A tre anni di distanza dell’album rivelazione “Ys”, che ha sancito la sua definitiva consacrazione nell’empireo delle più talentuose ed affascinanti musiciste, compositrici ed interpreti del panorama mondiale, la californiana Joanna Newsom ritorna in Italia, sul prestigioso palco dell’Auditorium Parco della Musica, per presentare il suo nuovo ambizioso e raffinato progetto musicale, il triplo album “Have one on me” pubblicato nello scorso mese di febbraio. La freschezza effervescente e la simpatia naturale di questa giovane artista, la sua padronanza tecnica nel destreggiarsi con perizia tra arpa e pianoforte ed uno stile vocale assolutamente originale ed anticonvenzionale sono gli ingredienti preziosi di un’alchimia che non può non inebriare lo spirito e colmarlo di emozioni avvolgenti e rigeneranti.
Agli addetti ai lavori e ai musicofili più esigenti, costantemente alla ricerca di nuovi spunti e percorsi di sperimentazione sonora interessanti, il nome di Joanna Newsom sicuramente risulterà familiare ed assolutamente promettente; gli ascoltatori meno attenti e più vicini ai circuiti commerciali probabilmente invece non si saranno ancora imbattuti nel multiforme ingegno e nell’estro creativo di questa artista sorprendentemente matura, coraggiosa ed indipendente, a dispetto della sua giovane età, appena ventotto anni. Il concerto presso l’Auditorium romano ha visto una Sala Sinopoli gremita di un pubblico estremamente eterogeneo, con numerosi rappresentanti di queste due antitetiche categorie umane: gli adepti già inesorabilmente conquistati dal suo carisma e impazienti di applaudirla, ed i neofiti, semplicemente curiosi di scoprire l’universo musicale dell’arpista californiana e i motivi che hanno sinora indotto la critica ad osannarla unanimemente. In apertura ascoltiamo il coinvolgente set acustico dello scozzese Alasdair Roberts, in arrivo direttamente da Glasgow per farci assaporare alcuni dei brani estratti dal suo ultimo lavoro discografico “Too long in this condition”, una miscela romantica e malinconica di tradizione folk scozzese, inglese ed irlandese reinterpretata con gusto cantautorale e presentata con un approccio diretto e intimista che riesce sin dalle prime note a far vibrare con semplicità e delicatezza le corde dell’anima. Dopo un’attesa piuttosto lunga che ha contribuito ad accrescere la curiosità e a rendere l’atmosfera palpabilmente densa di suspense, ecco però salire sul palco, con grazia e vezzosa leggiadria, l’indiscussa protagonista della serata: Joanna Newsom, con bionde trecce che si adagiano sull’elegante abito nero ed un sorriso luminoso e frizzante che la accompagnerà per l’intero corso della serata, saluta il pubblico romano e lo prende per mano per condurlo in un viaggio di cristallina purezza ed evanescente emozione attraverso paesaggi dalla bellezza cosmica ed innaturale. Nella musica di Joanna, che a più riprese è stata indicata come una delle figure maggiormente interessanti della scena new-folk statunitense, convergono e si sposano, con ineffabile ed autentica spontaneità, influenze profondamente dissonanti che però danno vita ad una sintesi assolutamente affascinante, personale e limpida: da un lato la sua formazione classica di arpista le ha donato un equilibrio nell’arrangiamento ed un’abilità tecnica veramente superbi ma allo stesso tempo si è rivelata fondamentale la conoscenza dell’arte dei suonatori di kora dell’Africa Occidentale, l’influsso della tradizione popolare appalachiana e la fascinazione subita dalla giovane musicista per l’avanguardia contemporanea. Una tessitura dunque quanto mai rara e preziosa quella del tappeto sonoro su cui si adagiano le altrettanto singolari interpretazioni vocali della Newsom: il suo stile vocale, apparentemente lieve ed infantile vista la dolcezza del timbro, nasconde invece tra le sue pieghe una maturità sorprendente ed una intensità incoercibile che rifugge da banali virtuosismi per dare pienamente e impetuosamente voce all’emozione. Per lei sono stati scomodati paragoni decisamente impegnativi, accostando il suo approccio al canto a quello di icone della scena rock sperimentale come Bjork, Tori Amos, Joni Mitchell, Kate Bush e Fiona Apple; ciò nonostante Joanna, forse con giovanile incoscienza, tende a rifuggire da queste pur lusinghiere similitudini e al contrario persegue con determinazione la ricerca di uno stile assolutamente originale, etereo ed avvolgente, riuscendo peraltro ad avvicinarsi convincentemente a questo obiettivo. Ciò che colpisce forse maggiormente è però la straordinaria libertà nella composizione che traspare in particolar modo dai brani estratti dall’ultimo lavoro “Have one on me” (sontuoso triplo album che racchiude ben due ore di musica) e che scardina completamente la classica forma-canzone per creare delle brevi sinfonie capaci di condurci in una dimensione parallela, senza alcuna coerenza strutturale che freni con inutili briglie il libero corso della fantasia e del sentimento. Il concerto romano ha posto pienamente in luce tutte le preziose sfaccettature di questo universo artistico in continuo e magmatico divenire; accompagnata da una band di musicisti di grandissimo pregio, tra i quali vanno sicuramente menzionati Ryan Francesconi, tanto elegante ed impeccabile nell’orchestrazione e nell’arrangiamento quanto abile nel destreggiarsi tra le sue chitarre ed il banjo, ed il giovane e talentuosissimo Andrew Strain al trombone, strumento che in numerosi brani contrappunta con forza e decisione l’intangibile e diafana dolcezza dell’arpa. L’arpa è inevitabilmente la protagonista centrale ed imprescindibile della maggior parte di queste composizioni, sebbene in occasione di alcuni brani, Joanna se ne allontani per suonare, in maniera altrettanto vigorosa ed espressiva, un pianoforte a coda.
Nel corso della serata avremo modo di ascoltare episodi più orecchiabili, ritmati e dal sapore country (come l’irresistibile “Good intentions paving company”) accanto a ballate soffuse, malinconiche e struggenti (“Go Long” e “Cosmia”), passando da melodie fresche e leggiadre (“Easy”) al dialogo intimo ed esclusivo tra l’interprete ed il suo strumento, l’arpa, in un’atmosfera rarefatta e notturna (“Jackrabbits”), dalla semplicità del madrigale (“Kingfisher”) sino alla complessità architetturale di brani dalla partitura sinfonica, con movimenti distinti ed uno stile profondamente orchestrale (come “Emily”, dedicata alla sorella ed in special modo alla sua passione per l’astrologia). Non può poi evidentemente mancare “The book of right on”, estratta dall’album di esordio “The milk-eyed mender” e tuttora uno dei suoi brani più conosciuti ed apprezzati, e la titletrack dell’ultimo album “Have one on me” che ne costituisce uno dei passaggi più avvincenti ed intensi. Non fosse sufficiente questa geniale ed originalissima creatività a far innamorare l’ascoltatore di Joanna, ecco però che, canzone dopo canzone, ci accorgiamo che l’artista che ci sta incantando sul palco è anche una ragazza estremamente simpatica, solare e comunicativa, capace di interagire con il pubblico donando calore ed emozione. Tra un brano e l’altro scherza sull’accordatura della sua arpa – accordatura maniacalmente controllata con un apposito strumentino, come solo una musicista ricca di perizia e precisione potrebbe fare davanti ad un pubblico in fremente attesa -, interagisce amichevolmente con i suoi musicisti, si imbarazza man mano che gli applausi della platea divengono più scroscianti, si percepisce distintamente il suo desiderio di regalare senza riserve sé stessa e il suo sconfinato e magico universo musicale a noi tutti che ormai siamo stati irreparabilmente catturati dal suo incantesimo. Ci auguriamo di accogliere presto di nuovo Joanna Newsom nel nostro paese, fermamente convinti che il suo talento continuerà a tracciare strade musicali di esaltante bellezza; nel frattempo inganneremo l’attesa continuando ad ascoltare il mastodontico, ricchissimo, ambizioso e stupefacente “Have on on me”, senza dubbio uno degli album più memorabili del 2010. “Good intentions paving company” live at Admiral Palast, Berlin (17/05/2010) http://www.youtube.com/watch?v=tZGp5MkxjK8 “Have one on me” live at Phoenix Concert Theatre, Toronto http://www.youtube.com/watch?v=6kFOIyvEHAA SCALETTA 1. The book of right on 2. Have one on me 3. Easy 4. Cosmia 5. Soft as chalk 6. Kingfisher 7. Inflammatory writ 8. Go long 9. Good intentions paving company 10. Emily 11. Peach, plum, pear 12. Jackrabbits I musicisti sul palco dell’Auditorium Palco della Musica: Joanna Newsom – voce, arpa, piano Ryan Francesconi – chitarra Neal Morgan – percussioni Andrew Strain – trombone Veronique Serret – violino Mirabai Peart – violino Articolo di: Andrea Cova Grazie a: Massimo Pasquini, Ufficio Stampa Fondazione Musica per Roma Sul web: www.joanna-newsom.com – www.auditorium.com |