In questo spettacolo, come in “The Governor”, Andrey Moguchy svela la propria caratteristica di impatto visuale e scenografico di grande suggestione, dove l’energia e la forza si sposano con il sogno e una sorprendente eleganza fantasiosa. In primo piano la coralità dell’interpretazione - tutti gli attori sono convincenti e di altissimo livello - e una regia avvolgente rispetto allo spettatore. Il teatro di parola diventa un gioco di incantamento, quasi di prestigio, con momenti giocosi.

Coreografia raffinata, con un bel lavoro sui corpi e decisamente originale nell’interazione di questi ultimi con la scenografia, composta da attrezzi di scena mobili e versatili. Un lavoro appassionato sul tema dell’integrazione, non solo sotto il profilo sociale ma anche del teatro come luogo d’elezione per il chiasmo delle culture, delle arti e delle attività artigianali artistiche. Grande ricchezza e complessità, impegnativo per la quantità degli elementi inseriti, che ricordano anche nei tanti finali successivi la struttura del pensiero di cultura araba che a volte rischia di appesantire la fruibilità dell’opera e di perdere incisività. Mirabile il lavoro di dialogo tra musica e movimento sia di danza sia di azione.

Dopo il successo della serie RAI “La Porta Rossa”, Gabriella Pession e Lino Guanciale sono i protagonisti della nuova produzione del Teatro Franco Parenti, prima messinscena in Italia di “After Miss Julie” di Patrick Marber, sceneggiatore già candidato all’Oscar 2005 per “Closer”.

“In nome del padre” è uno spettacolo di e con Mario Perrotta sulla figura odierna del padre, andato in scena dal 17 al 22 dicembre al Teatro Studio Melato di Milano. Il testo, interamente scritto e diretto da Perrotta, nasce da un confronto con lo psicanalista Massimo Recalcati ed è il primo di una trilogia sulla famiglia. Perrotta porta in scena tre uomini che vivono con difficoltà il loro ruolo di padri, incapaci di comunicare con i loro figli e di leggere le relazioni familiari.

Al Teatro Argot Studio di Trastevere è andato in scena “7 Anni” di José Cabeza e Julia Fontana, con la regia di Francesco Frangipane e la traduzione di Enrico Ianniello. Giorgio Marchesi, Massimiliano Vado, Pierpaolo De Mejo e Serena Iansiti incarnano quattro soci di un’azienda di successo ed affermata, che si trovano costretti a decidere chi dovrà prendersi la colpa per un crimine commesso e scontare una pena di sette anni di carcere. Solo uno dovrà sacrificarsi per il bene dell’impresa, assumendosi ogni sorta di responsabilità. Così facendo salverebbe anche gli altri soci, liberandoli da qualsiasi imputazione e negligenza. Una matassa che sarà decisamente difficile sbrogliare…

“Amati enigmi” di Clotilde Marghieri è in scena al Teatro Piccolo Eliseo di Roma fino al 30 dicembre, diretto ed interpretato da Licia Maglietta e accompagnato dalla melodiosa arpa di Diane Peters. Un’intima confessione che parla della “grande età” al di là della decadenza fisica, una nuova età dove poter guardare al passato ed al futuro con una saggia lucidità.

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