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Boy George live @ Gay Village (Roma) - 02/09/2010 Stampa E-mail
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Live Reports Concerti
Scritto da Ilario Pisanu   
Sabato 04 Settembre 2010 09:56
Dopo 26 anni di assenza dai palcoscenici italiani torna Boy George nella verde cornice del Gay Village di Roma. Un concerto dedicato a Paris Hilton dove l’ex Culture Club propone vecchie e nuove canzoni. Performance deludente con qualche capriccio di troppo.

 

 

 

Vera ed incontrastata icona gay degli anni ’80, Boy George è tornato in Italia dopo 26 anni di assenza dai palcoscenici. Le sue tormentate vicende personali che hanno fatto il giro dei tabloid di mezzo mondo non hanno scalfito minimamente la popolarità di questo “ragazzo”, partito nel 1982 come leader e voce dei Culture Club.

La sua eccentricità lo ha da sempre contraddistinto, sia nel percorso con la band che nella sua lunga carriera da solista. L’artista ha reso uniche le produzioni dei suoi lavori che vanno dalla musica pop alla musica dance, dal musical alle ballate strappalacrime, reinventandosi in maniera convincente come fotografo, dj e stilista.

Boy George ha ricalcato il palco nel 2008 a Londra e dopo 26 anni dall’ultimo concerto, torna nella capitale per l’unica tappa italiana.

Il luogo prescelto è il Gay Village di Roma, tempio del divertimento estivo e della musica, dove ognuno è libero di essere semplicemente ciò che è.

L’attesa è tanta, e prima dell’esibizione c’è il tempo di vedere ed ascoltare sul maxischermo posto sul palco, il nuovo video di Amanda Lear feat. Deadstar, “Someone Else’s Eyes”, remixato appunto da Boy George & Kinky Roland. Il singolo è contenuto nel nuovo disco di Amanda Lear “Brief Encounters Reloaded”.

La folla acclama l’artista inglese, che di nero vestito e con un cappello fuxia (che ricorda molto il cappello indossato nella cover di “Girlfriend”) introduce “Nobody Knows the Trouble I’ve Seen”, dedicando l’intero concerto a Paris Hilton (“Che mi ha aiutato”).

L’intro, insieme a “Down By The Riverside” è da subito un elemento chiarificatore su cosa si ascolterà durante la serata. Niente spazio a ritmi dance, ma ad una serie di brani (tratti dal repertorio solista e dei Culture Club) da “band”.

La voce del ragazzo sembra aver perso smalto (com’era lecito aspettarsi), tant’è che l’artista ha evidenti difficoltà negli acuti. Esempio lampante è l’esibizione di “Do You Really Want To Hurt Me”, in chiave più reggae rispetto all’originale e con un fastidioso “passaparola” al pubblico nei momenti di acuto. Altra hit riproposta è stata “Everything I Own”. “Pace a tutti”, dichiara Boy George.

Nemmeno il tempo di scaldarsi che l’artista rientra, all’improvviso, nel backstage, infastidito dal pubblico delle prime file.

C’è anche lo spazio per qualcosa di nuovo, il singolo “Brand New”, spurgato da bassi e ritmi dance della versione originale, complice una band che ha sortito nel sottoscritto una sensazione da pianobar. Ancora dal passato sbuca “Karma Chameleon” e una versione sconcertante di “Victims”. Brano chiave della produzione dei Culture Club “vittimizzato” da un’imbarazzante performance.

Ancora, Boy George si cimenta in un paio di cover: “Knockin’ on heaven’s door” e una versione lenta di “Always On My Mind” dei Pet Shop Boys.

Mancano all’appello alcuni brani (a parte quelli marcatamente dance come “Don’t Take My Mind On a Trip”) come “Don’t Cry”. Inspiegabile è l’assenza di “No clause 28”, canzone contro la "clausola 28", emanata anni fa dalla leader conservatrice Margaret Thatcher, che rendeva un reato parlare in qualsiasi modo, che non fosse negativo, di omosessualità nelle scuole britanniche.

Insomma, la performance di Boy George (durata un’ora e mezza) è stata per il sottoscritto alquanto deludente. Dalla voce alla qualità della band, l’effetto posticcio di un concerto “non collaudato”.

A sancire il colpo di grazia ci ha pensato la speaker, che dopo il concerto, annunciando l’apertura della danze si è lasciata sfuggire:

“Un applauso a Boy George… Dai, siate sportivi”.

E se l’ha detto lei…

 

 

Sul palco:
John Themistocleous - MD/Chitarra
Kevan Frost -  Basso
Michael Gorman - Tastiere
Jonathan Atkinson - Batteria
John Gibbons - Elizabeth Hay / Cori

 

GAY VILLAGE

Dal 17 giugno all’11 settembre 2010 - Dal giovedì  al sabato

Roma Eur - Parco del Ninfeo

Via delle Tre Fontane angolo Via dell’Agricoltura

Info: 340 7538396 begin_of_the_skype_highlighting - 340 7538396end_of_the_skype_high

 

 

Articolo di: Ilario Pisanu

Grazie a: Ufficio Stampa Fabi-Ghinfanti

Sul web: www.gayvillage.it

 

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