Jekyll & Hyde

Scritto da Mercoledì, 07 Maggio 2008

Teatro Ciak Webank.it presso Fabbrica del Vapore (Milano). Fino al 30 Marzo 2008. Storia basata sul romanzo dello scrittore Robert Louis. Cast d’eccellenza con Giò Di Tonno, esaltante nella duplice interpretazione del Dr Henty Jekyll e Mr Hyde: opposti per ambizioni, istinti ed aspetto, come anche per la differente vocalità che l'interprete è riuscito a donare ai suoi due personaggi.

 

 

 

 

Jekyll & Hyde

Teatro Ciak Webank.it

presso Fabbrica del Vapore (Milano)

Fino al 30 Marzo 2008

regia di Federica Ferrauto e Valeria Bafile

con Giò Di Tonno, Ilaria Deangelis, Simona Molinari, Nejat Isik Belen, Andrea Murchio, Alberto Martinelli, Roberto Ferrauto, Luca De Paoli, Andrea Papale, Stefania Ricci, Nicola Faillace.

 

parole e libretto di Leslie Bricusse

musiche di Franck Wildhorn

adattamento Steven Cuden & Frank Wildhorn

 

Jekyll & Hyde è uno di quei musical non scontati.

Innovativo per la storia, basata sul celeberrimo romanzo dello scrittore edimburghese Robert Louis Stevenson e nato come spettacolo a Broadway nel 1997 grazie ai testi di Leslie Bricusse e alle musiche originali di Frank Wildhorn.

Ora in Italia, a partire da Milano, in questi giorni, presentato dal Teatro Stabile d'Abruzzo, con la partecipazione di un cast d'eccellenza, capitanato dallo straordinario Giò Di Tonno (neo vincitore del più recente Festival di Sanremo in coppia con Lola Ponce, nonché il Quasimodo dell'ormai mitico "Notre Dame De Paris" di Riccardo Cocciante), esaltante nella duplice interpretazione del Dr Henty Jekyll e Mr Hyde, opposti per ambizioni, istinti ed aspetto, come anche per la differente vocalità che l'interprete è riuscito a donare ai suoi due personaggi, conferendo loro la valenza artistica e stilistica necessaria per l'apprendimento delle completamente differenti personalità.

Accanto a Di Tonno il cast si avvale della partecipazione di altri attori d'importante fama teatrale e cinematografica, quali Ilaria Deangelis (già Fiordaliso in "Notre Dame De Paris", Simona Molinari ("La Maledizione dell'Agave"), Nejat Isik Belen ("Il Barbiere di Siviglia"), Alberto Martinelli (La Traviata") e Andrea Murchio ("L'Onore e il Rispetto").

Particolare la scelta della scenografia, intensa ma più semplice rispetto all'edizione originale della piéce, fatta di quinte scure evocanti il mistero della storia stessa come anche l'ambientazione della società vittoriana, ricca di vizi celati e virtù osannate dal perbenismo.

La scienza e l'anima vere protagoniste della trama, nell'eterna lotta tra esse qui si ha quasi uno spiraglio di convivenza, anche se nefasta per i protagonisti della storia stessa, a discapito dei valori del quieto vivere comunitario.

Molto azzeccata anche la scelta dei brani, mai ridondanti ma a dir poco perfetti per la resa teatrale dell'opera in sé stessa, ognuno dei quali ne esce con una valenza tale da far spillare un enorme applauso a sua conclusione, sia per le meravigliose voci penetranti che li interpretano, sia per l'originalità delle musiche.

In quest'opera l'eterna lotta tra il bene e il male diventa la metafora del dualismo dell'animo umano, comprensibile facilmente anche dalla presenza dei due specchi nella scenografia dello studio di Jekyll; il sosia, il doppio diventano così parti integranti della metamorfosi della psiche e della vita umana, rivelando in sintesi, che ogni essere possiede in sé bianco e nero insieme, ma che a volte, il trucco è non far mai prevalere totalmente l'uno sull'altro.

Degna di ulteriore nota la performance di Giò Di Tonno, già indubbio interprete dopo le 500 repliche dello spettacolo di Cocciante, qui conferma, la propria mirabolante presenza scenica, grazie alla duplice rappresentazione dei suoi due differenti ma unici personaggi, l'uno buono, fiducioso ed integerrimo, reso con una vocalità sia parlata che cantata, molto pulita e ferma seppur intensa e passionale, mentre l'altro, la parte oscura del primo, a cavallo tra l'animalesco e il brutale, dotato di una vocalità assai ruvida e profonda, a tratti addirittura paragonabile ad alcune note voci del più tosto rock contemporaneo.

Uno spettacolo sicuramente da seguire, che riuscirà persino ad appassionare i non amanti dei musical.

 

 

 

 

 

Articolo di: Ilaria Rebecchi

Grazie a: www.gufetto.it

Sul web: www.teatrociakwebank.it

Teatro Petrolini (Rm), dall’11 al 16 Marzo 2008. In un epoca sospesa tra passato e futuro, Rose Papillon, figlia di una ricca famiglia, vive le sue giornate in un giardino colorato e prosperoso. Sogna l’amore, sogna avventure, sogna il principe azzurro. Sogna. Intorno a lei si avvicendano amici e amori. Ma è tutto così felice come sembra?

 

 

Di Stefano Benni

Regia di Gabriele Carbotti

Con: Gabriele Carbotti, Francesca del Vicario, Ilaria Fioravanti, Antonio Grosso.

Dall’11 al 16 Marzo 2008

 

Teatro Petrolini (Sala Fabrizi)

Via Rubattino 5 (Testaccio), Roma

Tel. 06 5757488 347 0840471 339/5884750

 

In un epoca sospesa tra passato e futuro, Rose Papillon, figlia di una ricca famiglia, vive le sue giornate in un giardino colorato e prosperoso. Sogna l’amore, sogna avventure, sogna il principe azzurro. Sogna. Intorno a lei si avvicendano amici e amori. Ma è tutto così felice come sembra?

Si direbbe di no perché il giardino non è così bello e rigoglioso: i fiori sono cadenti e malati, le farfalle sono cadaveri appuntati su un diario di finti ricordi; un pappagallo morto e impagliato, decadente e infestato di tarme, è l’unico vero amico di Rose. Si, perché Armand, Millet e Marie Luise non sono esattamente gli amici che sembrano. Le parvenze a volte, nascondono cattive intenzioni.

In scena al Teatro Petrolini, “La Signorina Papillon” è lo spettacolo che sorprende, che non ci si aspetta. Certo, siamo abituati bene con gli attori della compagnia “Anticamera del Vento” ed è proprio questo che stupisce, il sapersi sapientemente rimettere in gioco con un progetto che sulla carta potrebbe sembrare un suicidio mentre in questo allestimento rappresenta, a giudizio personale, uno degli spettacoli più interessanti del 2008.

Gabriele Carbotti lavora su un testo letterario di Stefano Benni e costruisce un copione originale, folle, complicato e inaccessibile a prima vista, ma presto di grande presa e semplicità che sa un po’ di Checov. Il saper gestire così bene una sceneggiatura che può essere letta dal profano come dal professionista (e soddisfare entrambe le letture) è appannaggio solo di chi ha stoffa da vendere, di chi “ha il dono” come direbbe qualcuno. L’uso di un linguaggio certamente forbito e antico dove di tanto in tanto fanno capolino intromissioni moderne, dove l’uso del corpo è già movimento e caratterizzazione, dove il trucco è studiato anche sulla tonalità dei rossetti, tutto contribuisce alla costruzione di una regia geniale e originale.

Si passa repentinamente da un registro da farsa (che in realtà è quello prevalente) a quello da commedia, da quello da operetta a quello da tragedia fino a spingersi in qualche caso nello sperimentalismo vero e proprio. C’è da dire che gli strumenti del regista, lo staff in primis, ma soprattutto i suoi attori gli permettono tutto questo. In scena Antonio Grosso (già molto apprezzato in “Crimini e forti sospetti in città”) è forte e drammatico ma anche dolce e spiritoso; Ilaria Fioravanti sexy e spietata, doppiogiochista perfetta. Ma è soprattutto Francesca Del Vicario (una delle attrici più dotate e proficue della compagnia) che tiene le redini della commedia. Un’attrice particolare che molto piacerebbe ad un Almodovar e che trova la sua collocazione migliore in personaggi stridenti e contraddittori, al limite della follia, fuori dalle righe. Quello sguardo sempre un po’ perso nel vuoto, il viso non perfetto, la plasticità con cui affronta i suoi personaggi, i suoi tempi scenici sempre scoordinati. Tutto questo conferisce al personaggio di Rose un impianto solido e spiazzante. Una bella interpretazione.

Carbotti sul palco è un mattatore come al solito e le scene migliori sono quelle con lui e Antonio Grosso. Gabriele che qui è attore e regista, e per chi è del mestiere sa quanto complesso e rischioso sia unire le due cose. A lui gli riesce benissimo.

Noi di Gufetto siamo i loro fan numero uno e consigliamo questo spettacolo ad occhi chiusi, perché si ride e si pensa. Perche si respira aria di voglia di fare, di sperimentare, di mettersi in gioco. Perché si esce con la voglia di tornare. Perché si pensa a quanto bello e ricco sia fare teatro e vederlo.

All’ “Anticamera del Vento” si respira aria di Buon Teatro.

 

 

 

Recensione di: Mario Fazio

Sul web: www.anticameradelvento.com - www.teatropetrolini.com 

Non ce ne importa niente

Scritto da Mercoledì, 07 Maggio 2008

Teatro Ciak, Milano. Con le Sorelle Marinetti. Un trio formato da tre ragazze davvero particolari che, folgorate dal trio musicale Lescano, vero e proprio mito degli anni ’30, decidono di reinterpretare i loro successi più in voga al tempo, offrendoci nel contempo per mezzo di divertenti sketch uno spaccato della società di quel periodo.

 

 

 

Teatro Ciak, MIlano

Dal 7 al 9 marzo 2008

Con le Sorelle Marinetti: Turbina Marinetti (Nicola Olivieri), Mercuria Marinetti (Andrea Allione) e Scintilla Marinetti (Marco Lugli)

Orchestra: Chicco Maniscalchi (pianoforte), Riccardo Tosi (batteria), Paolo Dassi (contrabbasso) e la sezione fiati di Alberto Ferrari (clarinetto e sax), Riccardo Gibertini (tromba) e Alberto Bollettieri (trombone) diretta dal maestro Christian Schmitz

Testi dello spettacolo di Giorgio Bozzo

Regia di Max Croci

 

Un tuffo nel passato – precisamente negli anni ’30 - il concerto-spettacolo teatrale dal titolo “Non ce ne importa niente”, offerto venerdì 7 marzo al foltissimo pubblico presente al Teatro Ciak dalle Sorelle Marinetti. Un trio formato da tre ragazze davvero particolari che, folgorate dal trio musicale Lescano, vero e proprio mito degli anni ’30, decidono di reinterpretare i loro successi più in voga al tempo, offrendoci nel contempo per mezzo di divertenti sketch uno spaccato della società di quel periodo.

Siamo negli anni della dittatura, di grandi inquietudini, delle leggi razziali, infatti come ci raccontano le protagoniste anche i loro idoli, le sorelle Lescano, verranno incriminate perché loro padre è ebreo, ma proprio per questo anni in cui si ricercano spiragli di evasione e serenità tramite la musica e quindi la radio, strumento principe dell’epoca.

L’esilarante trio, eterogeneo al suo interno per i diversi caratteri delle tre sorelle - Turbina, la maggiore, più saggia e posata, Mercuria più ingenua e sognatrice, Scintilla, la minore, più sfacciata e birichina – condivide tuttavia una grande passione per la musica, soprattutto lo swing, e una grande tecnica nel canto, tanto all’unisono da sembrare un’unica voce.

Supportate da un’orchestra impeccabile, le Sorelle Marinetti ripercorrono gli anni ’30 tramite le canzoni del tempo più significative tra cui “Tuli Tulipan” (Trio Lescano), “La gelosia non è più di moda” (Trio Lescano) e “Non sei più la mia bambina” (Delia Lodi), sfruttando la tecnica del falsetto e del canto armonizzato.

Spettacolo piacevole e divertente, per rivivere il mood di quegli anni, accompagnato inoltre da numerose iniziative benefiche.

 

 

 

Recensione di: Carla Veccia

Grazie a: www.gufetto.it

Sul web: www.teatrociack.it

 
 

Come va? Parliamone

Scritto da Mercoledì, 07 Maggio 2008

Dal 25 febbraio al 7 marzo 2008 al Teatro Libero, Milano. In un’epoca in cui siamo sommersi da mezzi di comunicazione di ogni tipologia e in cui la comunicazione dovrebbe indi essere agevolata, accade spesso che le persone non si comprendano e non riescano a interfacciarsi.

 

 

 

Dal 25 febbraio al 7 marzo 2008

Teatro Libero, Milano

 

Di e con Rafael Andres Didoni e Angelo Andrea Ciccognani in arte PersixPersi

E’ di scena la comicità al Teatro Libero di Milano: il duo PersiXPersi propone il suo spettacolo “Come va? Parliamone” sul tema dell’incomunicabilità che contraddistingue il nostro tempo. Il duo si forma nel 1995 e comincia esibendosi in locali di Milano e Brescia Nel 2005/06 partecipa al laboratorio artistico presso lo Zelig di Milano e tra il 2002 e il 2005 come cast fisso nella trasmissione “Scaldasole giovedì night live” su Radio Popolare. Angelo è attore e insegnante teatrale, Rafael, oltre a conduttore di Radio Popolare, è un apprezzato cantautore.

In un’epoca in cui siamo sommersi da mezzi di comunicazione di ogni tipologia e in cui la comunicazione dovrebbe indi essere agevolata, accade spesso che le persone non si comprendano e non riescano a interfacciarsi. I PersiXPersi traspongono ciò in scena e l’incomunicabilità tra i due personaggi diventa metafora delle difficoltà di comunicare a livello di massa.

Tra doppi sensi ricercati, situazioni di comicità estrema, scambi di battute esilaranti tra i due attori, tra i quali è evidente l’alchimia creatasi in anni di lavoro assieme, il continuo coinvolgere il pubblico negli sketch, lo spettacolo scorre piacevolmente, e l’ora e mezza in atto unico vola via fluidamente.

Una comicità, quella dei PersiXPersi, sicuramente originale, badata sull’utilizzo particolare e simpatico del lessico perché:

“Siamo nell’era della comunicazione ma non ci capiamo. Capite?

Né tra di noi né si capiscono tra di loro!

E voi? Come va? Parliamone, perché se è vero che non vogliamo che ci vengano mosse delle critiche non possiamo volere che ci vengano mosse delle fotografie… oppure prendiamo i numeri se non ci credete! Ma lo sapete che noi conosciamo solo quelli civici? Quelli incivili non li conosciamo, nessuno li conosce!

Insomma parliamone cercando di capirci anche se non sarà semplice!”

 

 

Teatro Libero - Milano

Via Savona, 10

 

Spettacoli: dal martedì al sabato alle ore 21.00

- domenica ore 16.00

- martedì 4 marzo riposo

Ingressi: intero Euro 18,00

- ridotto giovani Euro 13,00

- ridotto anziani Euro 9,00

Per informazioni: Tel. 02 8323126

- www.teatrolibero.it

 

Articolo di: Carla Veccia

Grazie a: www.gufetto.it

Sul web: www.teatripossibili.it

 
 

Teatro Sala Umberto, Roma. Dal 19 Febbraio 2008. Una coppia di sposini è travolta, suo malgrado, da un pacco spedito per posta contenente il kit del bravo sadomaso. Peccato che la coppia abiti a due passi dal Vaticano… Si deve il successo di questa edizione ad una bravissima e travolgente Paola Quattrini.

 

 

 

Di Anthony Marriot & Alistair Foot  

Regia di Renato Giordano.

Scene e costumi di Aldo Buti

con: Gianfelice Imparato, Valerio Santoro, Loredana Giordano, Luigi Montini. E con la partecipazione di Paola Quattrini

 

Dal 19 Febbraio 2008

Teatro Sala Umberto, Roma

 

Torna nuovamente in scena “Niente sesso, siamo inglesi” felice commedia inglese già tradotta e firmata Garinei&Giovannini nelle edizioni del 1972 e del 1990, rispettivamente con Johnny Dorelli la prima e Gianfranco D’Angelo la seconda, a coprire il ruolo di Felice, mattatore sul palco.

In questa nuova edizione, in scena al Teatro Umberto, tradotta stavolta da M. L. Pacella e adattata da Gianfelice Imparato, per la regia di Renato Giordano, il ruolo dell’imbranato Felice va a Gianfelice Imparato. Ma ancora più che del bravissimo attore napoletano, si deve il successo di questa edizione ad una bravissima e travolgente Paola Quattrini.

Il successo della commedia, in questa versione più “italiana” rispetto ad un testo molto anglosassone come contenuti e che risentiva di una certa lentezza nella versione curata da Garinei&Giovannini, è da ricercarsi in una trama semplice e immediata, che vede una coppia di sposini travolta, loro malgrado, da un pacco spedito per posta contenente il kit del bravo sadomaso con accessori annessi. Peccato che la coppia abiti a due passi dal Vaticano e che Felice, frequentatore di casa, per disfarsene decida bene di abbandonare lo scatolo ingombrante di fronte ad una parata di guardie svizzere.

Il testo strizza l’occhio alla commedia dell’equivoco con situazioni esilaranti e colpi di scena ben assestati. Gli attori sono tutti bravissimi con una menzioni di rilievo a Luigi Montini (conosciuto soprattutto in tv), Gianfelice Imparato e la già citata Paola Quattrini.

Una menzione di rilievo senz’altro va alla bella ed imponente scenografia curata da Aldo Butti.

“Niente sesso, siamo inglesi” è una commedia bella e frizzante che deve il successo all’adattamento di Imparato, che regala una ventata di freschezza ad un testo che ne aveva bisogno, senza nulla togliere agli allestimenti precedenti di G&G. La regia di Giordano è basata su un ritmo molto alto, con movimenti veloce, entrate e uscite repentine, caratterizzazione di alcuni personaggi un po’ sopra le righe ma di amara ironia, come le due suore prima e le due “mignotte” dopo.

Una bella riedizioni senza dubbio, che speriamo raccolga i successi del pubblico come per le precedenti edizioni.

 

 

 

Recensione di: Mario Fazio

Grazie a: Violwww.gufetto.it

Sul web: www.salaumberto.com

Gay Panic - Teatro Belli (Roma)

Scritto da Mercoledì, 07 Maggio 2008

Teatro Belli, Roma. Dal 12 al 24 Febbraio 2008. Due soldati in una torre di guarda. Iraq, maggio 2004, base militare di Ad Dawr. E’ guerra. Uno è americano, l’altro è iracheno. Cosa può accadere tra questi due uomini? Il cibo che si scambiano prepara all’amore, un bacio appassionato. E’ il buio.

 

 

 

 

 

 

Sycamore T Company presenta

GAY PANIC

 

scritto e diretto da

Riccardo de Torrebruna

 

con Andrea Gherpelli e Simone Spirito

allestimento scenico di Massimiliano Frumento

musiche di Aida Nadeem

 

Teatro Belli, Roma

Dal 12 al 24 Febbraio 2008

 

Due soldati in una torre di guarda. Iraq, maggio 2004, base militare di Ad Dawr. E’ guerra. Le famiglie sono lontane, nello spazio e nella cultura, perché i due soldati sono diversi. Uno è americano, Marlboro legata sul berretto, l’altro è iracheno, della rifondata Guardia Nazionale irachena, giovane, spaesato con i dolci di mamma fatti per il suo compleanno. Uno è forte, grosso, cresciuto a vitamine e burro di arachidi, l’altro è magro, pochi muscoli e tante tradizioni popolari sulle spalle. Uno è un conquistatore, l’altro un reietto, un traditore.

Cosa può accadere tra questi due uomini? Cosa li unisce, a parte il condividere un posto di guardia in una giornata caldissima, e a parte la paura?

Massimiliano Frumento mette in scena uno spaccato contemporaneo della realtà al fronte, di quella realtà che noi viviamo mediata dai telegiornali, dalla stampa estera che ogni tanto ci ricorda che laggiù esiste una guerra. Perché esiste, perché ne facciamo parte anche noi italiani. Forse sono discorsi che lasciano il tempo che trovano. Ciò che conta è che c’è una guerra, c’è gente che salta per aria imbottita di tritolo, ci sono culture che si scontrano e c’è sangue, tanto, che scorre.

Il sangue. Di qualunque nazionalità sia, è sempre rosso e può significare solo una cosa: morte.

Prendiamo posto in sala, un bel teatro romano, al centro di Roma, a Trastevere. Lo spettacolo in realtà è già iniziato, davanti a noi, sullo sfondo della scena, passano filmati sulle interviste ai marine e ai cittadini in Iraq. Ci siamo, stiamo entrando nella storia.

Due soldati, una trincea. Sempre due culture che si scontrano e ancora prima due uomini. Scambi di battute, risentimenti reciproci, recriminazioni. Ma tra i due accade altro, il cibo che si scambiano prepara all’amore, un bacio appassionato, il buio.

Il titolo, “Gay Panic”, è fuorviante: fa pensare ad una commedia di uomini in gonnelle. E’ un titolo non proprio azzeccato, pare essere stato messo per attirare mosche al miele. E fa un po’ rabbia perché lo spettacolo viaggia più su, molto più alto di una semplice commedia.

Frumento scrive un testo che può adattarsi a tante letture: quella più immediata del “panico gay” all’interno del maschissimo esercito americano, quella più intellettuale di due culture che si compenetrano e si scontrano, dove nessuna delle due ne esce viva.

“Cosa si sente ad avere un iracheno dentro?” chiede tra il malizioso e il profondo il giovane iracheno al disarmato marine. Non c’è un lieto fine nella storia tra i due, forse non può esserci un lieto fine in questa guerra che nessuno più capisce.

I due protagonisti in scena sono bravissimi, ma ancora di più i complimenti vanno ad una regia pulita e profonda che si sofferma sugli sguardi a discapito di una carnalità che poteva essere venduta meglio e più a buon mercato. Meglio così. “Gay Panic” è un bellissimo spettacolo che sa emozionare e che vanta tanti tasselli (musica, attori, testo, regia) tutti azzeccati.

 

Da non perdere.

 

 

 

 

Recensione di: Mario Fazio

Sul web: www.teatrobelli.it

 

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