120 chili di jazz - Campo Teatrale (Milano)

Scritto da  Daniela Cohen Mercoledì, 31 Ottobre 2012 
120 chili di jazz

Dal 25 al 27 ottobre e dal 2 al 4 novembre. In scena al Campo Teatrale il nuovo monologo dell’attore e regista teatrale argentino César Brie. Si tratta del racconto di come Ciccio Méndez voglia a tutti i costi entrare ad una festa per vedere la sua innamorata, ignara di esserlo; sullo sfondo di questa vicenda si delineano tre passioni: l’amore sconfinato ma non corrisposto per la donna, l’amore per il jazz che lo aiuta a tollerare lo solitudine, l’amore per il cibo fonte di appaganti rifugi e illusorie consolazioni.

 

 

Produzione César Brie / Arti e Spettacolo presenta
120 CHILI DI JAZZ
di e con César Brie

 

Devo essere sincera, io al Campo Teatrale che si trova vicino a piazza Udine, ovvero molto a nord di Milano, non c’ero mai stata. Eppure per vedere lo spettacolo con cui debutta la loro nuova stagione, ovvero 120 chili di jazz, di e con il grandissimo César Brie, ho attraversato la città e ho scoperto un posticino niente male. Intanto perché ho scoperto l’esistenza di un altro teatro di quartiere semiperiferico vivacissimo, dove durante l’anno vengono ospitati laboratori e seminari di approfondimento con conduttori d'eccellenza, tra cui Claudio Morganti, Danio Manfredini, Emma Dante, Lorenzo Loris, Eugenio Allegri, César Brie, Gabriele Vacis, Cesare Ronconi, Alfonso Santagata e Maria Consagra. Questo posticino ospita CAMPUS, l'Accademia di Formazione Attorale di Campo Teatrale, un percorso formativo intensivo, con frequenza giornaliera, rivolto a chi è dotato di forte motivazione e ampia disponibilità di tempo da dedicare allo studio.
Entrati da un cortile interno di via Cambiasi 10, ecco comode poltroncine rosse posizionate a gradinata, così da offrire visibilità certa per ciascuno spettatore. César Brie è sul palco di legno, nudo e crudo, seduto su una sedia viennese, a gambe incrociate. Osserva la gente che arriva, si siede, riempie il piccolo teatro e chiacchiera. Lui è vestito di grigio chiaro, camicia beige, cravatta e fazzolettino color lillà chiaro. I suoi occhi ironici si poggiano sul pubblico, i suoi capelli ormai grigi ma lunghi e folti si accompagnano ai baffi ben curati, che lo fanno sembrare un tipo importante. Non c’è sipario, niente altro che lui, seduto, e le luci. Che piano piano si spengono, una volta riempita la sala di gente, che si zittisce. Una gradevole musica jazz accompagna il tutto.
L’attore si alza, arriva molto vicino agli spettatori e dice, accennando con la testa a un riflettore posizionato sopra di lui: “Questo non è un riflettore, è un apparecchio di suzione dei cellulari. Se uno di voi ne ha uno che faccia qualsiasi rumore, sarà risucchiato, triturato e distrutto!”. La gente ride, alcuni controllano di aver spento i propri apparecchi, mentre il nostro protagonista torna al centro del palco e diventa ‘Il Narratore’. Ci viene narrata la storia di Ciccio Mendez e della sua fidanzata, Samantha Maria, bellissima, giovane e amante dei piccoli divertimenti offerti dal paese, piuttosto piccolo, dove vive con la famiglia, in Bolivia. Che adesso però è Milano, quartiere Casoretto… Brie dimostra di essersi ben informato sulla topografia del Campo Teatrale in cui opera e si diverte a rendere assolutamente contemporanea e presente la storia, come a voler evidenziare che potrebbe accadere a chiunque, ovunque, quanto accadde a Ciccio, un ragazzo giovane con un unico vero difetto: l’obesità esagerata e la fame compulsiva, che lo porta a ingerire quantità enormi di pizze, hamburger alla texana, ovvero a sei strati e qualsiasi altro cibo gli capiti davanti.
Ah, pure la sua ‘fidanzata’ ha un difetto: non sa di essere la sua fidanzata, perché Ciccio non ha mai avuto il coraggio di dichiararsi. Però lui la segue, stando il più possibile nell’ombra, per guardarla, amarla, torturarsi perché non potrà forse mai averla. Va nelle discoteche che lei frequenta e resta solo, finché arrivano i ragazzi, dopo la mezzanotte, con cui lei ballerà. Se ne andrà perché non sopporta di vederla abbracciata ad altri. Fino a quando non si annuncia una festa che il padre di lei intende tenere pubblicamente per i suoi 50 anni e Mendez scopre di non essere tra gli invitati. Come fare ad entrare per passare il tempo vicino alla sua amata? Ecco, questi e altri mille pensieri scorrono nel vuoto del palco grazie al magnifico talento espressivo, mimico e alla capacità di affabulatore straordinaria che César Brie possiede e che dispiega senza sosta, coinvolgendo il pubblico, scendendo dal palco e parlando con le persone, scegliendo maschi e femmine da coinvolgere, facendo ridere ma anche rendendo vivissimi tutti i personaggi evocati.
La grande magia del teatro è tutta nelle mani di questo magnifico attore e regista, qui autore di un testo che talvolta rasenta la polemica politica, ragion per cui quando si è esibito nel suo Paese, dopo la vittoria della prima presidente indigena, ha rischiato la violenza personale a sè e alla sua famiglia, per aver detto che “gli indigeni, raggiunto il potere, da belle persone capaci di raccogliere le tradizioni si trasformano in gente lievemente razzista”. Questo passo del testo lo sottolinea, uscendo più di una volta dal suo ruolo di monologhista, narratore e personaggio. Vale così tanto la pena di vederlo e imparare da lui che tutti dovrebbero fare molta strada quanta ne ho fatta io e scoprire questo piccolo, geniale teatrino, che credo proprio frequenterò più spesso, d’ora in poi. Come finisce la storia tra Ciccio e Samantha? Beh, andate a vederlo pure voi, sentirselo raccontare da César è impagabile!

 

Campo Teatrale - via Cambiasi 10, Milano (MM2 udine)
Orario spettacoli: ore 21 (domenica ore 18.30)
Biglietti: intero € 20, ridotto € 15

 

Articolo di: Daniela Cohen
Grazie a: Chiara Mironici, Responsabile Comunicazione Campo Teatrale
Sul web:
www.campoteatrale.it

 

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