Dopo il debutto dello scorso luglio, al Teatrino delle Sei - Luca Ronconi, nell’ambito della 61° edizione del Festival dei Due Mondi di Spoleto, è tornato in scena al romano Teatro Studio Eleonora Duse il nuovo lavoro del drammaturgo e regista bolognese Francesco Petruzzelli, che si è aggiudicato il Premio di Produzione Carmelo Rocca, indetto dall'Accademia d'Arte Drammatica Silvio d'Amico con il contributo della SIAE. “Quel che accadde a Jack, Jack, Jack e Jack” è una black comedy dall’intreccio sapientemente architettato, con un pizzico di commozione, qualche vigorosa pennellata di divertente cinismo ed una famiglia di interpreti incastrata alla perfezione.

Tra le innumerevoli sfaccettature dell’universo della commedia brillante, il Teatro de’ Servi, ormai saldo avamposto di questo genere teatrale nella capitale, ha scelto di puntare i riflettori su una tematica di imperitura comicità: gli alti e bassi, i vizi e le virtù, le rocambolesche disavventure di un adrenalinico rapporto di coppia, quello servito dalla sapiente maestria drammaturgica di Michela Andreozzi, perfettamente speziata dalla regia di Massimiliano Vado, in “Prestazioni straordinarie”.

In questo spettacolo, come in “The Governor”, Andrey Moguchy svela la propria caratteristica di impatto visuale e scenografico di grande suggestione, dove l’energia e la forza si sposano con il sogno e una sorprendente eleganza fantasiosa. In primo piano la coralità dell’interpretazione - tutti gli attori sono convincenti e di altissimo livello - e una regia avvolgente rispetto allo spettatore. Il teatro di parola diventa un gioco di incantamento, quasi di prestigio, con momenti giocosi.

Coreografia raffinata, con un bel lavoro sui corpi e decisamente originale nell’interazione di questi ultimi con la scenografia, composta da attrezzi di scena mobili e versatili. Un lavoro appassionato sul tema dell’integrazione, non solo sotto il profilo sociale ma anche del teatro come luogo d’elezione per il chiasmo delle culture, delle arti e delle attività artigianali artistiche. Grande ricchezza e complessità, impegnativo per la quantità degli elementi inseriti, che ricordano anche nei tanti finali successivi la struttura del pensiero di cultura araba che a volte rischia di appesantire la fruibilità dell’opera e di perdere incisività. Mirabile il lavoro di dialogo tra musica e movimento sia di danza sia di azione.

Dopo il successo della serie RAI “La Porta Rossa”, Gabriella Pession e Lino Guanciale sono i protagonisti della nuova produzione del Teatro Franco Parenti, prima messinscena in Italia di “After Miss Julie” di Patrick Marber, sceneggiatore già candidato all’Oscar 2005 per “Closer”.

“In nome del padre” è uno spettacolo di e con Mario Perrotta sulla figura odierna del padre, andato in scena dal 17 al 22 dicembre al Teatro Studio Melato di Milano. Il testo, interamente scritto e diretto da Perrotta, nasce da un confronto con lo psicanalista Massimo Recalcati ed è il primo di una trilogia sulla famiglia. Perrotta porta in scena tre uomini che vivono con difficoltà il loro ruolo di padri, incapaci di comunicare con i loro figli e di leggere le relazioni familiari.

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