La stakanovista cantautrice romana sceglie il palco di un gelido Teatro Le Serre di Grugliasco, alle porte di Torino, per il debutto del suo nuovo tour: un mix di chicche e grandi successi tutti riarrangiati in chiave acustica, dalla grande intensità intimistica ed emotiva.
“Siete tutti miei amici, giusto?” Con queste parole una Paola Turci visibilmente emozionata sale sul palco di un Teatro Le Serre gelido e pieno solo per metà (colpa probabilmente di una promozione sul territorio non delle migliori). Quasi a voler ottenere una scontata, ma sentita, rassicurazione prima di cominciare a cantare. La serata, del resto, lo richiede, poiché segna una piccola svolta nella carriera della cantautrice romana. Paola sceglie infatti proprio Grugliasco, alle porte di Torino, per portare al debutto il suo nuovo tour. Non solo si trova così a condividere per la prima volta il palco con la nuova formazione della band (ridotta all’osso, con la presenza del solo Massimo Cusato alle percussioni e Pierpaolo Ranieri al contrabbasso e basso acustico). Altrettanto inedito è l’impianto musicale del concerto: acustico, meno rock (nelle sonorità, non certo nell’animo) ma più intimistico, complice anche il contatto quasi fisico con il pubblico non foltissimo. Anche la data, forse per scelta, forse per semplice coincidenza, è caricata di un ulteriore significativo valore simbolico: “Sono particolarmente felice di cantare stasera, 25 novembre, perché è la giornata mondiale contro le violenze su tutte le donne.” Si comincia con una raffica di pezzi da groppo in gola, ben suddivisi tra i suoi vecchi successi (tutti riarrangiati per l’occasione) e le tracce dei suoi ultimi due album (le prime due parti della trilogia) usciti in altrettanti anni: “Attraversami il cuore” e “Giorni di rose”. Paola si concede solo un breve intermezzo per raccontare del cielo di Torino, “di cui mi hanno parlato stamattina”, a introdurre “Il cielo sopra di noi”, pezzo composto per lei da Marina Rei e tratto proprio dall’ultimo cd. Poi si prosegue con la scaletta, fino ad un’imperdibile versione dal sapore oscuro del suo grande successo “Mani giunte”. A questo punto, il concerto entra in un’altra dimensione: Cusato e Ranieri lasciano il palco e al centro del tendone (“quasi da circo”, scherza lei) rimane solo Paola. E l’esibizione diventa in realtà un racconto, un filo conduttore in cui la Turci (che comunque sottolinea di preferire “cantare piuttosto che parlare”) tesse la trama della nascita delle sue canzoni. Narra così come si trovò con la mente vuota di fronte a Carmen Consoli, un attimo prima di pronunciare quelle fatidiche parole, “Sabbia bagnata”, che sarebbero diventate il titolo di uno dei loro capolavori congiunti. Di come abbia raggiunto un analogo feeling con un uomo, Francesco Bianconi (leader dei Baustelle), che ha scritto per lei “La mangiatrice di uomini”. Di come, dopo aver portato a Sanremo “Ringrazio Dio”, abbia ricevuto una lettera di complimenti nientemeno che da Medjugorje. L’intermezzo solitario si conclude, ma il contatto emotivo con il pubblico è ormai definitivamente stabilito. La Turci ne approfitta così per regalare qualche chicca, come le cover di “Si può” di Giorgio Gaber (“è la prima volta che la canto sul palco”) e di “Dio come ti amo” di Domenico Modugno (inserita invece già in “Attraversami il cuore”), due autori che lei annovera, “insieme a Fabrizio De Andrè”, come i più grandi italiani di tutti i tempi. E per cercare di coinvolgere il pubblico cantando la celeberrima “Bambini”, che risponde solo fino a un certo punto, soprattutto per colpa della temperatura non certo favorevole. L’ultima sorpresa arriva nell’encore, quando sale sul palco “una ragazza che guarda le montagne”, come la chiama lei: la brava cantautrice valdostana emergente Naif Herin, che canta con lei “Tout le jours”, riproponendo il duetto di “Giorni di rose”. È l’ultimo atto di un concerto da ricordare, immancabile per i suoi fan della prima ora, ma anche per chi ancora non la conosce e avrà modo di innamorarsi di lei. Un concerto che sa toccare rare vette emozionali, tanto da far tornare a casa non pochi degli spettatori con il volto rigato di lacrime. Di gioia. LA BAND: Massimo Cusato (percussioni), Pierpaolo Ranieri (contrabbasso, basso acustico). SCALETTA 1. Volo così 2. Danza intorno al sole 3. Quasi settembre 4. Attraversami il cuore 5. Nel nome di chi 6. Il cielo sopra di noi 7. Stato di calma apparente 8. Ti amerò lo stesso 9. Mani giunte Solo 10. Sabbia bagnata 11. La mangiatrice di uomini 12. Ringrazio Dio 13. Si può (cover di Giorgio Gaber) 14. Bambini 15. Goccia 16. Dio come ti amo (cover di Domenico Modugno) Encore 17. Tout le jours (con Naif Herin) 18. Saluto l’inverno Articolo di: Fabrizio Corgnati Grazie a: Marcella Chiummo, Ufficio Stampa OTRLive Sul web: www.paolaturci.it – www.myspace.com/paolaturci |
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