Dal 9 al 26 gennaio. Dopo "La cena dei cretini", l'inossidabile duo comico formato da Paolo Triestino e Nicola Pistoia propone sul palcoscenico del Teatro Ghione un altro esilarante testo frutto del talento creativo del commediografo francese Francis Veber: "Il rompiballe".

Peppino Mazzotta è noto al grande pubblico come interprete di uno dei principali personaggi de “Il Commissario Montalbano”, ma è anche un regista teatrale sensibile e impegnato. È stato ospite dell’Elfo Puccini alcune stagioni fa con lo spettacolo “Ombretta Calco”, interpretato da Milvia Marigliano, e in questa stagione torna nella sala Bausch del teatro con un testo originale di Michele Santeramo, “La resa dei conti”, dirigendo due attori potenti, Daniele Russo e Andrea Di Casa, che agiscono nella scena elegante e rarefatta di Lino Fiorito.

Dal 7 al 26 gennaio. Arriva sul palco del Teatro 7 la commedia scritta dalla coppia comica Lillo & Greg ed interpretata da Sergio Zecca, Tiko Rossi Vairo, Vania Lai, Francesca Baragli e Giancarlo Porcari. Il testo, farcito di uno humor tutto inglese, si presenta come un lavoro originale e curioso. La regia è del direttore artistico dello spazio romano, Michele La Ginestra.

Il Teatro Franco Parenti ha festeggiato l’ultimo giorno dell’anno passato e la prima settimana del 2020 con “Garden Party”: una creazione collettiva della francese Compagnie N°8, diretta da Alexandre Pavlata, e portata in scena da nove meravigliosi interpreti che danno luogo ad una vera e propria festa di linguaggi espressivi a cui manca solo la parola!

Dal 7 al 19 gennaio. Geppy Gleijeses riporta in scena nel suo Teatro Quirino l'immortale commedia "Arsenico e vecchi merletti", in una versione che si ispira direttamente a quella realizzata negli anni '90 dal maestro Mario Monicelli.

La grande magia - Teatro Argentina (Roma)

Scritto da Lunedì, 06 Gennaio 2020

Lluís Pasqual porta in scena al Teatro Argentina una delle commedie meno rappresentate tra quelle partorite dal genio creativo di Eduardo De Filippo e al contempo tra quelle dalle più evidenti influenze pirandelliane: “La Grande Magia”, testo scritto nel 1948, fu tra i primi a sancire la transizione dallo sguardo ironico e bonario rivolto alle umane debolezze ne “La cantata dei giorni pari” al pessimismo disincantato e cupo de “La cantata dei giorni dispari” ed intreccia, su un’intelaiatura dalle sembianze meta-teatrali, riflessioni esistenziali ed implicazioni filosofiche di assoluta modernità. Una messa in scena di grande ricercatezza, asciutta, precisa e dirompente nel trasmettere l’essenza del messaggio eduardiano, orchestrata in maniera accorta dal regista catalano, che cura anche con gusto le eleganti scene e i sontuosi costumi, e ottimamente interpretata da una compagnia di matrice partenopea, tra le fila della quale spiccano un Nando Paone ed un Claudio Di Palma realmente in stato di grazia.

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