Scriveva il poeta Vincenzo Cardarelli “Non so dove i gabbiani abbiano il nido, / ove trovino pace. / Io son come loro, / in perpetuo volo.”. E così anche “Il gabbiano”, che offre il titolo al testo di Cechov datato 1895, portato ora in scena da Marco Sciaccaluga nella versione italiana di Danilo Macrì.

Dal 13 al 24 marzo. Al Teatro Bellini di Napoli, ritornano, dopo il fortunato debutto nella scorsa stagione in occasione della rassegna “Glob(e)al Shakespeare”, curata da Gabriele Russo, gli allestimenti innovativi e contemporanei delle tragedie scespiriane “Tito” e “Giulio Cesare”, per la regia dello stesso Russo nel primo caso e di Andrea De Rosa nel secondo. Una rilettura dei capolavori shakespeariani intelligente e ben pensata, che permette di riapprezzare due opere del drammaturgo inglese in una chiave del tutto inedita.

Un vero e proprio teorema sull’amore ma anche sul nonsense della vita degli uomini che si rincorrono e che si affannano per amarsi, che si innamorano e si desiderano senza spiegazioni, che si incontrano per una serie di casualità di cui non sono padroni. Mito, fiaba e quotidianità si intersecano continuamente senza soluzione di continuità all’interno di questa inedita versione del noto testo shakespeariano, con adattamento e regia di Massimiliano Bruno e protagonisti Stefano Fresi, Violante Placido, Paolo Ruffini e Augusto Fornari.

Il testo di Ruggero Cappuccio, pubblicato nella Collana Classici Einaudi è interpretato da Claudio Di Palma e Ciro Damiano. La messinscena, nata al Festival di Sant’Arcangelo diretto da Leo De Berardinis nel 1994, ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti internazionali. “Shakespea Re di Napoli” continua ad affascinare platee e generazioni diverse, costituendo uno dei rarissimi esempi di lunga durata nell’ambito delle produzioni private italiane.

Luciano - Teatro India (Roma)

Scritto da Domenica, 17 Marzo 2019

Dal 26 febbraio al 3 marzo il Teatro India ha dedicato il proprio palcoscenico a Danio Manfredini con un dittico di spettacoli, “Luciano” e “Al presente”, a firma di una delle voci più intense del teatro contemporaneo, la cui arte è da sempre radicata nelle realtà degli spazi occupati e dei laboratori con i disabili psichici.

Dal 12 al 17 marzo. La compagnia “hangar duchamp”, diretta da Andrea Martella, al suo secondo lavoro dopo l’esordio, nella scorsa stagione, con “Il Cuore a Gas”, opera dadaista di Tristan Tzara, porta in scena, al Teatro Trastevere, il dramma surrealista di Guillaume Apollinaire “Le Mammelle di Tiresia”. Uno sberleffo al machismo ed un grido di emancipazione femminile, mai così necessario in tempi come questi in cui la recrudescenza medioevale si fa sempre più sfacciata e selvaggia.

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