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Florence and the Machine live @ Auditorium Parco della Musica (Roma) - 22/07/2010 Stampa E-mail
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Live Reports Concerti
Scritto da Andrea Cova   
Domenica 25 Luglio 2010 18:18
florence and the machine

Arriva dalla terra d’Albione il nuovo fenomeno dell’indie-rock d’autore e, sul palco della Cavea dell’Auditorium di Roma, sprigiona in maniera sublime, ineffabile e travolgente l’originalissima alchimia di energia rock, raffinatezza compositiva e pulsante passione venata di affascinanti sfumature gotiche che contraddistingue i brani del suo prezioso ed acclamatissimo album di esordio “Lungs”. Florence Welch ed il suo gruppo di musicisti, The Machine, incantano e conquistano il pubblico romano, confermandosi come una delle realtà più luminose e promettenti della scena alternative rock mondiale.

 

Non è affatto un caso se, per l’appena ventitreenne Florence Welch, il gotha della consuetamente compassata e scettica stampa britannica si è prodigato in lodi sperticate e in paragoni a dir poco vertiginosi: ad un anno dall’album di debutto, la giovane cantautrice londinese è già divenuta un astro di prima grandezza, osannata dalla critica ed amatissima dal pubblico europeo, ed è stata a più riprese indicata come nuova sacerdotessa del rock, sulle orme di artiste del calibro di Kate Bush, PJ Harvey e Siouxsie and the Banshees. Accostamenti che terrorizzerebbero qualunque musicista esordiente, ma che invece galvanizzano Florence grazie alla sua sanissima e geniale dose di follia, ingrediente che, coniugato con un talento interpretativo prodigioso ed un gusto sopraffino capace di fondere orecchiabili melodie pop, graffianti accenti rock e colori ruvidamente soul, sta decretando il suo successo in continua ed inarrestabile ascesa. Alle sue spalle un’adolescenza sicuramente tormentata e dolorosa tra drammi familiari, problemi di salute e difficoltà relazionali con i coetanei ed accompagnata da letture dark come Poe e Jack The Ripper, con il sottofondo dei Velvet Underground. Davanti a lei un futuro di radiosa sperimentazione musicale e di sicuro successo, raggiunto con ambiziosa determinazione ed incrollabile impegno.florence and the machine

I tredici brani dell’album di esordio “Lungs” costituiscono ovviamente l’intelaiatura della scaletta proposta al pubblico romano, arricchita da alcune intriganti anticipazioni sul secondo capitolo del percorso artistico dei Florence and the Machine e da altre piacevoli sorprese. Un primo album di grandissimo impatto emozionale e sonoro, pregiatamente confezionato anche grazie al contributo offerto da due produttori di primissimo piano come Paul Epworth (in precedenza al lavoro con Bloc Party, Primal Scream e Kate Nash)  e James Ford (Klaxons, Arctic Monkeys). L’oscurità di tematiche ricorrenti come la morte, la violenza ed una passionalità primigenia e sanguigna viene parzialmente mitigata dall’ariosità primaverile di alcune aperture strumentali, dall’arguta vena ironica e dalla sublime capacità pittorica, si direbbe quasi visionaria, che le consente di immortalare la realtà quotidiana in testi sempre poetici ed originali; il tutto adagiato su un'amalgama sonora estremamente ricca e corposa, di barocca complessità ma al contempo mai eccessiva o sovrabbondante: il sound vigorosamente rock veicolato dalle chitarre elettriche, dal basso e da un poderoso e affascinante tappeto percussivo (intessuto dalla batteria e dal tamburo suonato con impetuosa ed austera aggressività dalla stessa Welch), viene contrappuntato dall’atmosfera sognante e fiabesca evocata dall’arpa e dai violini, presenze che decretano l’estrema originalità di questi brani nell’alveo dell’indie-rock contemporaneo di matrice anglosassone. Su tutto, in primo piano, si staglia con colossale ed autorevole potenza espressiva la voce di Florence, fiera, vibrante, evocativa e ricchissima di preziose sorprendenti sfumature; una voce che dal vivo, se possibile, acquisisce ancora maggior fascino rispetto a quanto scaturito dallo studio di incisione, una voce che letteralmente ipnotizza, cattura i sensi dell’ascoltatore e regala un flusso emozionale tale da non concedere tregua.

L’artista si presenta sul palco della cavea sfoggiando un look assolutamente naturale ed etereo: piedi nudi, un lungo abito bianco, leggerissimo e trasparente, che lascia scoperte le gambe affusolate dall’incarnato eburneo ed accompagna con delicatezza la sua danza elegante, preda della frenesia estatica di un’urgenza musicale insopprimibile; sulle sue spalle si adagiano i capelli rosso vermiglio che simboleggiano alla perfezione l’infuocata passione che scaturisce dalle sue liriche. La bellezza spontanea di Florence coniuga un’aura di mistico ed etereo candore con una carica seduttiva carnalmente violenta, impossibile non restare inesorabilmente rapiti dal carisma di questa creatura così anticonvenzionale e totalmente libera dagli schemi. Ciò che in lei però colpisce maggiormente è la sua straordinaria padronanza del palco, di cui domina ogni singolo centimetro con energia, trasporto ed eccezionale sicurezza, e la drammaticità teatrale con cui interpreta le sue perle musicali oscure ed affascinanti con ogni respiro della sua anima, ogni movimento del suo corpo, ogni nota sprigionata. Sublime fusione di misticismo e corporeità.florence and the machine

Accompagnata dalla sua band, The Machine, l’irrequieta cantautrice inglese si immerge nell’atmosfera notturna di una scenografia estremamente semplice e minimale, poche luci crepuscolari ad illuminare lei ed i musicisti ed attorno solamente quattro gabbie, irradiate da un bagliore più caldo ed avvolgente, sparpagliate sul palco a richiamare la tematica dell’anima intrappolata come un uccello in gabbia che rappresenta una sorta di leit-motiv nell’album di esordio. Ascoltiamo con gioia e cristallina emozione i brani più entusiasmanti di “Lungs”: si parte con la solenne ed imperiosa “Howl”, per proseguire con l’energia di “My Boy Builds Coffins” ed il ritmo cadenzato ed ipnotico di “Bird Song”, anticipata da un intro strumentale dalla morbida delicatezza. Cadiamo poi vittima del brillante incedere di “Between Two Lungs” (meraviglioso brano che descrive in maniera bizzarra ed originale l’estasi di un bacio), dell’arrangiamento più ruvido e blues di “Girl With One Eye”, per poi cedere definitivamente alla dirompente irruenza ritmica di “Drumming Song” e al fascino magnetico di “Cosmic Love”; veramente abbagliante infine la luminosità e l’intensità della versione scarnificata al solo connubio tra arpa e voce di “I’m Not Calling You a Liar”.

florence and the machineLa prima sorpresa che Florence ci offre è la cover di “Hospital Beds” dei Cold War Kids, gruppo alternative rock americano tra i suoi preferiti, da lei profondamente rivisitata ed interiorizzata tanto da renderla totalmente in sintonia col resto del viaggio musicale lungo il quale ci ha accompagnato nel concerto romano. Ascoltiamo poi con estrema curiosità, deliziando i nostri sensi, il brano inedito “Strangeness & Charm” che verrà incluso nel secondo album della band (riguardo a questa nuova canzone Florence ha dichiarato che l’ispirazione per comporla è scaturita da una sua conversazione col padre, durante la quale le aveva spiegato che “bizzarria” e “fascino” sono i nomi delle due particelle più piccole che si ottengono dalla scissione dell'atomo; incuriosita da questa scoperta, da definizioni così umane e poco scientifiche attribuite a tali particelle, l’artista ha poi scritto di getto questo pregevole nuovo brano) e che rende ancor più impaziente la nostra attesa per il nuovo disco, probabilmente in uscita all’inizio del prossimo anno. Un album che Florence ha descritto da un punto di vista tematico come meno goticamente oscuro del precedente, più chimico ed elementare, permeato da sonorità dure, ballabili e dense di solide percussioni. Altra inaspettata sorpresa inclusa in scaletta è “Heavy In Your Arms”, brano presente nella colonna sonora del terzo episodio cinematografico della saga di Twilight (la pellicola “Eclipse” recentemente approdata anche nelle sale italiane) e che sposa egregiamente l’atmosfera tenebrosamente misteriosa dell’universo di vampiri e lupi mannari ritratto in questi film.

L’ultimo segmento del concerto è quello più vigoroso, energico e ballabile poiché Florence ci propone in rapida successione alcuni tra i suoi successi più travolgenti ed entusiasmanti: “Rabbit Heart (Raise It Up)”, “Kiss With A Fist”, “Dog Days Are Over” e soprattutto “You’ve Got The Love”, il singolo che ha portato la cantautrice inglese sino alla vetta delle italiche classifiche, coinvolgono il pubblico spingendolo ad abbandonare i comodi sedili della cavea e a scatenarsi liberando tutta l’adrenalina accumulata nel corso di questa serata indimenticabile.

Florence saluta con gioia ringraziando il pubblico romano per il calore con cui l’ha accolta in questo suo primo concerto dal vivo nella capitale, promettendo di tornare il prima possibile. Noi sicuramente non mancheremo, ormai siamo definitivamente ed irreversibilmente catturati dal carisma ineguagliabile e selvaggio di miss Welch.

 

SCALETTA

1.      Howl

2.      My Boy Builds Coffins

3.      Bird Song Intro

4.      Bird Song

5.      Between Two Lungs

6.      Girl With One Eye

7.      Drumming Song

8.      Cosmic Love

9.      Blinding

10.  I’m Not Calling You a Liar

11.  Hurricane Drunk

12.  Hospital Beds (cover dei Cold War Kids)

13.  Strangeness & Charm

14.  You’ve Got The Love

15.  Rabbit Heart (Raise It Up)

Encore

16.  Heavy In Your Arms Intro

17.  Heavy In Your Arms

18.  Kiss With A Fist

19.  Dog Days Are Over

 

La band sul palco con Florence Welch è costituita da:

    Robert Ackroyd – chitarra

    Christopher Lloyd Hayden – batteria

    Isabella Summers ('Isabella Machine') – tastiera

    Mark Saunders – basso

    Tom Monger – arpa

 

Articolo di: Andrea Cova

Grazie a: Massimo Pasquini, Ufficio Stampa Fondazione Musica per Roma

Sul web: www.florenceandthemachine.netwww.myspace.com/florenceandthemachine - www.auditorium.com