|
Per una notte il Sud è di casa a Roma. Un viaggio per le sponde sud del Mediterraneo, a partire dalla Campania, madre della Tammorra nonché dell’autore dello spettacolo Luca Rossi, senza tralasciare danze Africane e canti Greci. Uno spettacolo magico, di musica, canto, danza. Il racconto di una terra, di un tessuto di tradizioni religiose e pagane. Un fuoco vivo che brucia e che ti invita a danzarci intorno.
IL TEATRO VASCELLO Direttore artistico Manuela Kustermann presenta MAMMATAMMORRA danza, musica e ritmi del mediterraneo Luca Rossi - tamburi a cornice e vmoce Alessandro De carolis - flauti Andrea Russo - fisarmonica Ascanio Trivisano - violino Ashai Lombardo Arop - danza e coreografia Carmine Scialla - chitarre e mandolino Raffaele Natale - batteria Enzo Faraldo - contrabasso Loredanza Carannante - voce Per una notte il Sud è di casa a Roma. Un viaggio per le sponde sud del Mediterraneo, a partire dalla Campania, madre della Tamorra nonché dell’autore dello spettacolo Luca Rossi, senza tralasciare danze Africane e canti Greci. Uno spettacolo magico, di musica, canto, danza. Il racconto di una terra, di un tessuto di tradizioni religiose e pagane. Un fuoco vivo che brucia e che ti invita a danzarci intorno. A condurre il gioco è la voce profonda di Luca Rossi, che ci presenta la sua terra con il tocco magico di “mamma-tammorra”, il tamburo a cornice che il giovane artista casertano sfiora come un’arpa, graffia, percuote, inebriandoci di questo suono caldo e commovente. Una tamorra che è una donna, una mamma perché proprio come il ventre materno “s’abboff e s’ammosc’”, pelle di animale su telaio di legno. Uno strumento che diventa la voce non solo della Campania “libera”, come Rossi tiene a precisare, ma di tutti i Paesi dell’area mediterranea, anche se in diverse varianti e con molteplici sonorità. Strumento di unità dei popoli, quindi. Le danze non possono aprirsi che con “Jesce sole”, cantata dalla voce calda ed ipnotica della bravissima Loredana Carannante, che riempie il palco ed il cuore della platea. E sullo sfondo sorge davvero un sole, dalla cui luce si staglia poco a poco una silhouette femminile, sinuosa: è quella di Ashai Lombardo Arop, ballerina e coreografa italo-sudanese, che presto smetterà di essere un’ombra e comparirà sulla scena. Ashai, infatti, nascosta da un velo bianco, i capelli raccolti in un turbante ed il viso celato dietro una rete dorata si esibisce in una danza seducente, un ruotare incessante che ricorda il ritmo e le movenze della sua terra, l’Africa. Una danza che è sintesi di taranta e di ritmi e movenze africane, quella che la giovane donna dalla pelle ambrata e dalla vitalità contagiosa porta sul palco mettendo a nudo al contempo la propria anima, che è quella di tutte le donne d’Africa. Tanti sono gli spunti della serata. Primo tra tutti le poesie di Ferdinando Russo, interpretate da Luca Rossi: la prima “Scétate”, serenata scritta per la donna amata, accompagnata dal tocco leggero della batteria di Raffaele Natale, la seconda “Giuvann ‘o stuort”, storia di una prostituta che ritrova la propria essenza di donna in un’esperienza estrema. Sempre la voce di Luca Rossi ci racconta aneddoti della cultura tradizionale popolare sulla figura femminile, dalla storia delle sette madonne tutte bellissime tranne una che è nera e che scappa nascondendosi su una montagna (la Madonna di Montevergine, in provincia di Avellino), all’etimologia del termine che viene utilizzato in napoletano per indicare l’organo riproduttivo femminile, derivante dal termine “purkiakos”, che significa antro di fuoco. E tutto sembra riportare al calore della terra, della madre terra. Perfetta l’interpretazione dei musicisti, ognuno dei quali avrà il proprio spazio per raccontarsi e raccontare la voce della terra del sud: Alessandro De Carolis che ricrea, con i suoi flauti, l’atmosfera delle danze tradizionali greche, Andrea Russo abilissimo con la fisarmonica, Carmine Scialla alla chitarra, Ascanio Trevisano al violino e Enzo Faraldo, impeccabile al contrabasso. Ultimo elemento il volto genuino e senza tempo, la voce appassionata e malinconica di Chicchinella che, in scialle (rigorosamente nero) e pantofole, attraversa il palco due volte intonando la sua litania, la seconda, straziante, per la morte del Carnevale. Lo spettacolo si conclude con l’esplosione di allegria di un’ultima tamurriata finale, che vede sul palco, oltre alla straripante Ashai, alle due giovani danzatrici (Carmen Gentile e Mina Fiore, brave ma forse un po’ troppo accademiche) ed alla stessa Chicchinella alle prese con i passi saltellanti della danza partenopea, anche gli animi del pubblico in platea, che partecipa, tra sorrisi emozionati, scandendo il ritmo con le mani. SCALETTA Jesce sole Maronna Tamurriata Scétate Vatt e son’ Giuvann ‘o stuort Danza tradizionale greca Assolo di tamorra Mammatamorra Vurria addeventà Il pianto di carnevale morto Tamurriata Teatro Vascello Via G. Carini 78 quartiere Monteverde Vecchio (Roma) Autobus 75, 44, 710, 871, 870 info: 06 58 81 021 biglietteria del teatro dal martedì al sabato dalle 16.00 alle 21.00 domenica dalle 15 alle 18.00 Articolo di: Serena Lena Grazie a: Fabrizio Gendusa Sul web: http://www.mammatammorra.it/ |