Dal 15 al 27 febbraio. Le atmosfere magiche, avvolgenti e suggestive del romanzo di Jorge Amado rivivono sul palcoscenico del Teatro Quirino nella deliziosa e appassionante trasposizione drammaturgica di Emanuela Giordano con protagonista Caterina Murino, nei panni di una Dona Flor che con il proprio candore e semplicità affascina e seduce ogni singolo spettatore, divisa tra Paolo Calabresi e Max Malatesta, i due mariti che si contendono il suo cuore, ciascuno con le proprie armi di conquista diametralmente diverse. Due ore trascorse in una dimensione parallela, a metà strada tra la fascinazione del sogno, un romanticismo morbido e coinvolgente ed il saporito gusto popolare di una frizzante opera corale.
Compagnia Enfi Teatro presenta Caterina Murino, Paolo Calabresi e Max Malatesta in DONA FLOR E I SUOI DUE MARITI Liberamente tratto dal romanzo di Jorge Amado e con Simonetta Cartia, Claudia Gusmano, Serena Mattace Raso, Laura Rovetti musiche originali eseguite dal vivo dalla Bubbez Orchestra scene Andrea Nelson Cecchini coreografie Juan Diego Puerta Lopez istallazioni visive Claudio Garofalo luci Michelangelo Vitullo regia e drammaturgia Emanuela Giordano “Dona Flor e i suoi due mariti”, capolavoro dello scrittore bahiano Jorge Amado, fu pubblicato nel 1966 e immediatamente accolto con eccezionale entusiasmo ed interesse da parte del pubblico e della critica, venendo ben presto riconosciuto come uno dei romanzi più brillanti, originali e preziosi della produzione letteraria dell’autore brasiliano. Ambientata nella capitale dello stato di Bahia ed in particolare nel tumultuoso e vivace quartiere popolare del Pelorinho, l’opera rievoca con nostalgia, raffinato umorismo e colorita sensualità tutto un complesso, scoppiettante e vivido affresco di personaggi, sentimenti, dinamiche sociali ed esistenziali.
La rilettura teatrale curata con vigore espressivo e indiscutibile gusto registico da Emanuela Giordano si prefigge l’obiettivo, peraltro assolutamente raggiunto, di mantenersi il più possibile fedele e aderente al testo originario, dipingendo con vividezza uno scorcio di quotidianità negli assolati sobborghi della Bahia dei primi anni Sessanta, dove accompagnate dall’afrodisiaco ritmo latino dei musicisti di strada le passioni si sviluppavano subitanee e dirompenti. La trama è semplice, ma al contempo suggestiva e capace di catturare con intenso trasporto emotivo l’attenzione dello spettatore. Dona Flor, creatura incondizionatamente amata da tutti per la sua elegante bellezza e cristallina limpidezza, piange la morte del marito Vadinho, impenitente sciupafemmine e scapestrato giocatore d’azzardo, mentre la madre di lei Dona Rosilda gioisce malcelatamente per essersi finalmente liberata dell’odiato genero. Alla veglia funebre assiste un irresistibile terzetto di “addolorate” prefiche, le tre amiche Gisa, Dinora e Norma che se da un lato sono sinceramente preoccupate per l’equilibrio emotivo di Flor, dall’altro non perdono occasione per sferrare la propria caustica ironia sul dissoluto ed anticonformista defunto, sulla suocera che esulta per la sua tragica scomparsa ed in generale su ogni singolo cittadino di Bahia che non collimi in maniera millimetrica con la loro visione del mondo e la loro condotta di vita. Per reagire alla drammatica scomparsa e sbarcare il lunario, la protagonista Flor investe tutte le proprie energie nella scuola di cucina che le consente di sbizzarrire senza limiti la sua fervida fantasia, creando deliziose ricette che amalgamano i genuini ingredienti della terra brasiliana, il suo talento creativo, gli umori, i sentimenti, le sofferenze e le esaltanti emozioni che gravitano nel suo animo. Ricette che ci vengono raccontate con stuzzicante dovizia di particolari in apertura di ogni segmento dello spettacolo, dando origine a digressioni che impreziosiscono ulteriormente la già incantevole e fiabesca atmosfera della narrazione. Le tre inseparabili amiche della nostra pudica e timida eroina, vedendola da mesi dedicarsi esclusivamente al lavoro e al ricordo dell’amore passato, decidono però di prendere in mano la situazione, costringendola ad uscire e tessendo un’ingegnosa trama che la porterà a conoscere il serioso e morigerato farmacista Teodoro, da lungo tempo segretamente innamorato di lei. Il sentimento scoccherà fulmineamente anche nella ragazza e le nozze saranno dietro l’angolo, un matrimonio in cui Teodoro saprà regalare a Flor devozione, tenerezza, fedeltà e continue attenzioni ma che alla lunga si rivelerà ben poco elettrizzante dal punto di vista sessuale; scaturisce pertanto in lei, sempre più prorompente, il rimpianto per il primo marito Vadinho e la magnetica attrazione fisica che li aveva uniti indissolubilmente. Questo rimpianto avrà l’effetto di evocare lo spirito del disinvolto seduttore, che ritornerà magicamente sulla terra ed inizierà a provocare con insinuante e luciferina lussuria la sempre più combattuta e confusa sposa: l’unica strada percorribile sembra quella di accettare un pirotecnico e spregiudicato menage-a-trois, infrangendo inutili inibizioni e limitanti convenzioni sociali ed accogliendo da ciascuno dei due uomini innamorati di lei quello che è in grado di regalarle. In questo modo raggiungerà la pienezza e la totale realizzazione dei suoi desideri, mostrando un coraggio ed una intraprendenza di cui forse nessuno la credeva realmente capace; l’impacciata e misurata Flor è riuscita a realizzare un bisogno di appagamento dell’anima e dei sensi, che tutti noi quantomeno una volta nella nostra vita abbiamo avvertito distintamente. La messa in scena del testo di Amado ne restituisce alla perfezione il sottile equilibrio di colori, profumi, suoni e impalpabili suggestioni, tra la folkloristica ed avvolgente realtà bahiana e le incursioni in un mondo onirico e visionario di delicata raffinatezza ed erotismo: il calore latino delle musiche eseguite dal vivo dalla Bubbez Orchestra costituisce la perfetta colonna sonora che contrappunta pressoché ogni passaggio della narrazione, mentre la scenografia essenziale e minimalista realizzata Andrea Nelson Cecchini accoglie i tormentati amori di Dona Flor, rappresentando il solare e gioioso tramestio dei quartieri popolari di Bahia grazie alle affascinanti istallazioni visive di Claudio Garofalo proiettate sui tre imponenti pannelli posizionati sul palcoscenico. Pregevole l’interpretazione dell’intera compagnia: Caterina Murino, dismessi i panni da femme-fatale di bondiana memoria, riesce a far proprie tutte le molteplici sfaccettature del personaggio di Flor, tratteggiandone in maniera convincente e personale sia l’iniziale ritrosia, timidezza ed austero candore, sia la successiva riscoperta del sentimento ed il risvegliarsi di una passionalità incoercibile. L’attrice cagliaritana conferma quindi anche in ambito teatrale, dopo i numerosi successi cinematografici sia italiani che internazionali, di poter incantare il pubblico non solo con la sua bellezza mediterranea ma anche con doti recitative di assoluto rispetto. Ad accompagnare Dona Flor in scena i due mariti tra cui si divide il suo tumultuoso universo emozionale: Max Malatesta incarna con intrigante energia e verve impetuosa il primo marito Vadinho, mentre l’ottimo Paolo Calabresi strappa fragorose risate al pubblico con la sua interpretazione del farmacista Teodoro, tanto premuroso e devoto quanto inconsapevolmente ridicolo e tormentato da nevrosi. Infine come non menzionare anche il quartetto di donne che con il proprio coro petulante e indiscreto costituisce il controcanto popolare alle vicende dei protagonisti: Serena Mattace Raso è perfetta nei panni dell’implacabile Dona Rosilda, madre di Dona Flor avida di ricchezze e prestigio sociale, mentre le tre amiche Norma, Gisa e Dinora, portate in scena con grande ironia e tempi comici scoppiettanti da Laura Rovetti, Claudia Gusmano e Simonetta Cartia, rappresentano la quintessenza di una solidarietà sincera ma decisamente invasiva e del pettegolezzo più caustico e corrosivo.
Uno spettacolo imperdibile per i numerosissimi estimatori dei romanzi di Jorge Amado ma anche per tutti i coloro i quali vogliano semplicemente trascorrere una piacevole serata in compagnia di una commedia elegante, divertente e ricca di interessanti spunti di riflessione. In scena al Teatro Quirino fino al 27 febbraio. Teatro Quirino - via delle Vergini 7, Roma Per informazioni e prenotazioni: numero verde 800013616, biglietteria 06/6794585, mail
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Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 20.45, giovedì 17, mercoledì 23 e sabato 26 febbraio ore 16.45, tutte le domeniche ore 16.45 Biglietti: platea € 30,00 (ridotto € 26,00), I balconata € 25,50 (ridotto € 23,00), II balconata € 22,00 (ridotto € 19,00), galleria € 16,00 (ridotto € 14,00) Articolo di: Andrea Cova Grazie a: Paola Silvia Rotunno e Francesca Melucci, Ufficio Stampa Teatro Quirino Sul web: www.teatroquirino.it
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