Dal 17 febbraio al 13 marzo. Dopo estenuanti mesi di logorante attesa per gli innumerevoli ammiratori e clienti abituali del più sfavillante e lussurioso “bordello dell’arte” che abbia mai invaso i palcoscenici italiani, finalmente le maitresse e i prostituti di “Dignità Autonome di Prostituzione” ritornano a Roma, pronti a travolgere per un intero mese il pubblico del raffinato e sontuoso Teatro Italia. Tra piacevolissime conferme e nuovi arrivi estremamente intriganti, monologhi di lacerante intensità e momenti corali coinvolgenti e spassosissimi, lo spettacolo di Luciano Melchionna ancora una volta ci sorprende regalandoci una nottata di puro e sfrenato godimento teatrale.
DIGNITÀ AUTONOME DI PROSTITUZIONE uno spettacolo di Luciano Melchionna dal format di Betta Cianchini e Luciano Melchionna Cast artistico di questa edizione: Elisa Alessandro / Tiziana Avarista / Lorenzo Balducci / Paola Barale / Sonia Barbadoro / Alessandro Baronio / Alessandra Bellini / Gaia Benassi / Lina Bernardi / Buatta / Giovanni Maria Buzzatti / Fabio Canino / Elisabetta Cianchini / Sylvia De Fanti / Valentina De Giovanni / Valeria De Luca / Adelaide Di Bitonto / Luca Di Leonardo / Clio Evans / Attilio Fontana / Veronica Gentili / Sandro Giordano / Cristina Golotta / Gabriele Guerra / H.E.R. / Laccio / Gianni Magno / Massimiliano Magno / Renata Malinconico / Adonay Mamo / Cristina Manni / Roberta Mastromichele / Giulia Maulucci / Gianluca Merolli / Giulia Michelini / Franco Mirabella / Nadia Mocci / Momo / Daniele Monterosi / Valerio Morigi / Alessandra Muccioli / Massimiliano Nicosia / Emma Nitti / Marta Nuccetelli / Simona Oppedisano / Giorgia Panico / Stefania Papirio / Pilar / Giada Prandi / Paola Sambo / Michael Schermi / Ilaria Spada / Federica Stefanelli / Sandro Stefanini / Pino Strabioli / Angelo Tantillo / Adele Tirante / Nella Tirante / Giorgia Trasselli / Francesco Vigo Luci Camilla Piccioni Costumi Michela Marino - Emiliano Giayvia Assistenti alla regia R. Caldironi - R. Malinconico - F. Vigo Direttore tecnico Manuel Pietrangeli Supervisione al progetto Mario Melchionna Organizzatore Antonio Cappelli Relazioni esterne e promozione Stefania Reggiani Anno dopo anno, un’edizione dopo l’altra, “Dignità Autonome di Prostituzione”, creatura teatrale pulsante di energia e vivida emozione, organismo artistico in continua e multiforme evoluzione concepito a partire dal format di Luciano Melchionna ed Elisabetta Cianchini, si avvicina sempre più al proprio obiettivo ideale e dichiarato, quello di tramutarsi progressivamente in un’ “accademia/casa chiusa permanente dell’attore e dell’artista”. Per chi ancora non abbia avuto la fortuna di concedersi l’esperienza catartica di una notte trascorsa in compagnia dei seducenti dignitari che popolano i meandri di questo postribolo, una breve presentazione è d’obbligo: entrati nel foyer del teatro, quando acquisterete il biglietto di ingresso vi verranno consegnati quattro dollarini, la preziosa moneta di scambio che vi sarà necessaria per accedere alle performance dei prostituti e delle prostitute che si preparano ad accogliervi e a conquistare i vostri sensi nell’intimità delle loro stanze; un’attesa di qualche minuto e la compagnia di attori al gran completo vi accoglierà stuzzicando la vostra fantasia con sensuale ironia, vi condurrà al centro della platea e, dopo essersi presentata con un’ accattivante parentesi corale capace di fondere alla perfezione recitazione, canto e arti visive, sarà giunto il momento della contrattazione per accaparrarsi le “pillole di arte teatrale”. I dignitari protagonisti della nottata, immediatamente riconoscibili dalle barocche vestaglie e giacche da camera che indossano sopra il costume di scena, si aggirano tra il pubblico cercando di catturare l’attenzione di più avventori possibili: al prezzo di uno o più dollarini lo spettatore potrà assistere, da solo o con pochi compagni, nell’intimità di uno spazio teatrale raccolto ed inconsueto (un camerino, un sotterraneo posizionato nel retropalco, uno stanzino nel sottotetto, un’utilitaria parcheggiata di fronte all’ingresso del teatro) a un monologo che racconterà un frammento di vita, spesso di dirompente intensità e profondamente commovente, del prostituto prescelto. Al termine della serata, quando le contrattazioni e le performance private saranno concluse, i dignitari del bordello si congederanno con un esplosivo finale a sorpresa che travolgerà gli spettatori con una sferzata di energia liberatoria e contagiosa allegria. Sarà impossibile non tornare ad abbeverarsi a questa fonte di divertimento ed impetuose emozioni, per gustare nuove performance in uno spettacolo virtualmente sempre nuovo, grazie al frequente arrivo di nuovi interpreti e alla costante proposta di nuovi monologhi, che nella stragrande maggioranza dei casi portano la pregiata firma dell’instancabile ed eclettico regista Luciano Melchionna, l’Amministratore del “bordello dell’arte”.
In ogni singolo istante dello spettacolo si percepisce distintamente la passione inesauribile per il teatro, la creatività vivace ed originale e la generosità con cui l’autore-regista si regala ai propri attori e al pubblico: lo immaginiamo impegnato nelle lunghe giornate trascorse con i dignitari per la preparazione dei monologhi, anche più di dieci ore al giorno costantemente al loro fianco per supportarli lungo il percorso di introspezione psicologica ed interiorizzazione del personaggio necessario per portare in scena in maniera così toccante e raffinata i rispettivi testi drammaturgici; lo vediamo in platea confondersi tra gli spettatori, interagire con i prostituti e le maitresse, insostituibile direttore d’orchestra di questo meccanismo teatrale estremamente articolato, affascinante ed al contempo così perfettamente calibrato.
Oltre agli sprovveduti neofiti, siamo più che sicuri che anche i fedelissimi di “Dignità”, rimarranno sorpresi da questa nuova edizione, più ricca e coinvolgente che mai: anzitutto un cast di ben sessanta interpreti che si alterneranno durante il mese di permanenza in scena, numerosissimi nuovi monologhi appositamente composti per questa ambiziosa avventura teatrale, personaggi celebri del mondo televisivo e cinematografico che aderiscono con entusiasmo al progetto condividendone lo spirito e l’intraprendente desiderio di rivoluzionare la stantia scena drammaturgica italiana (per citare solamente alcuni nomi tra i più conosciuti Paola Barale, Fabio Canino, Pino Strabioli, Giorgia Trasselli, Ilaria Spada e Giulia Michelini). Dopo aver riascoltato la splendida canzone “Meduse” di Pilar, la rappresentazione ha inizio con un trascinante momento corale: l’intero cast è dislocato con geometrica precisione sul palcoscenico e nelle gallerie del Teatro Italia e Luciano Melchionna dirige il loro coro, un inno aggressivo, provocatorio e proclamato a voce stentorea che si indirizza contro il “macellaio” che assassina l’arte e la cultura del nostro paese privandola di fondi, strappandole con volgare insolenza il ruolo di arricchimento e civilizzazione che in un paese normale dovrebbe competerle, sottraendole ogni slancio vitale. Un urlo pieno di rabbia e dignità al quale non possiamo che unirci con un fragoroso e appassionato applauso. I toni si ammorbidiscono poi sulle note della romanza “Vissi d’arte” tratta dalla Tosca di Puccini, interpretata in questa circostanza da Adonay Mamo: in un corpo da tenore è custodita una vibrante voce da soprano che ci incanta con struggente dolcezza, mentre sul fondale viene proiettato a caratteri cubitali il nono articolo della nostra Costituzione (“La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”, parole che in questo periodo di oscurantismo è quanto mai doveroso rammentare). E’ giunta però l’ora di aprire le danze ed infatti, dopo un’introduzione canora con la quale Gianluca Merolli ci racconta con pungente ironia cosa ci aspetta nei meandri del bordello, arrivano le presentazioni di rito dei dignitari che allieteranno la nostra serata, orchestrate dall’autoritaria direttrice Lia (Michael Schermi), dalla sua fidanzata bellissima ed oltremodo svampita Wanda (Clio Evans), dalla bizzarra ed ottenebrata mascotte Cerebro (Gabriele Guerra) e dall’austera ed inflessibile Gelida (Alessandra Muccioli). Si da a questo punto inizio alle contrattazioni con le maitresse e alla ricerca delle più emozionanti “pillole di arte teatrale”: ne assaporeremo cinque (grazie alla nostra ormai ben collaudata abilità nel carpire eccellenti performance al costo di pochi dollarini e soprattutto al supporto di uno sponsor d’eccezione, molto potente e rispettato in questo mondo barocco e travolgente…), che vi consigliamo tutte caldamente. Partiamo con la storia di Jean Seberg, narrataci dalla giovane ma incredibilmente talentuosa ed espressiva Elisa Alessandro, nuova arrivata nel cast che però sin da queste prime repliche proietta il suo monologo nell’empireo dei più commoventi ed imperdibili dello spettacolo: Jean Seberg era un’attrice cinematografica destinata ad una carriera di brillanti successi ma la sua indipendenza di pensiero ed il suo coraggio nel sostenere segretamente le Pantere Nere, l’organizzazione rivoluzionaria che negli Stati Uniti degli anni Sessanta lottò per i diritti delle minoranze afroamericane contro il regime repressivo imperante, fu pagata ad un prezzo salatissimo; non solo il totale annientamento di ogni prospettiva di carriera artistica, ma una persecuzione personale e violenta, sino addirittura all’uccisione del suo bimbo neonato. Un frammento di vita drammatico e dirompente, che scuote nel profondo i pochi spettatori che hanno il privilegio di assistervi, regalatoci con incredibile forza, carisma e sentimento da Elisa in un monologo peraltro da lei stessa scritto, e successivamente rielaborato drammaturgicamente dal regista Luciano Melchionna. Con il cuore in subbuglio ci inerpichiamo lungo le scalinate che conducono alla prima galleria del Teatro Italia e veniamo catapultati in un’atmosfera diametralmente opposta: “La Ritrattista” di Ilaria Spada esalta la filosofia dell’iperattivismo su cui sempre più si fonda la nostra società, la necessità di non smarrire neppure un’istante nella costante lotta per l’affermazione personale e la sopraffazione del prossimo; una lucida follia brilla nei suoi occhi e ci lascia attoniti, gettando il seme per una riflessione nella quale sarebbe opportuno che tutti noi ci impegnassimo, ponendo talvolta un freno ai ritmi indemoniati della nostra esistenza quotidiana.
Dopo un rapido passaggio nell’antro delle Maschere e dei Ritratti Rifiutati di Alessandro Baronio, artista visionario che con la sua arte fotografica, gli sgargianti colori delle sue fantasiose composizioni ed una simpatia estrosa e genuina cattura il nostro interesse (e un meritatissimo dollarino), è la volta di una performance assolutamente particolare che si discosta dalla tradizionale struttura dei monologhi di “Dignità Autonome”: Laccio, danzatore del gruppo dei Modulo Project, accoglie nella sua stanza due visitatori alla volta, i quali ne varcheranno la soglia solo dopo essere stati bendati. All’insegna della condivisione di un’esperienza sensoriale intima ed avvolgente, Laccio uno alla volta ci abbraccia, stringe le nostre mani e ci fa volteggiare liberamente per poi farci abbandonare con fiducia sostenuti dalla sua presa sicura, il tutto accompagnato da note sintetiche, morbide ed oniriche. Prima di lasciarci ci concede di liberare i nostri occhi, per poi regalarci un breve ma suggestivo momento di danza, che si conclude con l’invito a condividere tutto nella nostra esistenza, gioie, passioni, dolori, in un ciclo vitale che avvolga tutta l’umanità.
Discendiamo per alcuni minuti nel sotterraneo del retropalco accompagnati da H.E.R., eccezionale musicista capace di sprigionare sublimi atmosfere sonore grazie al suo violino elettrico, che in questa nuova edizione dello spettacolo incontriamo anche in veste di attrice con il suo monologo “L’Evidenza”, narrazione a tinte infuocate di un fortuito incontro dietro il banco di una libreria e del divampare tanto improvviso quanto incoercibile della passione. Il nostro viaggio notturno nelle viscere delle emozioni umane più nascoste ed inconfessabili si conclude pochi istanti prima che il bordello chiuda i battenti, con un monologo sussurrato, inquieto, sempre più asfissiante, claustrofobico, intenso e drammaticamente doloroso, quello con cui “Il Pompei”, interpretato da Sandro Giordano con stupefacente sensibilità, carisma e potenza espressiva, ci racconta una sordida vicenda di violenza sessuale ai danni di una creatura indifesa, un bimbo in gita scolastica con i suoi compagni di classe agli scavi archeologici alle pendici del Vesuvio. Un pugno dritto allo stomaco che ci lascia senza fiato né parole, vi è spazio solo per lacrime di commozione e per un applauso calorosissimo a questo giovane attore dal prezioso talento recitativo. E’ ormai abbondantemente trascorsa la mezzanotte ed il sipario sta per calare. Come da tradizione però i dignitari ci tengono a salutarci in grande stile: dopo alcune canzoni che la cantautrice Momo ci regala con la consueta ironia ed un delicato romanticismo (le note crepuscolari ed intimiste di “Freddo” non cessano ancora di lasciarci brividi a fior di pelle), accompagnata dal violino di H.E.R. e dalla chitarra di Attilio Fontana, la compagnia al gran completo ci esorta a gran voce ad affrettarci lungo le fastose scalinate del Teatro Italia sino a raggiungere il corridoio antistante la seconda galleria, luogo dove verrà celebrato il gran finale. Risate a crepapelle sono assicurate dalle disastrose ma spiritosissime esibizioni canore dell’eccentrica primadonna Wanda, guidata dalla sua provocante e pungente maestra di canto Jane (interpretata da Massimiliano Nicosia) e dalle incursioni dell’irresistibile Anja di Slovacchia (Elisabetta Cianchini) che ci racconta di come, nonostante le lusinghe dei party a Palazzo Grazioli a cui è stata calorosamente invitata, lei alla fine abbia preferito rimanere alla corte di Papi Melchionna nonostante si ostini a non comprarle una pelliccia dignitosa per proteggerla dal freddo. Sulle note di un travolgente valzer i prostituti e le prostitute catturano gli spettatori in un ballo liberatorio, che si conclude con una spumeggiante versione di “New York, New York”, perfetta conclusione per una serata memorabile.
Da segnalare infine che il bordello dell’arte in questa edizione ospita anche l’iniziativa "Dignità Autonome di…esposizione": affascinanti immagini del Bordello 'spiate' da 13 fotografi 'voyeur': Pino Le Pera, Germano Serafini, Luigi Ceccon, Angela Loveday, Flavia Fasano, Marta Ferranti, Mario Kiribiri, Stefano Malandrino, Manuel Pietrangeli, Marcello Scopelliti, Paolo Soriani, Marco Caruso, Weedeoz. Molto originale in particolare l’installazione realizzata da Le Pera nel foyer del teatro nella quale, all’interno di acquari, sono inserite le splendide foto degli attori della compagnia scattate con una suggestiva dominante blu. Lo spettacolo sarà in scena fino al 13 marzo: è assolutamente vietato lasciarselo sfuggire ed anzi è decisamente consigliato assumerlo in dosi massicce, più e più volte, per soddisfare la sete di preziosa arte teatrale e placare quel senso di astinenza che, vedrete, “Dignità Autonome di Prostituzione” immancabilmente ingenererà anche in ciascuno di voi. Teatro Italia - via Bari 18, Roma Botteghino: lunedì dalle 10.00 alle 15.00, dal martedì al sabato dalle 10.00 alle 20.00, domenica e festivi dalle 11.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 20.00 Per informazioni e prenotazioni: telefono 06.44.23.92.86, mail
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
Orario spettacoli: Ingresso dalle ore 21.00 - La biglietteria rimarrà aperta fino alle 23.30 Domenica 20 e 27 febbraio ore 17.30; riposo: lunedì, martedì e mercoledì, tranne martedì 22 e mercoledì 23 ore 21.00; Sabato 19 febbraio due repliche ore 17.00 e ore 21.00; Domenica 6 e domenica 13 marzo ore 21.00 Articolo di: Andrea Cova Foto di: Pino Le Pera Grazie a: Luciano Melchionna, Ufficio Stampa e Comunicazione Carla Fabi e Barbara Ghinfanti Sul web: Profilo Facebook di Dignità Autonome di Prostituzione |