Il coraggio di squarciare con decisione il velo di ipocrisia e gli ostacoli che si frappongono tra noi e la possibilità di una felicità autentica e duratura, la presa di coscienza della necessità di demolire le sovrastrutture che gli altri costruiscono per ingabbiare la nostra esistenza negli schemi di una rispettabilità sociale algida e limitante. Lipstick è l’esaltazione di uno di questi momenti catartici, raccontato in una commedia brillante, originale e squisitamente al femminile che segna l’esordio come autrice della promettente Carlotta Corradi ed entusiasma il pubblico grazie alle accattivanti interpretazioni delle tre protagoniste in scena, Paola Sambo, Elisa Alessandro e Claudia Mei Pastorelli.
Associazione Culturale Quattroquinte presenta LIPSTICK Commedia in tre strati più epilogo scritta e diretta da Carlotta Corradi con Elisa Alessandro, Claudia Mei Pastorelli, Paola Sambo e la voce di Michelangelo Tommaso musiche Radiosa Romani costumi Silvia Duregon scene Gaia Mussi luci Maximiliano Lumachi aiuto regia Tullia Raspini ufficio stampa Flaminia Spadone graphic design Indro Uttinacci Il rossetto perfetto dovrebbe essere costituito da tre strati: un fondo di matita, il colore pastoso e ricco e un velo conclusivo di sfavillante lucido. Allo stesso modo l’esistenza della donna che lo indossa è plasmata da tre diverse componenti, tre livelli di esperienze che la rendono armonica e complessa: il sentiero percorso nel suo passato, la condizione presente alla quale questo sentiero l’ha condotta e la patina di levigata apparenza attraverso la quale il mondo esterno la percepisce e giudica. Questa la metafora da cui prende le mosse l’originale ed appassionante commedia presentata nell’accogliente cornice del Teatro Due di Roma, scritta dalla giovane autrice e regista romana Carlotta Corradi e frutto di un processo compositivo durato quasi due anni. Dopo gli appaganti successi riscossi con le sue regie di “The Women” di Clare Boothe Luce e “Piccoli Crimini Coniugali” di Eric-Emmanuel Schmitt, la Corradi ha investito grande dedizione ed energia nella stesura del suo primo testo teatrale, ispirandosi al film “Kissing Jessica Stein” e a libri come “L’arte della gioia” di Goliarda Sapienza o “Revolutionary Road” di Richard Yates. Il risultato supera decisamente ogni più rosea aspettativa per un’autrice all’esordio, visto che “Lipstick” è una commedia luminosa, divertente e al contempo capace di seminare nella mente dello spettatore dei significativi spunti di riflessione, uno degli spettacoli più brillanti e coinvolgenti che siano transitati sui palcoscenici romani negli ultimi mesi. A testimonianza del fatto che, quando in un testo teatrale scorre vigorosa linfa creativa, la sensibilità del pubblico non tarda ad apprezzarlo e sostenerlo, le tre giornate di questa prima messa in scena nell’ambito della rassegna “Sguardi S-velati, punti di vista al femminile” sono state accolte da altrettanti sold-out e, al calare del sipario, da scroscianti applausi. A nostro avviso, completamente meritati. L’intreccio narrativo si svolge, con forte unità spazio-temporale, negli istanti che precedono la marcia nuziale di un improbabile matrimonio. Bianca è una giovane ragazza dolce, bellissima, innocente ed apparentemente sprovveduta e sta per convolare a nozze con Michele, l’uomo con cui è fidanzata da oltre dieci anni, un rampante avvocato carrierista e del tutto indifferente ai suoi più profondi bisogni e desideri. Lo sposo ideale, probabilmente però non per Bianca ma per la madre di lei, donna affascinante, vistosa, algida e totalmente egocentrica, una presenza ingombrante ed ossessiva, tanto che, oltre ad aver vigorosamente caldeggiato questo matrimonio, ha anche imposto il proprio punto di vista all’insegna dell’eleganza e di un manierato bon-ton per quanto riguarda gli addobbi floreali della chiesa, i parenti da invitare e persino il menù del pranzo: guai a prevedere tra le portate qualcosa di semplice o eccessivamente “popolare” come degli spaghetti al pomodoro! E pensare che, se avesse piena libertà decisionale, Bianca sognerebbe che fosse servito agli invitati un mega-hamburger coronato da croccanti patatine fritte e suggellato da una bella fettona di cheesecake, magari adornata da uno scintillante nastro rosa. Due ottiche decisamente inconciliabili, a maggior ragione visto che la madre di Bianca considera il rosa un colore così cheap e inadeguato a una donna sposata da meritare di essere rigorosamente messo al bando. Bianca tra una manciata di minuti salirà sull’altare, ha già indossato un candido abito da sposa ed il velo e rimane solamente da ritoccare il rossetto: per questo motivo è seduta su di una panchina accanto alla sua amica e truccatrice Elena; quest’ultima, ragazza sensuale, indipendente e dalla spiccata personalità, mentre adagia sulle labbra della futura sposina gli ultimi tocchi di lucido per renderla irresistibile percepisce una vibrazione che le rivela tutti i suoi dubbi, l’angoscia che la attanaglia. E’ così che tra le due nasce spontaneamente la confidenza e Bianca domanda all’amica quali sensazioni si provino ad amare una donna, ad instaurare una particolare complicità ed intimità tutta al femminile. E’ arrivata l’ora di raggiungere Michele in chiesa ma Bianca, sarà un caso o un evento scritto dal destino, dimentica il velo sulla panchina; nel tornare a recuperarlo, il suo sguardo si incrocia con quello di Elena e le loro anime si incontrano in un romantico ma appassionato bacio. Da questo preciso istante si innesca una sequenza di flashback su quello che potrebbe essere il futuro che l’attende: una vita di solitudine accanto ad un uomo sposato unicamente con il suo lavoro, continuamente assediata dalla madre virago in cerca di nipotini per destare invidia nel resto di una famiglia di parenti-serpenti? oppure abbandonarsi a un sentimento tanto imprevisto quanto sincero e dirompente, come quello che l’ha investita nel baciare Elena? o forse esiste anche una terza possibilità che richiederà però di scovare esclusivamente all’interno di sé il coraggio per decidere la direzione più adatta per la propria esistenza, al di là dei condizionamenti e delle pressioni costantemente imposteci dalla società?
La regia agile e dinamica curata dalla stessa autrice Carlotta Corradi accentua il ritmo avvincente del testo teatrale, regalando momenti di briosa comicità sapientemente alternati a passaggi in cui l’introspezione nell’animo di questi tre affascinanti personaggi femminili prende nettamente il sopravvento. La scenografia semplice ed essenziale, opera di Gaia Mussi, è perfettamente funzionale al dipanarsi dell’intreccio narrativo: in primo piano, nella sequenza iniziale e nell’epilogo, la panchina che rappresenterà il punto di partenza della combattuta ma risolutiva presa di coscienza di Bianca e che sarà anche teatro del sorprendente colpo di scena finale; nel flashback onirico che svelerà all’inquieta protagonista il futuro che potenzialmente l’attende, pochi elementi scenografici assumono una spiccata valenza simbolica ed in particolare il contrasto cromatico tra il bianco asettico della ferrea rispettabilità sociale del matrimonio con Michele e il rosa acceso che da sempre è stato il colore preferito della ragazza viene a costituire un originale leit-motiv della commedia. Notevolmente azzeccati anche i costumi di Silvia Duregon, eleganti, ricchi di preziosi dettagli e perfettamente concepiti per rappresentare con vividezza i tratti caratteriali delle tre donne in scena, emblemi di archetipi femminili tra loro diametralmente opposti: il candore e la limpidezza dell’ingenua e pura Bianca, la seduzione raffinata ma assolutamente determinata e carismatica di Elena e soprattutto la barocca ed ostentata ricercatezza bon ton carica di orpelli ed attenta esclusivamente alle apparenze dell’insensibile e glaciale madre di Bianca. Un plauso va poi sicuramente riservato anche alle musiche composte da Radiosa Romani, talentuosa musicista romana che accompagna con suoni cristallini e delicati il progressivo risveglio della consapevolezza della protagonista, il cui animo incontaminato e fanciullesco è ben simboleggiato dal suono ripetitivo e malinconico di un carillon. La vera arma vincente di questo spettacolo risiede però in un trio di interpreti di grandissimo pregio ed intensità: una recitazione calibrata e mai sopra le righe, grandissima sensibilità e capacità di immedesimazione nei rispettivi ruoli sono i segreti che catturano il pubblico e lo tengono avvinto per l’intera ora e mezza di durata della commedia. Elisa Alessandro, con la sua grazia eterea e romantica, è assolutamente convincente nel descrivere i molteplici stati d’animo attraversati dal complesso personaggio di Bianca, impegnata nel suo viaggio interiore alla ricerca dell’indipendenza e dell’autenticità del sentimento. Impossibile non rimanere conquistati dall’impetuosa carica seduttiva, dalla recitazione sicura e risoluta e dagli ottimi tempi comici di Claudia Mei Pastorelli nei panni della passionale truccatrice Elena. Semplicemente straordinaria, vera divoratrice della scena in ogni singolo istante in cui compaia sul palcoscenico è infine Paola Sambo nel ruolo dell’austera e rigorosa madre di Bianca: l’attrice triestina, dopo innumerevoli prestigiose esperienze teatrali e cinematografiche che l’hanno vista diretta da registi del calibro di Marco Bellocchio, Luciano Melchionna, Angelo Longoni e Giancarlo Sepe, sposa con entusiasmo ed energia il testo teatrale di una giovane promettente autrice, donandogli veramente una marcia in più; l’interpretazione della Sambo lascia senza dubbio il segno, una dark lady nevrotica ed irresistibile, che lascia sbigottiti per la sua insensibile perfidia ma allo stesso tempo attrae magneticamente lo spettatore, regalandogli alcuni tra i momenti più emozionanti e spassosi dell’intera pièce. Ci auguriamo vivamente che “Lipstick” torni prestissimo in scena, quando questo accadrà vi invitiamo caldamente a non lasciarvi sfuggire una delle commedie più riuscite e scoppiettanti degli ultimi mesi, per colorare per una serata con un luccicante strato di lucidalabbra rosa le vostre vite e regalarvi un sorriso. Teatro Due - vicolo Due Macelli 37, Roma Per informazioni: telefono 06/6788259, mail
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Articolo di: Andrea Cova Grazie a: Ufficio Stampa Flaminia Spadone Sul web: www.teatrodueroma.it |