpianti ma la Pinetta le fa dire che le manca suo marito, che sbuca fuori da una via. Pure lui non aveva resistito ed era tornato subito. Per un paio di giorni però era andato a trovare suo cugino in campagna, quello dove erano stati dopo il matrimonio, il loro unico viaggio assieme fuori da Legnanello. Lì, racconta, ha ritrovato sotto una mattonella delle cartoline e lettere di loro, che si scrivevano da giovani, e ne legge alcuni brani: “Teresa, soffro di vertigini ma vorrei essere in cima ai tuoi pensieri…” e cose così. Che grande amore, il loro, mentre la Teresa continua a sperare che lui muoia, tanto è un essere inutile e lei potrà finalmente avere pure la sua pensione. Ma sono solo parole, il sipario si chiude per riaprirsi sui sogni incredibili di Mabilia, che viaggia ancora con i suoi ‘boys’ scendendo scale di ponti illuminati di New York vestendo abiti da grande vedétte in bianco e poco dopo in nero lamé. C’è pure una scena in cui anche Teresa e Giovanni appaiono vestiti in abiti da music hall e cantano Hello Dolly ma, si sa, i sogni non hanno confini e si balla perfino il valzer.


I costumi sono davvero fantastici, talvolta indossati solo per pochi minuti di apparizione, le scene sono strabilianti e scompaiono dopo la chiusura del sipario, che fa tornare tutti o a Milano o nel cortile provinciale. Finché non arriva la notizia che tutta la banda dei Legnanesi è stata rimpatriata perché considerata ‘insana di mente’ e ricoverata in ospedale psichiatrico. I Colombo andranno a riprendersi i vicini e la figlia che, dopo varie scenette anche polemiche sulla realtà e sui desideri, ritrovano la loro identità, chi prima e chi poi. Ma la Mabilia convinta di essere Liz Taylor è un numero davvero speciale, con tanto di Marcantonio…! Troviamo sketch indimenticabili, tipo il dottore che chiede alla Teresa: “Cosa accusa?” e lei risponde: “No, non accuso nessuno, io so chi è il colpevole”. Perfetta pure la battuta “Pensiamo positivo che, passo dopo passo, la vita può essere spassosa”. Insomma, l’Italia può essere pure meglio dell’America a ben pensarci, se si sta uniti tra gente che si vuole bene e si diverte.


Il finale presenta tutti senza maschere, senza trucco, senza costumi cosicché a scendere le scale sono solo uomini in smoking e in frac, perfetti signori che si presentano uno a uno raccogliendo i giusti applausi e accolgono sul palco Sandra Musazzi, oggi direttore di scena e figlia di Felice Musazzi, l’inventore dei Legnanesi e autore prolificissimo da cui ancora si attinge a piene mani con l’aiuto di Antonio Provasio, coautore e tra i protagonisti assieme a Enrico Dalceri e Luigi Campisi del trio Colombo, che fa strage di allegria. Provasio ringrazia tutti, fino ai tecnici luci e audio e Tony Dallara, che è in platea e ha scritto una canzone per loro con cui chiudono il loro magnifico show. Grandiosi.

 

 

Teatro Nazionale - via Giordano Rota 1, 20145 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/00640888

 

Articolo di: Daniela Cohen
Grazie a: Sara Maccari e Stefania Sciamanna, Ufficio stampa I Legnanesi
Sul web: www.teatronazionale.it - www.ilegnanesi.it

 

 

 

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