Il Kilowatt Festival, ideato e organizzato da Luca Ricci e dalla sua Capotrave, da sedici anni ormai anima le estati di Sansepolcro. Il vero scarto e scatto si ebbe però dodici anni fa, quando una felice intuizione della direzione artistica decise di affidare una parte della programmazione alla decisione collegiale di un gruppo di Visionari, (video)spettatori non professionisti, di età variabile e provenienza disomogenea. Chiamati per questa edizione a selezionare 9 spettacoli, nei lunghi mesi invernali questi 37 "giurati popolari" hanno visionato complessivamente oltre 400 proposte (di fatto, ciascuno di loro arriva a vedere, nel corso delle varie fasi di selezione, circa un'ottantina di lavori, tra cui sempre e comunque quella trentina circa della shortlist dei finalisti), portando avanti le opere che maggiormente hanno colpito il loro immaginario. Con questo piccolo reportage ci proponiamo di discutere diffusamente di 7 di questi spettacoli, più altri due, facenti parte del resto della programmazione del festival.

La danzatrice e performer Simone Augtherlony, che vive tra Zurigo e Berlino, presenta per la prima volta in Italia il suo “Everything fits in the room” (2017), ideato con la collega Jen Rosenblit, a sua volta divisa tra Berlino e New York. In una performance che ha luogo in un Teatro alle Tese privato degli spalti, tutto avviene al di qua e al di là di un muro bianco di mattoni: gesti quotidiani solitamente compiuti tra le mura domestiche prendono vita invece al ritmo di musica elettronica in quello che potrebbe essere un locale notturno berlinese.

Terzo e ultimo appuntamento all’interno del 46. Festival Internazionale del Teatro di Venezia per Antonio Rezza e Flavia Mastrella, è andato in scena al Teatro alle Tese “Anelante”, spettacolo del 2015 che cambia registro rispetto ai progetti (“7 14 21 28” e “Fratto_X”) presentati nelle due sere precedenti.

Nello scenario suggestivo con vista mozzafiato di Villa La Pietra, è di scena la XII edizione di “The writers’ season, la stagione degli scrittori”, che ha debuttato il 22 giugno con “Romeo and Juliet”, performance teatrale realizzata dalla Continuum Company, sotto la direzione di Jim Calder. La tragedia di Shakespeare è riletta al femminile in un continuo cambio di ruoli che le tre interpreti sostengono efficacemente: una visione nuova dell’eterno conflitto amoroso, tra leggi dello Stato e del cuore, una sorta di “Antigone” della coppia. Protagoniste l’ironia e la scelta originale di unire il recitato con canti armonizzati, inserimenti di canzoni e canzonette note, uno sguardo al musical. Interpretazione di grande profilo, recitato in inglese americano.

Nell’ambito dell’Estate fiorentina 2018, frutto della collaborazione tra MUS.E musei eventi Firenze e Le Murate, va in scena un testo potente per la regia e interpretazione di Fulvio Cauteruccio, dedicato allo “straniero”, straniero come alius e non alter, l’uomo semplice, visto dagli altri: lo straniero, l’omosessuale, il povero, il reietto. All’opposto dello straniero di Albert Camus, straniero come estraneo a sé, questo forestiero non è colpevole ma condannato. Un monologo fiume di Bernard-Marie Koltès per la traduzione di Giandonato Crico, che si gioca tutto sulla potenza della voce e su una mise en espace di grande intensità, cruda e struggente ad un tempo. Spaesante e seducente come le storie che racconta.

Nella splendida cornice dell’Accademia Nazionale di Danza, sul colle Aventino, Filippo Gili porta in scena la sua versione del celeberrimo “Aspettando Godot”, probabilmente l’opera più nota e replicata di Samuel Beckett. Nelle vesti, rispettivamente, di Vladimiro ed Estragone, ci sono Giorgio Colangeli e Paolo Briguglia, quest’ultimo nel ruolo in precedenza indossato dal “libanese” Francesco Montanari. Un’attesa esistenziale, eterna, destinata a restare cristallizzata nella contemporaneità.

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